Un meccanismo glaciale: “Il padrone” di Goffredo Parise

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di Maurizio Cotrona

Mi sono avvicinato al romanzo “Il padrone” di Goffredo Parise, stizzito e affascinato dalla lettura di libri come “Sillabari” e “Il crematorio di Vienna”, in cui si trova una scrittura eccellente del tipo che sopporto poco. Stizzito perché ci sono frasi come questa, in cui intravedo un eccesso di vanità dello scrittore: “Una qualità degli organi visivi, non si sa se ricettiva o emanante, per cui l’occhio si ferma su un oggetto con tale rapimento da avvicinarsi all’astrazione, tanto perfetta e limpida è l’immagine che vi si specchia: in realtà la liquida e vorace sfera che comprende l’immagine attira in modo impercettibile, ma costante e fatale, l’oggetto specchiato, diminuendo fino ad eliminarla la distanza che li separa.” Affascinato perché, in alcuni passaggi, Parise smette di guardarsi allo specchio e si dimostra capace di toccarmi in profondità con il suo bisturi affilato.

“Il Padrone”, pubblicato nel 1964, è invece un romanzo raccontato con una prosa asciutta, funzionale. Parise spoglia la sua penna da ogni virtuosismo per metterla al servizio di… una storia? No. Dei personaggi? Neppure. La spoglia, ahimè, per metterla al servizio di un’idea e quando l’ho percepito, dopo una quarantina di pagine, non ho potuto che sprofondare nel regno della noia. L’idea è questa (la prendo dall’introduzione dell’edizione Feltrinelli): “la società industriale di massa, contraddistinta dal dominio della tecnica, dal produttivismo e dal consumismo, assomiglia a un lager, incatena vincitori e vinti ad un unico destino di reificazione e di morte.”

Il treno dell’ultimo “veneto”: Nico Naldini

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Succede Oggi.

Sarebbe il direttissimo Vienna-Roma, Il treno del buon appetito di Nico Naldini: un lussuoso convoglio con tanto di wagon-restaurant sul quale egli, bambino davanti al passaggio a livello, avvistava i signori, immaginando altre vite. Riferito all’interezza del libro, però, il titolo potrebbe anche alludere all’inesauribile appetito sessuale dell’autore… Ma partiamo dall’inizio. Nella raffinata veste cui ci ha già abituati, la giovane e vicentina Ronzani Editore manda in stampa questa seconda uscita della collana “VentoVeneto”, curata dallo scrittore Francesco Maino: prodotto di altissima qualità, in tiratura di mille copie, con cinque disegni di Pier Paolo Pasolini, dei quali uno replicato in sovraccoperta, e introduzione dell’artista, filologo e saggista Franco Zabagli, direttore editoriale della stessa Ronzani.

Parise ritorna a casa

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Questo pezzo è uscito in forma leggermente diversa su Succede Oggi.

Bisogna resistere alla tentazione di adagiarsi sulla propria memoria e provare a rileggerle, queste tredici voci di ambientazione veneta dei Sillabari di Goffredo Parise, anche se pensiamo di conoscerle bene,affinché si rinnovi quel primo stupore ed emerga l’uso che di queste “poesie in prosa” va fatto: prontuario tascabile, disponibile e lampeggiante via d’uscita ai conformismi ideologici e letterari dei nostri giorni, che sono quelli di sempre, gli stessi del tempo dell’autore. Bisogna, poi, rendere merito a chi ha messo su questa nuova iniziativa editoriale, la vicentina Ronzani Editore, cioè questi bibliofili che hanno voluto verificare la propria passione e cominciare così a pubblicare volumetti di altissima qualità tipografica, senza troppe ansie, lentamente: fondata nel 2015, ha cominciato a stampare da pochi mesi, ha in catalogo due soli titoli, ma altri verranno, a partire da settembre.

Oltre al direttore editoriale, avvocato civilista, altri redattori svolgono quella professione, compreso lo stesso Francesco Maino, autore dell’altro libro in catalogo, nonché direttore della collana in cui escono questi Sillabari veneti di Parise, riservata a scrittori originari della regione o i cui libri siano legati a quel territorio: dopo Parise, sarà la volta di Nico Naldini, per esempio.

Appunti e note sul XXI secolo

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Questo pezzo è uscito, in forma differente e in diverse puntate, su Artribune.
Il XXI secolo è un “campo di concentrazione”, come avrebbe detto Ottiero Ottieri.
Artisti, scrittori, registi, intellettuali si lamentano di essere soli, di non intrattenere rapporti, di non possedere spazio né discorso pubblico. Si lamentano per l’assenza di dibattito. Ma questa assenza, l’annullamento del dibattito culturale e della sfera pubblica – nei termini del secondo Novecento, quantomeno – permea e sostanzia il XXI secolo nascente.

Questi albori già ben avviati si nutrono infatti di questa supposta solitudine. E si sente, si percepisce il lavorìo, lo scavo di questi cervelli; si vedono queste operazioni agire. Sono scollegate, frantumate, disperse? Ma proprio questa dispersione, questa frantumazione, fanno il XXI secolo.

Parise, Poeta

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di Sofà. Quadrimestrale dei sensi nell’arte: ringraziamo la testata e l’autore.

GOFFREDO PARISE, POETA. Così, tutto in maiuscolo, come farebbe un writer che volesse ingentilire il caseggiato, come fece Parise, che avvertì rovinarsi, nel giro di quel “decennio di ideologismo verbale incontrollato e permanente” che seguì il Sessantotto, quasi una cultura intera, la nostra, e compose i Sillabari, un libro che si assentò dal proprio tempo e che ebbe accesso alla classicità, a quello status invidiato, fin da subito; tutti in maiuscolo,come andrebbero scritti i titoli delle «poesie in prosa» che stanno a sillabare i sentimenti elementari di cui quel libro è l’itinerario, l’avventura misericordiosa.

Un giorno con Raffaele La Capria

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Questo pezzo è uscito sul Foglio, che ringraziamo.

di Salvatore Merlo

“Un tempo era più facile capire, c’era la buona letteratura e c’era la cattiva letteratura. Oggi c’è la falsa buona letteratura. Quasi tutti scrivono bene, qualcuno anche benissimo, ma sono senz’anima. Libri costruiti. Goffredo Parise, il Parise del Sillabario, faceva diventare poetico il senso comune, perché solo la poesia rende un libro animato, vivo”. E quando gli si chiede di fare un esempio di libro artificioso, lui è forse quasi sul punto di citare il suo amico appena scomparso, Umberto Eco (ma non lo fa): “Penso ai libri dei personaggi televisivi, libri che loro si promuovono reciprocamente”.

Intervista a Luigi Ontani. Del cinema, della provincia, dei curatori…

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Questo articolo è uscito su Artribune.

di Santa Nastro

Arte e cinema. Se ne è discusso il 1° dicembre al Cinema Trevi di Roma in un incontro a cura di Alessandra Mammì. In questa intervista Luigi Ontani racconta il suo rapporto con il cinema, e molto altro ancora.

Qual è il suo rapporto con l’immagine in movimento, dai primi video in Super 8 a oggi?

Il Super 8 è stato un momento avventuroso – ovviamente non l’unico nella mia vita. Aveva senso per me la dimensione del gioco, la ripetizione del gesto, il rito. Era anche un momento in cui, pur avendo già partecipato a molte mostre, non avevo ancora delle prospettive espositive precise. I primi Super 8 sono nati nel contesto di Palazzo Bentivoglio, dove le condizioni di ripresa erano simpaticamente dilettantesche. Ho però cercato di esprimere una mia idea in quei comportamenti. Con tutto l’amore per il cinema, tuttavia, non stavo pensando ad esso. Le mie erano già delle performance fatte e registrate come testimonianza sulla pellicola.

Perché la povertà salverà l’Italia

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Questo pezzo è uscito su Linkiesta.

Da anni, ormai, i giovani italiani si sentono ripetere che sono e saranno i primi a dover affrontare nella loro esistenza condizioni materiali peggiori rispetto a quelle dei padri (ma non, significativamente, dei nonni). Lontani dunque i tempi del boom e dei baby-boomers, cresciuti in un’era di pace e prosperità, sicuri del proprio posto nella realtà: la nostra esperienza quotidiana è nel migliore dei casi simile alla navigazione a vista, nei più estremi a una situazione post-bellica.

Ricordando Livio Garzanti

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Si è spento a 93 anni l’editore Livio Garzanti. Lo ricordiamo pubblicando il capitolo dedicato alla collana “Romanzi moderni”, da lui diretta per la sua casa editrice, tratto da Storie di uomini e libri di Giancarlo Ferretti e Giulia Iannuzzi edito da minimum fax. (Fonte immagine)

di Gian Carlo Ferretti

Romanzi Moderni

Casa Garzanti è attiva dal 1939, quando il fondatore Aldo rileva Casa Treves (che per le leggi razziali emanate dal regime fascista non può proseguire l’attività). Ma la casa editrice assume nuovo e significativo rilievo a partire dal 1952, da quando prende la direzione Livio, il figlio trentunenne di Aldo Garzanti, che si rivelerà editore di notevole capacità e intelligenza, oltre che narratore di una certa finezza. Una svolta che riguarda anche i Romanzi Moderni a partire dal 1953 (ne è direttore di fatto lo stesso Livio Garzanti), nonostante la collana sia presente dal 1949.

100 libri per una biblioteca della nonfiction narrativa

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Dal 21 al 23 novembre torna alla Triennale di Milano il ciclo di incontri organizzati da Studio. Vi segnaliamo il programma completo e in particolare l’incontro di venerdì 21 alle 18.30 sul tema Il racconto della realtà: intervengono Cristiano de Majo, Lorenzo Mieli, Aldo Grasso, Francesco Anzelmo e Niccolò Contessa.

Riprendiamo un articolo di Cristiano de Majo apparso su Studio.

(Ho scritto un lista di 100 libri immaginando di mettere insieme una biblioteca di nonfiction narrativa: reportage, memorie, autobiografie, biografie, saggi personali… Ovviamente è un genere che sfugge a una definizione precisa e che quindi si presta all’interpretazione soggettiva, ma la lista è anche un modo per cercare di disegnare un perimetro di questo genere,  che trovo il più interessante campo di applicazione della letteratura in questi anni. Ci sono sicuramente alcuni buchi – libri che non letto, che ho dimenticato o che non considero fondamentali al contrario di altri -e sicuramente un po’ di favoritismo interno, nel senso che sono inclusi libri italiani, anche piccoli e sconosciuti, accanto a capolavori riconosciuti. C’è anche forse una  considerazione perferenziale per le uscite più recenti rispetto a libri del passato e non so se dipende dalla freschezza della lettura o dal fatto che questo tipo di libri si trovino in un momento di interessante evoluzione. L’elenco non segue un ordine preciso.)