Aviatori navicelle e onde radio

franz-kline

Questo pezzo è uscito su IL(Immagine: Untitled, Franz Kline.)

Deja-vu (2005), il primo folgorante romanzo di Tom McCarthy, si conclude su un jet privato dirottato dal protagonista ormai al culmine della follia. L’aereo disegna senza sosta un 8 in mezzo al cielo. Sul bailamme postcomunista di Uomini nello spazio (2007) veglia la figura solitaria di un astronauta sovietico rimasto bloccato in orbita senza che nessuno, all’indomani della disgregazione dell’URSS, voglia prendersi la briga di farlo tornare indietro. A terra circola un’icona bizantina, centro focale del romanzo, dove un uomo, un santo, appare sospeso sopra un mondo dalle forme vagamente geometriche.

Perché ormai siamo circondati da tutti i racconti

nickgentry_floppydisk_art

Questo pezzo è uscito in versione ridotta su la Repubblica. (Immagine: Nick Gentry.)

In Continuità dei parchi Julio Cortázar immagina un uomo che a fine giornata si siede sulla sua poltrona preferita e riprende la lettura del romanzo che da tempo lo coinvolge. La scena che gli scorre davanti descrive i movimenti furtivi di qualcuno che sta per commettere un delitto. Tramite una rotazione di trecentosessanta gradi – un cataclisma prospettico – il lettore del racconto di Cortázar segue il lettore del romanzo che a sua volta segue gli ultimi passi di un criminale che attraversando le stanze di una casa armato di coltello raggiunge alle spalle un uomo seduto in poltrona.

Caro John Keating, scenda pure dalla cattedra. (Sull’immaginario scolastico nella recente letteratura italiana)

robinwilliams-attimofuggente

Questo articolo è uscito su Orwell, inserto culturale di Pubblico

Dalla forma che prende un tema nelle sue incarnazioni letterarie possiamo giudicare del suo stato di salute sul piano del discorso pubblico? Mentre prosegue ininterrotto lo spinoso dibattito tra antichi e moderni, nella selva oscura dei tagli e delle sempre più labirintiche e scoraggianti vie all’iniziazione professionale degli insegnanti, la letteratura che parla di scuola si riproduce in maniera quasi virale. Impossibile seguire tutte le pubblicazioni accumulatesi in questi anni. Certo sono molte, e di certo possiamo mettere in conto a questi libri una tendenziale mancanza di originalità che spesso, se non conduce alla demagogia (come lamentava Cortellessa su “Tuttolibri” di un paio di settimane fa), misura la frugalità delle ambizioni degli scrittori in questione. Per una preoccupazione molto “corretta” di attualità (e perché questi libri “funzionano”), lo scrittore (che spesso quell’attualità se la vive addosso, essendo anche insegnante) rinuncia a parte del suo ruolo per farsi frettoloso analista, opinionista, cronista. La visionarietà, la libertà di azzardare scenari radicali, ipotesi dissacranti e deformazioni capaci di esplorare i lati più reconditi dell’esistente, tutto questo sembra perdersi completamente nell’appiattimento polemico dell’odierna letteratura “scolastica”.