Dal Cantico dei Cantici al Burning Man. Roberto Latini e Maniaci d’Amore a Primavera dei Teatri

roberto-latini

(fonte immagine)

Primavera dei Teatri, a Castrovillari, resta uno degli appuntamenti irrinunciabili della stagione festivaliera, non solo per l’atmosfera gradevole che si respira ma anche perché, con la sua collocazione alla fine delle stagione teatrali, riesce sempre ad essere un’antenna puntata sul nuovo, sugli spettacoli in formazione, sulle visioni che il teatro ci regalerà in un futuro prossimo.

È così ad esempio per il «Cantico dei Cantici» di Fortebraccio Teatro, che Roberto Latini ha presentato – in anteprima nazionale – in una versione affascinante e spiazzante. Il libro biblico attribuito a re Salomone, celebre per le sue descrizioni dell’amore, è in realtà un testo di derivazione mesopotamica ed è probabilmente un canto nuziale. La sensualità che trasuda dalle pagine del Cantico lo rendono un testo atipico del corpus biblico – Dio non viene mai nominato, sostituito dalla pervasività dell’amore di cui è principio ispiratore – e anche uno dei più conosciuti e amati dell’Antico Testamento, trattato come un oggetto di letteratura pura, prima ancora che come un testo sacro.

Populismo penale. Una risposta a Massimo Gramellini

SIMBOLICA GIUSTIZIA AGENZIA BETTOLINI (Agenzia: DA RACHIVIO)  (NomeArchivio: PAV-G1ig.JPG)

Massimo Gramellini, nel suo editoriale del 2 giugno sul Corriere della Sera, si scaglia contro il sistema giudiziario reo di non aver saputo, a suo dire, intuire la pericolosità sociale di Serif Seferovic. Il giovane, gravemente indiziato di essere il responsabile della morte delle tre ragazze rom morte carbonizzate il 10 maggio scorso a Roma, è anche l’autore del furto della borsa della studentessa cinese Zhang Yao, morta travolta da un treno mentre inseguiva lui e l’altro autore dello scippo.

“Un quaderno per l’inverno”, il nuovo spettacolo di Massimiliano Civica

inverno

Sembrano usciti da un film di Kaurismaki i due personaggi che Massimiliano Civica mette in scena in «Un quaderno per l’inverno», spettacolo dove si rinnova la collaborazione con il drammaturgo Armando Pirozzi, che in questo lavoro così minuto ma così potente sembra particolarmente ispirato. Un ladro e un professore. Surreali, a momenti leggeri e di colpo profondissimi – proprio come nelle pellicole del regista finlandese – i due uomini vivono mondi diversi: l’insegnamento e la solitudine contro una vita di espedienti e una famiglia da mandare avanti.

Cosa fare dei padri? Un Edipo contemporaneo secondo Oscar De Summa

la-cerimoni

(fonte immagine)

Oscar De Summa è uno degli autori più ispirati di questi ultimi anni. Tempo fa “Stasera sono in vena”, straordinario esorcismo teatrale attraverso il fiume in piena del racconto-confessione, ne ha consacrato le doti di monologhista. “La cerimonia”, che ha debuttato in prima assoluta al Teatro Metastasio di Prato, nello spazio del Fabbrichino, lo fa ora per i testi con più personaggi.

A teatro con Roberto Bolaño

bolan

Difficile portare in scena Bolaño! A Modena ci hanno provato dei ragazzi giovanissimi, freschi d’accademia e carichi di quell’energia sacra giovanile che è di per sé già spettacolo, guidati dal regista croato Ivica Buljan. «Universo Bolaño» ruota soprattutto attorno a «2666», opera mondo e ultima fatica dell’autore cileno scomparso a 53 anni, di cui restituisce soprattutto la ferinità allucinata.

Tutte le sfumature del femminile. In scena le “due spose” di Balzac

louisrene

(fonte immagine)

«Louise e Renée» – in scena al Piccolo Teatro Grassi – è la traduzione scenica di un romanzo di Honoré de Balzac e rappresenta uno strano e sorprendente ircocervo teatrale. Da un lato lo si potrebbe definire un esempio di teatro borghese di oggi. Nel senso di un’operazione colta destinata a un pubblico avvezzo alla grammatica teatrale. Dall’altro lato, però, la regia di Sonia Bergamasco apre a immagini quasi oniriche, che scaturiscono da una scenografia minimale e raffinata che attinge all’immaginario del contemporaneo – fatta di panelli scorrevoli, trasparenze che creano profondità in grado di comunicarci una distanza nello spazio e nel tempo che si annulla nel rapporto epistolare tra le due protagoniste.

Santa Medea, migrante e martire. Il nuovo lavoro di Teatr Zar

medee

(fonte immagine)

Nonostante i nomi altisonanti che affollavano il cartellone delle Olimpiadi del Teatro, ospitate lo scorso ottobre da Wrocław Capitale europea della cultura 2016, il vero cuore della manifestazione è stato lo spettacolo «Medee. Sul varcare», diretto da Jarosław Fret, regista della compagnia Teatr Zar e direttore dell’Istituto Grotowski. Lo spettacolo è stato poi ripreso a marzo di quest’anno, sempre all’interno dello spazio sacro del Teatr Laboratorium, uno dei luogo da cui partì la rivoluzione teatrale di Jerzy Grotoswki. Si tratta di una sala piccola, di mattoni nudi, per questo lavoro completamente invasa dalla struttura che ingabbia l’attrice Simona Sala, interprete e protagonista (ma in parte anche autrice del lavoro).

Roberto Herlitzka e la maschera dell’attor vecchio

Palermo 22.02.2016 - Teatro Biondo, "Minetti" Ritratto di un artista da vecchio, regia di Roberto Andò con Roberto Herlitzka.
Ph. Franco Lannino/Studio Camera

La maschera dell’attor vecchio è una delle più affascinanti della modernità, per quanto riguarda la drammaturgia. E oggi, in questo tempo che non sa più guardare al passato ma che ha anche smarrito un’idea costruttiva di futuro, è forse la maschera che meglio incarna quel senso di smarrimento nei confronti della contemporaneità che, mi sembra, si sta delineando come il tratto comune dei nostri giorni. I testi più interessanti sono tre (ma se ne potrebbero citare degli altri). «Il canto del cigno», capolavoro di poche pagine scritto da un Cechov ventiseienne, è forse il capostipite di questa schiera di vecchi artisti consumati dall’arte e rigettati dal tempo; sicuramente il più dolente e al contempo il più romantico.

Un pugno di libri ci salverà la vita. «By Heart» di Tiago Rodrigues

tiago

Nadežda Mandel’štam riuscì a salvare le poesie del marito Osip, morto a causa delle purghe staliniane, mandandone a memoria i versi. Non usò solamente la propria, di memoria, ma anche quella degli altri, trasmettendo ogni poesia a dieci persone per volta. Quando arrivò alla decima poesia, cento persone conoscevano e trasmettevano i versi del marito. E così via. A quel punto, per quanto nascosta e segreta, la poesia di Mandel’štam si era pian piano trasformata in un fiume carsico che attraversava la Russia, per riemergere poi con forza al termine del periodo staliniano. Tra le persone che Nadežda incontrò in questa paziente opera di trasmissione ci fu Joseph Brodsky, futuro premio Nobel.

Simone Carella e il teatro del Tremila

carella_27

(fonte immagine)

E alla fine se n’è andato, Simone Carella. A guardarlo lì, smagrito nel letto di un ospedale di Roma, non sembrava più lui, finché gli occhi un po’ spersi si facevano di nuovo attenti e ti guardava. E allora eccolo di nuovo lì, a fare capolino da una faccia scavata che non sembrava la sua, e a dire, senza riuscire davvero a parlare, con quella noncuranza sorniona che lo contraddistingueva, “Oggi non va, ci vediamo domani”.

E come fare, adesso, a raccontarlo Simone Carella? A raccontare le tante incarnazioni che ha avuto? Regista, artista sperimentale, organizzatore, agitatore culturale. Sempre in movimento eppure sempre legato a quella Roma che, se ancora vale la pena, è anche per l’impronta lasciata da gente come lui. Gente curiosa, attenta, gente per cui il gesto artistico è sempre legato agli altri, al teatro inteso come “noi” prima che come “io”. Persone che aprono spazi dove provare, sbagliare, ricominciare, spazi dove sentirsi a casa. C’è n’è sempre meno di quella gente. Oggi, con la scomparsa di Simone, c’è n’è drammaticamente ancora meno.