Testamento

CRISI: GRECIA; UE, ATENE HA SUPERATO DATA LIMITE

Questa poesia del greco Kriton Athanasulis (Tripoli, Arcadia 1917 – Atene 1979) è una delle sue poche tradotta in italiano (da Filippo Maria Pontani). Uscì per la prima volta nella raccolta Due uomini dentro di me (1957) e ringraziamo Miriam Capaldo per avercela ricordata.

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno uguali e uguali ti indurranno
le notti a dolce sonno.
Il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco
tu guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta inc

Grecia: Pasqua senza resurrezione

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Mentre in Grecia si stanno svolgendo le elezioni, pubblichiamo un reportage di Matteo Nucci uscito sul «Venerdì di Repubblica».

Atene. “Siamo qui perché il suicidio di Dimitris Christoulas, è il simbolo di una nuova resistenza. Non potevamo lasciarlo solo stanotte”. Ha quasi cinquant’anni, Spyros. Insieme a un amico è in piazza Syndagma, venti minuti prima che suoni la mezzanotte. La Pasqua ortodossa in Grecia è una festa che supera Natale e Capodanno. Si fanno i conti con quel che è stato, si fanno progetti. Le famiglie si riuniscono in casa. Si festeggia dal giovedì al lunedì e di sabato si aspetta che i fuochi artificiali riempiano il cielo mentre le campane suonano la mezzanotte, la resurrezione. Atene è deserta. Le chiese sono illuminate da migliaia di candele. I celebri cani randagi della città spadroneggiano per le vie profumate di cera e fiori d’arancio. Spyros e il suo amico meditano davanti all’albero dove Christoulas, pensionato settantasettenne si è ucciso platealmente, scrivendo parole di fuoco contro il governo “collaborazionista” che tra pochi giorni porterà il Paese alle urne: “una fine dignitosa prima di essere costretto a rovistare nella mondezza”. Non c’è nessun altro nella piazza degli indignati e delle grandi proteste.

Teach Me To Dance

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Questo reportage su ciò che sta accadendo negli ultimi tempi in Grecia è uscito per il «Riformista».

“Che guerra è mai questa?” ha chiesto a un tratto Panagiotis, pensionato di settantacinque anni, seduto a uno dei caffè di Emanuel Benaki, la stretta via che sale verso Exarhia, il quartiere anarchico di Atene. Era luglio. Davanti a noi, un uomo di mezza età camminava lentamente. Faceva un movimento innaturale con un lungo bastone. Vestito di tutto punto, come un intellettuale d’altri tempi, andava avanti un passo alla volta, con il bastone inforcava le cicche spente in terra e le infilava con nonchalance dentro una bustina. Si procurava tabacco e nascondeva la vergogna in un movimento che aveva cercato di rivestire di improbabile normalità. “Che guerra è mai questa?” Con Panagiotis stavo parlando di Papoutsis, l’allora Ministro dell’Ordine Pubblico, principale “indiziato” dopo le giornate di battaglia che avevano distrutto Atene. Ma osservando la dignità scalfita dell’uomo che raccoglieva scarti di tabacco, Panagiotis parlava di guerra e non di battaglia e si riferiva a ben altro rispetto al fuoco della piazza, tanto che non mi veniva da dire nulla. Pensavo a quel che raccontava mio nonno, passeggiando nella Roma dei primi anni Settanta, quando cercava di evocare in me bambino le immagini del dopoguerra: la fame, la povertà, e le cicche raccolte in terra, da lui e suo fratello, entrambi fumatori. Panagiotis continuava a guardare l’uomo con i suoi occhi quasi decolorati, ricoperti com’erano da una specie di patina acquosa. Poi gli ho chiesto: “Ma quanto durerà?” e lui ha alzato la mano nell’aria senza neppure sbuffare.

L’uomo che voleva uccidere suo padre:
ritratto di Giorgos Papandreou

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È come se, all’ultimo momento, sulla strada di Tebe, avessero impedito a Edipo di spronare i suoi cavalli fino al famoso bivio. Che ne sarebbe stato della storia del pensiero Occidentale se il cocchio del ragazzo non fosse sopraggiunto proprio mentre dal senso inverso procedeva il carro di suo padre Laio, re di Tebe? Se avessero impedito a Edipo di uccidere il padre. Quello che è capitato a Giorgos Papandreou nei giorni scorsi, a qualche centinaio di chilometri da quel bivio. E che ne sarà ora di lui e della Grecia? Tutto era pronto in casa Papandreou per festeggiare finalmente, davanti al popolo, il parricidio.

E il muro è la soluzione

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Questo articolo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

ORESTIADA (Grecia). Sono in cinque e avranno vent’anni. Camminano sul ciglio dell’asfaltata, passano davanti a un caffè dove uomini seduti li guardano senza sorpresa. “Quanto manca alla città?” chiede uno di loro, il volto scavato dalla stanchezza “Un chilometro? Ancora uno?”