Gallant, Roth, Purdy e gli altri

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Questo articolo è uscito sul Corriere della Sera. (Nella foto: Livia Manera Sambuy con Philip Roth)

Comincia come un romanzo, Non scrivere di me di Livia Manera Sambuy: un soggiorno in Africa, un flashback innescato dalla lettura di un racconto di Hemingway, lo scoprirsi diversa dalla ragazzina di un tempo; il realizzare di esserlo perché in mezzo c’è stata una vita – una vita di letture. Comincia come un romanzo, questo libro appena uscito per Feltrinelli con una copertina di Adrian Tomine perfetta sia per l’atmosfera che per il suo evocare il New Yorker, rivista che ricorre spesso nel testo e di cui Tomine è stato più volte copertinista, e del romanzo ha il respiro nonostante sia un libro di non-fiction, la raccolta degli incontri dell’autrice con alcuni grandi scrittori nordamericani. Diciamo “autrice” ma potremmo dire protagonista, perché è forte, ancorché delicata, la presenza nel libro dello sguardo e della voce di Livia Manera, a cominciare dalle scelte fatte.

Il rap spiegato ai bianchi

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Pubblichiamo la prefazione di Mark Costello alla nuova edizione di Il rap spiegato ai bianchi, scritto a quattro mani con David Foster Wallace. Traduzione di Martina Testa e Christian Raimo.

di Mark Costello

All’inizio del 1989 mi arrivò una telefonata da David Wallace, il mio migliore amico ed ex compagno di stanza all’università, che all’epoca abitava a casa dei suoi, nell’Illinois. Mi informava che in autunno avrebbe ripreso gli studi, alla facoltà di estetica di Harvard, cominciando la lunga e faticosa marcia verso il dottorato e quella che immaginava come una carriera da professore di filosofia in qualche campus verdeggiante e sonnolento. Dato che io mi trovavo già nella zona di Boston (sono nato da quelle parti), mi proponeva di andare a vivere di nuovo insieme.

Siamo rovinati, ci piaceva di più lamentarci

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

Il ministro? Ma che, sei matto?». B. è un grande amico mio, ha quarant’anni, è romano, sta facendo una rapida e meritata carriera nell’unica tecnostruttura rimasta in un Paese di tensostrutture, ci vediamo per un aperitivo a Monti proprio il giorno dopo il giuramento di Matteo Renzi, cioè 24 ore dopo l’arrivo dei Giovani al Potere, e cioè giovani mica tanto, i nostri coetanei insomma; evento comunque che ci angoscia molto, se ci mettiamo qualche bicchiere per ammetterlo sinceramente.

«Ma che, sei matto?», mi dice, perché per scherzo gli ho chiesto se lui, richiesto, lo farebbe, il ministro.

E se Lolita l’avesse scritta Groucho Marx?

di Fabio Stassi

In un saggio intitolato Groucho e il sigaro, Italo Calvino si inchina alla memoria di Groucho Marx, e aggiunge:

lo associo nel mio rimpianto a un altro grande cinico che se n’è andato questa estate, un altro spietato osservatore del genere umano come spettacolo comico e sgradevole, un altro manipolatore dell’elasticità della lingua