Ceronetti “Fedele d’Amore”. La presenza della Tradizione Occidentale nelle sue opere

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Ricordiamo Guido Ceronetti con un intervento di Daniele Capuano, uno dei più assidui frequentatori dell’opera ceronettiana, tenuto durante una conferenza celebrativa dei 90 anni dell’autore, organizzata dal cenacolo culturale PerìArχôn. L’intervento si sofferma sul suo ruolo di “maestro del ‘900” e sulla sua profonda connessione con la spiritualità del movimento eretico dei Catari, confermata dalla richiesta dello scrittore di ricevere in punto di morte il loro sacramento.

di Daniele Capuano

È fin troppo facile dire che Ceronetti è l’unico vero cataro della letteratura italiana contemporanea. Ma è bene intenderlo come una affiliazione religiosa in senso proprio, non come una timida e insostanziale simpatia o una generica congenialità.

L’incomprensibilità del mondo: la poesia di William Blake

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Il 12 Agosto è ricorso l’anniversario della scomparsa, nel 1827, di William Blake. Ricordiamo il poeta inglese con un pezzo di Adriano Ercolani e due illustrazioni inedite di Tuono Pettinato e Manuelle Mureddu. Tuono Pettinato ha rappresentato il poeta sconvolto dalle sue proverbiali visioni, ironizzando sul luogo comune del poeta “pazzo”. Manuelle Mureddu mostra invece l’altro aspetto interiore del poeta, l’estasi innocente del mistico, rifacendosi ai versi de Il Pifferaio.

Poeta, pittore e incisore, Blake è stato uno dei più illuminanti filosofi dell’era moderna, se conferiamo al termine il valore etimologico di “amico/amante della Sapienza”, e non quello post-illuminista di philosophe (indagatore scientifico-razionale del reale).

Ceronetti in fuga

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Pubblichiamo la versione estesa di un articolo uscito su Succede Oggi (fonte immagine).

di Paolo Bonari

Intanto, sembra difficile che Guido Ceronetti abbia dedicato “trenta e più anni di saltuaria stesura” a Per le strade della Vergine, perché questo diario comincia nel gennaio del 1988 e siamo al 2016, no? Poi, da Ceronetti ci si può aspettare di tutto, anche che lui, le sue giornate, sappia descriverle in anticipo, che il suo passaggio terrestre sia una profezia che non può che auto-avverarsi, eh.

È anche vero, però, che ciò che possiamo aspettarci non è altro che l’usuale e minuzioso ricamo a filo nero che, da decenni, egli va depositando attorno a noi – mai creduto che la variabilità sia indice di chissà che, se non della noia di sé dell’autore, a volte. Perciò, ben venga il solito Ceronetti, che affida alla carta una decina d’anni della propria vita, fino all’aprile del 1998.

Un libro inattuale: “Tragico tascabile” di Guido Ceronetti

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Questo articolo è uscito in forma più breve su Alias / il manifesto. (Fonte immagine) Gli osservatori più lucidi dell’attualità sono, spesso, scrittori radicalmente inattuali. E oggi più di ieri occorre, forse, un certo grado inattualità per non rimanere abbagliati dagli idoli del presente e, dunque, per non soggiacervi. Ecco perché Guido Ceronetti continua a […]

La breve vita felice di Rocco Carbone

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Il 18 luglio 2008 moriva Rocco Carbone. Lo ricordiamo pubblicando l’introduzione di Emanuele Trevi al romanzo di Rocco Carbone Per il tuo bene (Mondadori). (Fonte immagine)
Era una di quelle persone destinate ad assomigliare al proprio nome ― sempre di più con l’andare del tempo. Rocco Carbone, in effetti, sembra l’esito di una perizia geologica. E molti lati del suo carattere per niente facile suggerivano un’ostinazione, una rigidità da regno minerale. A patto di ricordare, con gli antichi alchimisti, che non esiste in natura nulla di più psichico delle pietre e dei metalli.

Collaborava certamente a questa impressione la fisionomia spigolosa, a metà tra il marinaio di lungo corso e l’investigatore privato di un noir francese. Folta e compatta, la massa dei capelli si sarebbe detta modellata e dipinta sulla testa come quella delle marionette. In venticinque anni che l’ho frequentato – sui quarantasei della sua vita – era cambiato ben poco. Forte di braccia, gran camminatore, da ragazzino era stato cintura nera di judo. Sempre più che sobrio nel vestire. Anche le losanghe di un maglione erano capaci di metterlo un po’ in imbarazzo, mi ha confidato una volta. Nell’ultima casa abitata a Roma, quella di Monteverde Vecchio, nemmeno più un quadro, una qualsiasi immagine alle pareti. I mobili ridotti all’essenziale. Gli piacevano i legni scuri, i rivestimenti di cuoio. Neppure il lavoro che si era scelto, insegnante in un carcere, fa eccezione – nel senso che gli assomiglia pure quello. Lo si può capire bene percorrendo uno di quei viali dall’interminabile prospettiva, come angosciose creazioni oniriche, che circondano il quadrato di Rebibbia. La bellezza come risultato di una sottrazione: questo gli parlava, lo commuoveva.

Ceronetti e Quinzio, anticonformisti divisi dalla fede

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Questo articolo è uscito su Europa.

Nel dicembre 1968, Guido Ceronetti, dopo aver terminato la lettura di Cristianesimo dell’inizio e della fine di Sergio Quinizio, uscito quell’anno da Adelphi, scrive un’intensa lettera all’autore, esordendo così: «ho finalmente letto tutto il libro […]. L’ho riempito di sottolineature e ho seguito il filo con totale interesse. Con moltissime analisi concordo […]. La differenza resta nel fondo: nel non sentirmi cristiano». La distanza, anzi l’abisso, che separava il non-cristiano Ceronetti dal suo corrispondente non impedì la nascita di una profonda e duratura amicizia (venne interrotta soltanto dalla morte di Quinzio, avvenuta nel 1996), documentata da un folto, interessantissimo carteggio, pubblicato da Adelphi sotto il titolo Un tentativo di colmare l’abisso. Lettere 1968 – 1996 (prefazione di G. Ceronetti, a cura di G. Marinangeli, pp. 444, euro 34).

Missile e coltello

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È da poco uscito per Adelphi Un tentativo di colmare l’abisso, vale a dire il dialogo epistolare ultradecennale tra due intellettuali eterodossi come Guido Ceronetti e Sergio Quinzio, un confronto (e a volte un amichevole scontro) protrattosi fino alla morte di quest’ultimo. Di Ceronetti Einaudi ha anche ripubblicato da poco il bellissimo Viaggio in Italia. […]

L’Italia invisibile di Guido Ceronetti

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Questo articolo è uscito in forma ridotta e rimaneggiata su Alias/il manifesto

A oltre trent’anni dall’uscita, Un viaggio in Italia di Guido Ceronetti – ristampato da Einaudi (pp. XVI-376, € 22,00) con una nuova premessa e una preziosa appendice inedita – ha mantenuto intatto, insieme all’intrinseco fascino letterario, tutto il suo straordinario valore di testimonianza antropologica sull’Italia contemporanea. Aveva ragione Raffaele La Capria, quando definì il Viaggio e il volume gemello Albergo Italia, oggi purtroppo quasi introvabile, «due descrizioni grandiose, e direi dantesche, da cui vien fuori tutto l’orrore del disastro italiano, […] che costituiscono […] l’ultimo definitivo capitolo di quel viaggio in Italia romanticamente iniziato da Goethe e così miseramente finito ai nostri giorni».

Il meglio di Pagina3: settimana dal 31 dicembre al 4 gennaio

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di dicembre è Nicola Lagioia; il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.


Lunedì 31 dicembre:

 Aiuto, sbarcano i cannibali che ci mangiano la lingua. Da Spread a spending review, da entrance a high tech, il nostro italiano vittima della violenza anglomaniaca. Articolo di Guido Ceronetti, La Stampa, p. 27.