La carneficina di Gaza e il tempo immobile degli intellettuali

Gaza

di Lorenzo Galbiati

Il 14 luglio su questo blog culturale Christian Raimo scrive, citando Vonnegut, che “Non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiano più niente da dire o da pretendere”. Questa frase presa da Mattatoio n° 5 viene in soccorso a Raimo, che non sa quale narrazione sviluppare sull’attuale carneficina di Gaza. Raimo sceglie il silenzio, che considera l’unica soluzione intelligente: “Se siamo umani, non c’è nulla di intelligente da dire sugli ultimi bombardamenti a Gaza, su questa fase di guerra che non è ancora ufficialmente guerra o lo è appena diversamente dal solito.”

Come uscire dal double bind israelo-palestinese. Una questione che ci riguarda

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Il conflitto israelo-palestinese continua. O meglio il conflitto tra l’esercito israeliano e le milizie di Hamas. O meglio il bombardamento di Gaza. O meglio l’operazione Protective Edge e il tentativo di fermarlo, o di reagire quantomeno. (Si può reagire a una difesa?) O meglio la resistenza palestinese all’ennesima prevaricazione colonialista di Israele. Molto di quello che si scrive in questi giorni su quello che accade lì (in Israele, in Palestina, nella Striscia di Gaza? non è semplice nemmeno definire i confini geografici di questo conflitto) è – nel migliore dei casi – un processo di continua ricontestualizzazione: storica, geopolitica, terminologica… Del resto appena si pronuncia la prima frase di un abbozzo di analisi, si sente arrivare subito il fiato del commentatore pronto a inveire, a dare dello stronzo, a replicare nella cruenta piccola virtualità un fantasma del conflitto reale. Difendi Hamas? Ma come fai? Difendi Nethanyahu? Ma come fai? Non ti schieri? Ma come fai? Inviti al silenzio? Vigliacco. Mostri le foto dei bambini morti? Ricattatorio. Non le mostri? Pavido. L’hai letto l’articolo degli ebrei che guardano i bombardamenti come se fosse uno show televisivo? L’hai letto il pezzo su Hamas che utilizza i bambini come scudi umani?

I tortuosi movimenti di una terra occupata

Quest’articolo è uscito il 6 gennaio sul Manifesto. Labirinto PALESTINA Dallo scrittore Saree Makdisi all’urbanista Jeff Halper, un sentiero di lettura intorno a uno dei grovigli più complicati e crudeli della nostra contemporaneità: l’asimmetria sempre più radicale che caratterizza la «interazione» tra Israele e Gaza rappresenta, secondo la sociologa Saskia Sassen, un decisivo punto di […]