Lo spirito punk dei Primal Scream

Primal Scream

Questo pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo. Per chi volesse approfittarne, i Primal Scream saranno in Italia per tre date a luglio (fonte immagine).

di Chiara Colli

Nel 2016 Londra celebra “40 anni di cultura sovversiva” con “Punk. London”, festival lungo dodici mesi in cui, a unire le forze, ci sono realtà istituzionali ma pure (ex) angry kids della controcultura, come il circuito di negozi indipendenti Rough Trade e lo storico locale 100 Club.

Sempre nel 2016, può capitare che Joe Corré – figlio di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood, nonché co-proprietario del facoltoso marchio di lingerie Agent Provocateur – faccia notizia per la decisione di bruciare cimeli punk del valore di svariati milioni di sterline come protesta per l’insostenibile carattere istituzionale della manifestazione.

A dispetto di “ricorrenze” e “prese di posizione”che trovano la propria ragion d’essere più nel gesto che nella sostanza,nel 2016 c’è anche uno come Bobby Gillespie, che quello spirito punk ‘77 ce l’ha nel DNA almeno quanto l’educazione socialista e la faccia da eterno adolescente. Questi suoi tratti distintivi fanno sì che un’intervista all’agitatore culturale dei Primal Scream, oggi, abbia senso a prescindere dall’uscita di un nuovo album, Chaosmosis, e dal fatto che si tratti del più pop tra gli undici pubblicati dal 1987 a oggi dalla band storicamente condivisa con Andrew Innes (e attualmente anche con Martin Duffy, Little Barrie Cadogan, Darrin Mooneye Simone-Marie Butler… a proposito: Mani, ci manchi).

Sam Phillips, l’inventore del rock’n’roll

samelvis

Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo (fonte immagine).

di Giuliano Malatesta

L’ingresso degli studi della Sun, all’incrocio tra Marshall e Union Avenue, dove un giorno Bob Dylan si inginocchiò per baciare il pavimento in segno di rispetto, è piccolo e anonimo, evidenziato da una chitarra Gibson gialla in formato gigante che ruota instancabile sopra la porta.

La fama, invece, è infinita. Perché in questo vecchio edificio di mattoni rossi di due piani una manciata di chilometri fuori downtown Memphis, un ragazzo bianco dell’Alabama a cui sarebbe piaciuto fare l’avvocato per difendere gli oppressi del mondo diede il via, inconsapevolmente, alla più grande rivoluzione musicale della storia. Che cambiò in maniera permanente “la faccia della cultura popolare americana”, per usare le parole di Jimmy Carter.

Buon compleanno, Superzelda!

marotta

Cosa festeggiamo e perché

Superzelda il libro è nato il 10 novembre del 2011. Quel giorno sono arrivate le prime copie in casa editrice e nelle nostre mani e abbiamo festeggiato con qualche bottiglia di vino e le dediche disegnate bellissime di Daniele alla libreria minimum fax di Trastevere. Sono venuti i nostri amici, non abbiamo fatto grandi discorsi (anzi, non abbiamo fatto proprio nessun discorso), abbiamo bevuto e dedicato tutte le copie che erano in libreria. Primo giorno di vita, piccolo sold out tra amici. In una versione sparpagliata e che sembrava mai definitiva Superzelda però esisteva già, esisteva da anni. Esisteva da quando con Daniele, facendo recensioni disegnate per D, ci siamo imbattuti nella storia di Zelda e abbiamo deciso di trasformare la sua vita di un fumetto mettendo per prima cosa un super davanti al nome.

Fratello Ray, dove sei?

Ray Charles GI

Ray Charles moriva esattamente dieci anni fa, il 10 giugno 2004, a Beverly Hills, dopo una splendida vita. Lo vogliamo ricordare con un estratto dalla sua biografia, Brother Ray, pubblicata da minimum fax.

Il secondo anno a scuola fu tutta un’altra storia. Ero rilassato, perfino felice di essere lì. A quel punto mi ero fatto degli amici. Conoscevo tutti e tutti conoscevano me. Mi diedero un soprannome, Foots, “piedi”, anche se non ricordo precisamente da dove saltò fuori. Il secondo anno riuscii perfino a godermi le vacanze di Natale. Il personale della scuola fece una colletta e riuscì ad alzare grana a sufficienza per pagarmi il viaggio a casa più quello di ritorno. Pensai che dovevo stargli davvero simpatico.

La cosa più importante fu la mia educazione musicale. Per la prima volta ricevetti lezioni vere e proprie, con gli esercizietti e i pezzi classici. Mi ci applicai da subito. Una volta, però, venni quasi buttato fuori dalla scuola per una cosa che feci durante una di queste lezioni.