Quello che accade ai nostri corpi: “Ipotesi di una sconfitta” di Giorgio Falco

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I corpi, la luce, le voci. A partire da Pausa caffè, il suo esordio del 2004 – dove raccontava il deflagrare del lavoro a cavallo tra il ventesimo secolo e il principio del nuovo millennio –, l’ossessione letteraria di Giorgio Falco continua a essere, coerente e inesorabile, l’avventura della materia umana alle prese con le metamorfosi della Storia.

Capace come pochi di concentrarsi sui fenomeni più minuti e di trasformarli in linguaggio, per Falco narrare è descrivere che cosa accade ai nostri organismi esposti ai paradossi e alle deformazioni del tempo, che cosa accade alla nostra pelle, agli occhi, alle bocche, agli arti, ai muscoli ai tessuti; che cosa accade allo spazio fisico in relazione alle merci e al denaro, che cosa accade al lavoro, osservato – attraverso una specie di incanto analitico – nei suoi più infinitesimali meccanismi.

Desolation Row

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Ripubblichiamo, ringraziando l’autore, un racconto apparso su Nazione Indiana, omaggio sin dal titolo (è una delle sue canzoni più belle) a Bob Dylan. Il racconto è disponibile qui nella lettura di Gemma Carbone.

La trovano così, seduta e stregata, mentre ascolta un pezzo di Debussy. Il cadavere del marito ancora caldo è steso a due metri da lei, sulla moquette appena lavata. È il mese di aprile e fuori soffia un vento caldo.

Appunti su “La vegetariana”, il romanzo di Han Kang

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Dedichiamo la giornata di oggi al romanzo di Han Kang La vegetariana, uscito in Italia per Adelphi, libro che è valso alla sua autrice il Man Booker International Prize 2016.

Il titolo è fuorviante, ma servirà forse, se necessario, ad attirare qualche altro lettore oltre quelli coinvolti dalle notizie del clamore suscitato per l’assegnazione del Man Booker International Prize 2016, che da qualche giorno riguarda anche l’Italia, grazie all’efficace traduzione di Milena Zemira Ciccimarra per Adelphi. La vegetariana (titolo che aderisce letteralmente all’originale, in inglese), della scrittrice sudcoreana Han Kang, classe 1970, non è la storia di una vegetariana, nonostante più di un personaggio, e almeno un narratore, spieghino così la sua scelta.

Lettera di obiezione di coscienza

08/02/2013 Rapallo Sopralluogo scuola evacuata Liceo Da Vigo tecnici comune e provincia

di Pasquale Indulgenza Imperia, 25/06/2016 Oggetto: Circolare prot. 3367 C2 del 7/06/2016 – Invito Il sottoscritto Indulgenza Pasquale, docente a tempo indeterminato presso il Liceo Statale “C. Amoretti”, dichiara che non intende presentare alcuna “tabella” riportante le attività svolte ai fini del riconoscimento di un punteggio utile a concorrere alla “valutazione del merito” e all’attribuzione […]

Il canone (americano) di Harold Bloom

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

Prima di parlare del Sublime, tema molto caro al vetusto e controverso principe dei critici Harold Bloom, bisogna dar conto di qualche mediocrità. L’anno scorso, appena uscito negli Stati Uniti il suo The Daemon Knows: Literary Greatness and the American Sublime, è partita la solita zuffa. Tagliando e incollando qualche riga estrapolata dal ponderoso tomo, Vanity Fair ha presentato i dodici autori americani che a parere di Bloom incarnano «lo sforzo incessante di trascendere l’uomo senza rinunciare all’umanesimo»: Whitman, Hawthorne, Melville e compagnia di defunti maschi bianchi (con l’eccezione di Emily Dickinson).

Il mare dentro di Philip Hoare

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Questo pezzo è uscito su Sirene (che ringraziamo), una nuova rivista distribuita online e in alcune librerie o edicole.

“C’è mancato poco che nascessi sott’acqua”, racconta Philip Hoare, scrittore e documentarista inglese di Southampton.

La madre era andata a visitare un sottomarino ed ebbe le doglie poco prima di uscirne, rischiando così di dare alla luce il figlio proprio lì sotto. Chissà se l’asimmetrica attrazione per la parte liquida del pianeta e la smisurata passione dell’autore per i suoi giganteschi e misteriosi abitanti sia da attribuire a questo scampato parto sott’acqua.

Dopo aver pubblicato svariati libri di argomento storico e biografico e collaborato per anni con la BBC, Hoare ci regala il suo capolavoro Leviatano, ovvero La balena (Einaudi, 2013), un’immersione appassionata e scientificamente ineccepibile nel mondo dei grandi cetacei. Partendo ancora una volta da aneddoti e ricordi personali, Hoare scrive quindi un nuovo magnifico omaggio al mare.

Non avere niente da perdere. Una conversazione con Antonio Moresco

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(fonte immagine)

di Valentina Botti

Nessuno conosce Clivio, eccetto le diecimila anime che riempiono i paesi limitrofi. Eppure, quando rispondo alla domanda di Antonio Moresco che si informa da dove vengo, rimango sbalordita dal suo cenno di capo e dal racconto di come bazzicasse queste zone durante il periodo di impegno politico. L’accogliente sottotetto del palazzo milanese trasformato a studiolo, la poltrona avorio su cui mi fa accomodare e il suo modo di parlare affabile mi mettono subito a mio agio.

Oltre il giardino

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Il 14 giugno 1933 nasceva Jerzy Kosinski. Pubblichiamo un estratto dalla prefazione di Giorgio Vasta a Oltre il giardino, edito da minimum fax.

Mr. Magoo indossa un cappotto, una bombetta, cammina appoggiandosi a un bastone da passeggio. Nel cartoon Trouble Indemnity, l’omino calvo e miope inventato nel 1949 da John Hubley se ne va a spasso per un cantiere edile. Procedendo a centinaia di metri d’altezza tra ponteggi e carichi sospesi, su assicelle filiformi o in equilibrio sopra travi mobili, Mr. Magoo è sempre a un passo dal baratro. In questa come in altre sue avventure esiste in bilico, un millimetro prima del vuoto: eppure non cade mai.

Non si tratta di fortuna, di quella casualità nei cartoon sempre puntuale e strategica: Mr. Magoo non precipita perché non ci vede. Perché leggendo il mondo a partire dalla sua quasi completa cecità ignora che subito sotto di lui si spalanca il precipizio (l’unica volta in cui in Trouble Indemnity nulla lo sostiene e cade a piombo – per rimbalzare comunque dolcemente su un asse di legno – neppure in quell’occasione sta precipitando, perché è persuaso di essere in ascensore: sta semplicemente scendendo).

Il libro di Johnny: l’epica secondo Beppe Fenoglio

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.
È una delle opere più straordinarie fra quelle prodotte dalla letteratura italiana del Novecento eppure è rimasta per quasi sessant’anni sepolta nell’oblio, perduta nella dimenticanza in cui finiscono certe grandi incompiute, obliterata da una serie di contingenze finalmente spazzate via. Oggi appare con un titolo biblico e soprattutto epico. Poiché epico fu il lungo romanzo a cui Beppe Fenoglio lavorò come alla sua opera più ambiziosa e che, per questioni editoriali, non vide mai la luce. S’intitola Il libro di Johnny (a cura di Gabriele Pedullà, Einaudi, pp. LXXXI e 791). È la pubblicazione più importante dell’anno. Ma per capirne la portata dobbiamo cominciare da lontano.

Tiziana Lo Porto intervista James Franco

Steinbeck al cinema con James Franco In Dubious Battle

Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Tiziana Lo Porto a James Franco apparsa sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

Questa intervista (parzialmente pubblicata sul Venerdì) avviene in due tempi. Il primo a Venezia, alla scorsa Biennale del Cinema, James Franco presenta L’urlo e il furore che ha diretto, io sono lì per intervistarlo. Il secondo tra Roma e Atlanta lo scorso marzo. Io a Roma, James Franco ad Atlanta a dirigere La battaglia di Steinbeck. Tra i due tempi traduco il suo ultimo romanzo, Il manifesto degli attori anonimi (esce oggi per Bompiani) e leggo una trentina di libri che mi consiglia lui negli scambi di email. Molto Nabokov, molta poesia. L’anno scorso a Broadway gli ho regalato Camera da letto di Attilio Bertolucci e una raccolta di poesie di Patrizia Cavalli. Amiamo i libri di poesia.

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Primo tempo, settembre 2014 

Grazie per Faulkner. Se non dovevo fare quest’intervista forse lo non avrei mai letto. Ho letto Mentre morivo e L’urlo e il furore, e dopo che li ho letti ho anche capito perché in In stato di ebbrezza hai usato così tante voci. 

Esatto, hai assolutamente ragione. Quando ho scritto In stato di ebbrezza una delle maggiori influenze è stata Mentre morivo, e la struttura iniziale del libro prevedeva che ogni personaggio facesse riferimento a una morte che accadeva al centro del libro. Uno degli studenti moriva. Pensavo di costruirlo esattamente com’è costruito Mentre morivo, in modo che ognuno avesse la sua prospettiva di quella morte, di cosa significasse per lui.