Addio Papa

La chiamava “la grande puta”, le dedicò ogni libro e ogni racconto, la studiò anche quando scriveva di altro, la osservò negli uomini che da essa sono presi in guerra, nei toreri che la sfidano quotidianamente e negli animali che con il loro istinto cercano di evitarla. La morte fu il centro, per Ernest Hemingway. Tutto ebbe inizio almeno fin dal 1918, ben prima di cominciare a scrivere, quando – autista di ambulanze sul fronte italiano della Grande Guerra – era stato ferito a Fossalta e per qualche ora aveva considerato la sua fine. Ma il momento più importante venne forse dieci anni dopo. Aveva già pubblicato Fiesta, Addio alle armi e alcuni dei suoi racconti capolavoro quando lo raggiunse la notizia del suicidio del padre. “Non sono un torero e m’interesso molto di suicidi” scrisse in una delle prime pagine del suo libro dedicato alle corride, Morte nel pomeriggio. Era il 1932, e il mistero di chi si ribella alla morte venne affrontato indagando uomini che decidono di somministrarla all’animale: il toro.