Sopravvivere all’assenza. “Il ritorno” di Hisham Matar

hisham matar

«Si ha bisogno di un padre a cui ribellarsi. Quando un padre non è né morto né vivo, quando è un fantasma, la volontà è impotente. (…) Le mie aspettative riguardo a mio padre erano molto normali. Come quel famoso figlio nell’Odissea – come la maggior parte dei figli, credo – desideravo essere “figlio di un uomo felice, che arriva alla vecchiaia con tutti i suoi beni”. Invece, a differenza di Telemaco, io continuo, dopo venticinque anni, a sopportare che mio padre sia “scomparso nel nulla, ignoto”».

In che modo si può sopravvivere all’assenza, quando il potere riesce a rendere ancora più labile il confine tra la vita e la morte? Hisham Matar aveva diciannove anni, era uno studente universitario già in condizione d’esilio, quando suo padre, Jaballa, fu rapito nel suo appartamento al Cairo e recluso nella prigione libica di Abu Salim.

Anatomia di una scomparsa

gabbiani2a

Questa recensione al romanzo di Hisham Matar, «Anatomia di una scomparsa», è uscita per «il Riformista».

Vergogna, desideri e addii. Sensi di colpa che durano una vita, bugie che non verranno mai alla luce e rivalità. Moltissime rivalità. Il romanzo di Hisham Matar, Anatomia di una scomparsa (Einaudi, pp. 187) ha la capacità di riconciliare il lettore con la Letteratura. In una fase storica in cui i romanzi spesso cedono al puro intrattenimento, oppure, andando fuori strada dalla parte opposta, cedono alla denuncia sociale, la lettura di un  romanzo vero, letterario, è l’occasione per accorgersi che quando la letteratura ha come unico scopo se stessa riesce anche magicamente a intrattenere il lettore e a farlo interrogare sulla realtà. Anatomia di una scomparsaparla di un padre, e del vuoto che lascia un padre quando svanisce nel nulla. L’incipit è un terremoto: «Ci sono volte in cui l’assenza di mio padre mi pesa sul petto come se ci stesse seduto sopra un bambino».