Quando la fotografia diventa il racconto di una vita

melies

Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: una scena di Viaggio nella luna di Georges Mélies.)

Leggendo un libro ci si può ritrovare a individuare una sua somiglianza con oggetti fisici diversi. Alcuni somigliano a rastrelli, altri a grandi cassettiere, altri ancora a cucchiai. Scorgerne – o pretendere di scorgerne – struttura e funzione oggettuale può servire a comprenderne meglio il senso.

Ufficio proiezioni luminose di Matteo Terzaghi (Quodlibet) somiglia a una macchina fotografica. Non semplicemente perché attraverso una serie di frammenti riflessivi, spesso accompagnati da piccole immagini, la fotografia è la scaturigine della scrittura; soprattutto perché questo libro sembra una macchina fotografica a pozzetto, una di quelle scatole nerissime (a fronte del bianco prepotente della copertina) che avendo il mirino collocato in alto inducono il corpo a un movimento in avanti, a quel chinarsi del capo su qualcosa (o qualcuno) che è la postura dell’affetto e dell’attenzione.