Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

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Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

Incontri e passaggi, nel mondo di Hugo Pratt

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(immagine: Hugo Pratt a Venezia Malamocco c) 1980 Cong SA, Svizzera)

Raccontava Hugo Pratt in un’intervista rilasciata all’Europeo all’inizio degli anni Settanta: «A Venezia studiavo, andavo a scuola, dimostravo di essere abbastanza dotato per il disegno, ma il mio scopo principale era di attraversare l’intera città da un tetto all’altro. Vivevo praticamente sui tetti, e, sui tetti, sotto le tegole, tenevo le mie cose, i miei giornali, i miei libri…»

Il pezzo dell’Europeo era intitolato Una sera con Pratt, l’Orson Welles dei fumetti. In poche parole, con uno scarto improvviso che porta dall’atto concreto dello studio a qualcosa che suggerisce l’immagine del volo, ecco comparire la magia, quella stessa forma di incanto che pervade le sue storie, le storie di uno dei più grandi artisti e narratori italiani del Novecento. Anche – e soprattutto – se egli stesso si definiva con orgoglio un fumettaro («Non ho alcuna vergogna a dichiararmi fumettaro quando tutti amano definirsi artisti»).

“Osservo, sogno e disegno”: intervista a Milo Manara

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Questa intervista è uscita sul Foglio: ringraziamo l’autore e la testata.

di Salvatore Merlo

“Quando gli amici di mio nipote, che ha diciassette anni, cominciano a guardarmi con una faccia strana, devo ammettere che a volte mi capita di pensare: ‘Ma non è che, forse, stanno leggendo i miei lavori?’”. E quando sorride, quest’uomo di settant’anni, colto e raffinato, composto nel tono e nei modi, si trasforma come il cielo nuvoloso in un giorno di vento, e il suo volto, delicato e misteriosamente ironico, improvvisamente assomiglia a quello di un monello.

Uno sguardo che nasconde, sotto un innocente pagliaio, un sottilissimo ago di spiritosa malizia. “Una volta Michele Serra mi ha detto: ‘Milo, sei l’unico uomo che riesce ad eccitarmi’”. Ed è a questo punto, trovandosi davanti al maestro dell’erotismo a fumetti, che si pone un problema non facile, quello cioè di travestire di abili perifrasi la domanda ormai improrogabile: ma lei lo sa che i ragazzini si masturbano sui suoi disegni?

La letteratura e il fumetto sono una forma di resistenza: intervista a Baru

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Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera. (Immagine: La canicola, Baru)

«Letteratura e fumetto non hanno la forza per cambiare il mondo, ma sono una forma di resistenza». Lo dice con l’amaro in bocca, il fumettista francese Baru (all’anagrafe Hervé Barulea, classe 1947). Figlio di operai, padre immigrato italiano, madre bretone, dal 1984 a oggi ha portato nel fumetto il mondo operaio in cui è nato, da cui si è allontanato rinnegandolo e a cui è tornato per raccontarlo con disegni e nuvolette. «Un mondo che è profondamente cambiato», ammette oggi, mentre in libreria arriva la sua ultima fatica, La canicola (Coconino press – Fandango), tratto dal romanzo omonimo di Jean Vautrin. Una storia nera, di emarginati, «che scava a fondo nell’animo umano», dice Baru, che al fumetto è arrivato tardi, negli anni settanta, e quasi per caso.