Da Radio Deejay, al caso Moggi, a Fantozzi, a Elio, a Comunione e Liberazione… La “Sterminata domenica” di Claudio Giunta

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero de Lo Straniero.

Nell’Italia degli ultimi trent’anni ci sono stati almeno due sistemi per negare la complessità, talmente efficaci da aver prodotto risultati.

Il primo è stato quello di ritenere (e dichiarare) che la complessità non fosse necessaria o addirittura fosse un male. Un rifiuto, questo, portato avanti da un populismo di destra impegnato a cavalcare l’ostilità del lumpen-ceto-medio-basso verso gli intellettuali, ostilità in qualche caso non del tutto ingiustificata (si pensi alla corporazione dei baroni universitari, o agli editorialisti talmente riflessivi da specchiarsi in Adorno), ma che nella stanza dei bottoni ha poi prodotto agghiaccianti risultati da espressionismo brianzolo quali Sandro Bondi o Mariastella Gelmini.

“American Hustle” – tornare sui propri passi per capire dove abbiamo sbagliato

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Ringraziamo Oscar Iarussi e la rivista il Mulino che, proprio in questi giorni, ospita in homepage – tra le molte cose interessanti – questa riflessione che parte dal cinema e arriva più lontano.

di Oscar Iarussi

Nelle sale in queste settimane, ora anche col viatico delle dieci nomination agli Oscar, American Hustle di David O. Russell è molto di più che una variante malinconica con tocchi virulenti alla Scorsese di La stangata, la commedia che quarant’anni fa mise insieme Paul Newman e Robert Redford conquistando le platee di mezzo mondo. InfattiAmerican Hustle è lì a ricordarci che “l’apparenza inganna”, come recita la seconda parte del titolo nella versione italiana, didascalica ed efficace. Ambientato alla fine degli anni Settanta nella Atlantic City dei casinò in disarmo cara a Bob Rafelson e a Louis Malle, il film si conclude con una sorta di elogio della realtà.

Intervista a Tullio De Mauro

L’intervista uscita per «il Messaggero» di Matteo Nucci a Tullio De Mauro, che lo scorso 31 marzo ha compiuto ottanta anni.

«A inizio Novecento, Giolitti capì che il Paese aveva bisogno di istruzione. Da Presidente del Consiglio, scelse un Ministro forte, Vittorio Emanuele Orlando, e nacque la scuola elementare italiana. Oggi, avremmo bisogno di un capo del governo del genere, uno che in prima persona voglia reimpostare la politica scolastica e culturale del Paese. Per puntare davvero sulla produttività. Mi pare però che ne siamo ben lontani». Tullio De Mauro compie 80 anni e festeggia facendo quel che ha sempre fatto. Massimo linguista italiano, Ministro dell’istruzione per tredici mesi, non ha mai smesso di riflettere sullo stato di salute del sistema scolastico e universitario italiano. E oggi dice: «La scuola può salvarsi. L’Università l’hanno fatta a pezzi. Della ricerca è quasi inutile parlare. È evidente a moltissimi esperti di economia che stiamo già pagando, in termini di produttività, un deficit di ricerca. Ma nessun politico ne parla. Eppure all’estero, Sarkozy e Hollande si sfidano sull’istruzione; Obama per vincere punta sull’istruzione; la Merkel taglia i fondi su tutti i settori e quel che risparmia lo redistribuisce all’Istruzione. Qui invece si demanda a un Ministro come se fosse materia di un solo Ministero. Da Monti non ho sentito una parola. E, per la verità, non ne ho sentita una da nessun altro politico, con l’eccezione, davvero solo verbale, di Vendola».