Cronache dall’Asia 4: letteratura e confini, da Amitav Ghosh a Aung San Suu Kyi

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Questo pezzo è uscito, in versione ridotta, per Asia Magazine, collaborazione tra China Files e il manifesto. Qui le altre puntate della rubrica.
«Sarebbe possibile parlare della fine dell’Unione Sovietica senza nominare Solzhenitsyn? Possiamo pensare alla caduta della cortina di ferro senza fare riferimento a Milan Kundera e un mucchio di altri scrittori? Gli scrittori del Myanmar hanno giocato un ruolo altrettanto significativo, nei cambiamenti che adesso stanno travolgendo il paese, delle loro controparti dell’Europa orientale e della Russia. Che questo sia così poco riconosciuto dice molto della visione mondiale della cultura in Asia». Amitav Ghosh

Di quanto il mondo occidentale sottovaluti la cultura asiatica, perché non la conosce, si inizia fortunatamente a discutere sempre di più e nuove pubblicazioni per colmare questa profonda separazione stanno finalmente comparendo anche in Italia. Ma il motivo per cui il confine tra Oriente e Occidente sta assumendo un aspetto meno inaccessibile è in gran parte dovuto ad interessi economici, che, come Amitav Ghosh fa notare in un altro passaggio di questo intervento nel suo blog, adombrano altri cruciali aspetti che aiutano a capire paesi sconosciuti ai più.

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Qui le puntate precedenti.

Cronache dall’Asia 3 – 55a Biennale di Venezia: viaggio verso l’arte contemporanea asiatica

Il Palazzo Enciclopedico, titolo dato dal curatore Massimiliano Gioni alla 55a Biennale d’Arte di Venezia, mostra dettagli della storia dell’esistere umano: espone e celebra l’individuo espressivo, la manifestazione dell’essere oltre ogni spinta e necessità a esplorare, catalogare, esaurire. È la libertà della conoscenza oltre la pretesa scientifica, è il rispetto della differenza nella sua unicità, è ascolto senza gerarchie. La mostra di Gioni, i padiglioni nazionali e gli eventi collaterali della Biennale ospitano una strada che dall’Italia può portare fino all’Estremo Oriente, raccontando la storia e la contemporaneità di un mondo sempre più penetrabile e raggiungibile, con più voce, più legittimità globale. Ho cercato di percorrere questra strada attraverso il personale filtro elaborato nei mesi trascorsi in Asia.

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Le foto sono di Thomas Nadal Poletto. Qui la prima puntata.

Cronache dall’Asia – Ricomporre il prisma di buddhisti, musulmani e occidentali

Neanche l’altezza tiene lontani gli insetti e quassù al settimo piano non mancano formiche rosse né zanzare e questa sera è apparso un piccolo insetto nero, blatta-grillo, piccola blatta saltellante. Sotto l’influsso buddhista ho cercato di buttarlo fuori dalla mia stanza, ma al quarto o quinto tentativo fallito mi sono decisa a schiacciarlo con l’infradito in dotazione con la stanza.

“I miei amici birmani non hanno speso una sola parola di dispiacere per i tredici bambini morti bruciati nella moschea la scorsa settimana, ma sarebbero indignati a vedermi schiacciare una zanzara sul tavolo”, mi è stato riferito qualche afoso pomeriggio fa.

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(Le foto sono di Thomas Nadal Poletto.)

Cronache dall’Asia – Yangon, Myanmar: cosa cambia in Birmania dopo cinquant’anni di dittatura

Ogni tanto, più volte al giorno, un’esplosione di suono tramortisce l’aria e porta fin quassù al settimo piano una delle solite canzoni usate dai comitati che raccolgono offerte per i monasteri, oppure una hit tutta cassa di qualche dj koreano, oppure una canzone pop-rock made in Myanmar, ma senza un definito gusto occidentale o asiatico.

Siamo all’apice della stagione secca, la temperatura si aggira intorno ai 40 gradi e l’aria si muove in abbondanti ventate di calore.

Sudiamo noi e sudano i birmani, qualcuno si tampona con dei fazzoletti, molti si muovono coperti dall’ombrello. Non è comune scoprirsi per rinfrescarsi. La maggior parte della popolazione, senza distinzione tra donne e uomini, indossa il longyi, un bel telo variopinto che sta annodato in vita e scende giù fino ai piedi. Alcuni ragazzi usano i jeans, qualche uomo dei pantaloni, pochissime ragazze portano una gonna o – rarissimo – degli shorts.