Tutta la fortuna dello stare un sabato pomeriggio a Librinnovando in una Torvergata deserta (ps. la parte polemica è in fondo)

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La novità dell’edizione di Librinnovando di quest’anno è stato il suo carattere schiettamente politico. Chi c’è stato, il weekend dal 27-28 a Roma, l’ha potuto constatare. Chi non c’è stato può farsene un’idea dallo storify, o dal report del Tropico del Libro. Molte delle persone intervenute, tra organizzatori e partecipanti, Luisa Capelli o eFFe o Andrea Libero Carbone o Simone Ghelli o o o hanno mostrato nel corso dell’ultimo anno come lo sforzo di innovazione nell’editoria non può e non dev’essere disgiunto da una militanza culturale o politica tout-court: per le politiche culturali cittadine (vedi il caso del festival dell’Inedito), per le questione del reddito e della qualità del lavoro (vedi i questionario di Re.re.pre, Precariementi, TQ sul lavoro editoriale), per le questioni legate alla proprietà intellettuale (vedi il libro di Boldrin & Levine), etc…