Scrivere di cinema: Elle

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di Elena Magnani

Diceva Bertolucci che un regista è come un voyeur: che fare cinema è come spiare dal buco della serratura, quello della porta dei tuoi genitori. “E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare”. A vedere Elle ci si sente così: un po’ perversi, un po’ a disagio, combattuti tra la voglia di seguire e quella di distogliere lo sguardo. Paul Verhoeven mette in scena un racconto amorale e conturbante, che costringe i suoi spettatori – e i suoi personaggi – a misurarsi con il cuore della propria ipocrisia: la vergogna.

Depardieu o l’arte di sopravvivere

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Due donne e tre uomini sono a cena in una brasserie di Parigi. D’un tratto una delle donne, Marguerite Duras, si rivolge a uno degli uomini, Maurice Pialat, e gli chiede a bruciapelo se è vero che per girare una scena di La Gueule ouverte ha dissotterrato la bara di sua madre. E siccome il volto del cadavere era nascosto, se ha chiesto all’operatore di girarlo ficcandogli un cacciavite nell’occhio. Certo, risponde Pialat senza battere ciglio. «Lei è un mostro» gli fa la Duras. «Lei è mostruosa quanto me,» ribatte Pialat «per capirlo basta leggere i suoi libri». Pialat non amava gli attori, né la recitazione. Credeva solo nella vita. Come la Duras, d’altra parte.

A raccontare questo siparietto è uno degli altri commensali, Gérard Depardieu, nel suo chiacchierato memoir È andata così (Bompiani, pp 178, traduzione di Alberto Pezzotta). Seguito ora da Innocente, uscito lo scorso settembre per Edizioni Clichy (pp 136, traduzione di Paola Checcoli), dove Depardieu dedica una severa tirata d’orecchie – fra le tante – a Pierre Niney, uno degli interpreti più apprezzati dell’ultima generazione.

“Elle”, ritratto di signora dal romanzo di Philippe Djian

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Oggi sarà presentato al Festival di Cannes il film Elle, tratto dal romanzo Oh… di Philippe Djian. L’intervista che segue è uscita sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo. La traduzione dal francese è di Andrea Inzerillo.

La circostanza che trasforma un’esclamazione in un pronome si crea qualche tempo fa a Parigi, all’uscita dell’Odéon, al termine di uno spettacolo teatrale. Isabelle Huppert – da Violette Nozière di Chabrol a La pianista di Haneke, semplicemente una tra le più grandi attrici del mondo – si avvicina a Philippe Djian – parigino, classe 1949, oltre venti libri all’attivo tra romanzi e racconti (in Francia li pubblica Gallimard, in Italia Voland, li traduce Daniele Petruccioli), diversi premi e adattamenti cinematografici (nel 1986 Jean-Jacques Beineix si basò su 37°2 le matin per realizzare il film omonimo, in italiano Betty Blue;nel 2011 André Téchiné ha portato sullo schermo Imperdonabili).