miniTube #5: Il gattino e lo scrittore

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Un video caricato su YouTube il 15 ottobre 2008. Protagonisti lo scrittore parmigiano Paolo Nori e, incidentalmente, un gatto. Quella che doveva essere una clip girata con strumentazione forse amatoriale, caricata in rete per gioco o per promuovere un testo (“La vergogna delle scarpe nuove”, Bompiani, 2007) si trasforma inaspettatamente in una sorta di clip LOLcat, per quanto sui generis, quindi in un manufatto apparentabile al più grande fenomeno del folklore digitale: i gattini sulla rete.

miniTube #3: Abruzzese Giovanni. Breve storia dello stare in coda

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Non si tratta, qui, di una coda allo sportello, ma di un incolonnamento. Decine di automobili obbligate a fermarsi e a spegnere il motore. Qualcosa è accaduto più avanti, lungo la strada. Può darsi che l’incidente – o il blocco del passaggio a livello per via di un guasto, di una catastrofe ferroviaria – si siano verificati molto lontano da noi. Così lontano che la causa dello stop ci resta aliena e invisibile. Per cui alle nostre orecchie, una volta abbassato il finestrino, arriva soltanto il solfeggio di un indefinito passaparola. Non rimane che girare la chiave, scendere dalla macchina e cercare un posto per urinare. Oppure socializzare e collegarsi a questo momento di attesa incerta. Si può godere di un’uscita dal tempo, dal palinsesto quotidiano; fruire di un imprevisto non così spiacevole.

Barba e capelli

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Pubblichiamo un pezzo di Ivan Carozzi uscito sulla versione online di Orwell.

Ricordo che un tempo circolava l’espressione ‘baffi da brigatista’. Indicava un particolare, un ritornello fisionomico che accomunava i volti delle persone arrestate per terrorismo tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’80: 4087 inquisiti, 47 organizzazioni armate attive tra il 1969 e il 1989. Quella cruda infilata di volti finì esposta in prima pagina sui giornali. Oppure dentro un riquadro video alle spalle di un mezzobusto. Diventarono volti familiari.

I Ricchi e Poveri, la crisi e la fine dell’estate

I_Ricchi_e_Poveri_durante_un'esibizione_al_Palasport_di_Torino_(ottobre_1970)

Mi capita, spesso, di navigare tra le bacheche Facebook di gente che non conosco. Mi spinge la curiosità. A volte, invece, mi solletica il gusto speculativo dell’immersione sociale. Il piacere cresce mano a mano che mi allontano, di notte, dalla cerchia dei miei contatti, tra i quali, per esempio, non figurano i piloti di motoscafi, gli studenti di matematica, di botanica, le persone di fede musulmana o i collezionisti di vecchie schede telefoniche nei quali m’imbatto girovagando. Quasi sempre, in base ad una legge che ignoro, mi stupisco nel riscontrare che quello stesso giorno, o soltanto pochi giorni prima, sulla bacheca sbirciata si festeggi, o si sia appena festeggiato, un compleanno. “Auguri:)))”; “Sei un grande…abbraccio:)”. Perché mi ritrovo, puntualmente, in mezzo ad una pioggia, ad una schermata bianca di auguri di compleanno? Non so se ci sia un motivo, una ragione, in questo ricorrente giallo informatico, ma garantisco che mi è capitato davvero troppe volte. Anche ieri. I segni cospirano in qualche direzione, a volte indecifrabile, a volte, invece, più interpretabile.

La casa sul fiume

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foto di Roberto Beani

La casetta a due piani si trova sopra la sponda di un fiume. Una ventina di metri più in alto si snodano i tornanti asfaltati di una strada di montagna. Ogni tanto arriva una donna, stringe le mani attorno al guardrail, dove una scala di ferro posticcia scende verso il fiume, e grida il nome di sua figlia:

“Sara! Saraaaa… Mi senti? Dove sei?”.

Sara − nome di fantasia − è una delle tante ragazze e ragazzi che ogni giorno, scesa la scala e un sentiero dirupato, tornano alla casa sul fiume. Non è raro che Sara, dopo aver cenato in veranda, si fermi a dormire su di una delle tre, quattro brandine attrezzate nella zona notte. Così come altri passano la notte in altre capanne, cannicci e baracche edificati negli ultimi anni lungo le due sponde del fiume. La zona si trova a pochi chilometri da un celebre tratto di costa italiana e si anima della presenza di decine di persone, tra i 12 e i 40 anni, nel periodo tra giugno e settembre. Trattandosi di costruzioni abusive, mi è stato chiesto di non aggiungere altre indicazioni. Al di là della definizione di abusivo, che getta una luce parziale ed iniqua sul lavoro creativo di questa piccola comunità, si può comunque affermare che la casa appartiene al genere delle architetture spontanee. Come gli igloo, i trulli, le tende mongole o le edicole religiose costruite, in Sud America, con le lattine di coca cola.

L’occhiale da sole nell’opinione di un architetto tedesco

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Un giorno di luglio, dopo aver chiuso il sacco a pelo dentro uno zaino, Roland Barthes, l’autore di Miti d’oggi, monta su un treno per l’Italia. Un treno che ferma in tutte le città di mare – da Ventimiglia a Leuca. Barthes scende ad ogni stazione. Pernotta un giorno o due in una pensioncina, oppure, dopo aver camminato per un intero pomeriggio, in spiaggia, sul lungomare, dopo aver sostato su una panchina, accanto a una fontana, sul sedile di uno scooter, all’ingresso di un campeggio, cerca riparo all’ombra di una pineta e stende il sacco a pelo sopra un tappeto di aghi di pino. La mattina rimonta sul treno. Ricomincia la lenta discesa  – come una macchia di luminol; come una goccia di sciroppo d’amarena – lungo lo stivale, e su ciò che vede, Barthes prende appunti su un diario: “I romanzi gialli esposti nelle edicole bazar; tuffarsi da uno scoglio; un gioco d’ombre sul fondale di una piscina; addormentarsi tardi; il contatto freddo della pianta nuda di un piede contro una ceramica; un sogno tropicale nella decorazione di un cocktail; chiudere la zip di un sacco a pelo, immergersi; una classe d’infradito colorate sulle strisce pedonali; il cruscotto fumante di un’automobile senz’aria condizionata; un uomo in canottiera, appoggiato ad una balaustra; il pentagramma muto dei corpi stesi su una scogliera; le due persiane aperte, su di una cucina, dove madre e figlia recitano come a teatro; un bimbo che mastica una cannuccia; una macchia di pistacchio sciolta su una Gazzetta dello Sport; e il successo canoro dell’estate, da un’autoradio fritta dal sole”.

Gilles Deleuze spiegato (d)a mia nipote

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“Dunque, mi è successo quello che è successo in molte famiglie”, raccontava il filosofo Gilles Deleuze, “non avevo animali e un giorno uno dei bambini è venuto da me, con un gatto che non era più grande della sua manina. Eravamo in campagna. Lo aveva trovato in un pagliaio, credo. Da quel momento fatale ho sempre avuto un gatto in casa”. Poco prima di uccidersi, nel 1995, dopo una lunga malattia, Deleuze aveva scelto di partecipare ad un insolito progetto editoriale, ‘L’uccello filosofia’, un piccolo libro per bambini pubblicato in Italia nel 2010 (Edizioni Junior, euro 9,80). I disegni sono firmati da Jacqueline Duhême, artista cresciuta nell’atelier di Henry Matisse, già autrice di un reportage a disegni sul viaggio di Stato che, nel 1962, accompagnò JFK, e sua moglie Jacqueline, a Parigi, Nuova Dehli, Roma e Karachi. Le 39 tavole di Duhême sono portatrici di una grazia, di un sentimento liberatorio di felicità, di una contagiosa leggerezza. Per esempio la figura scelta per la copertina con cui, nel clima pittorico di un’annunciazione, viene ritratto l’abbraccio a distanza tra un bambino e l’uccello filosofia. Le illustrazioni di Duhême sembrano far luce, grazie alla leva fantastica e irrazionale delle immagini, sul significato delle pagine, spesso oscure, di Deleuze.

Aldo Moro: essere padri, portare il fuoco

Ecco un libro su Moro, l’ennesimo, verrebbe da dire. In quanto è una vicenda, anche editoriale, che non si decide a lasciarci, come quei morti che nei film si ripresentano sulla soglia di casa – come spesso titola Dagospia: Moro per sempre. Un demone a cui può capitare d’infilare le dita dentro il guanto di […]

Renato Nicolini o dell’Estate romana

Un articolo datato ma per certi versi attuale, uscito un paio di anni fa per Il Riformista e gentilmente concessoci da Ivan Carozzi; ve lo riproponiamo a seguito della recente candidatura di Renato Nicolini alla segreteria del Pd. Un giorno d’estate di moltissimi anni fa, vidi alla tv un uomo dall’aria buffa, che parlava, parlava, […]