Frank M. Ahearn, l’uomo che fa scomparire le persone nei guai

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

New York. Frank M. Ahearn ha una quantità di telefoni. Tutti con scheda prepagata, che si è fatto comprare da barboni o passanti male in arnese a cui ha dato 20 dollari per la cortesia di registrarli a loro nome. Li usa per un po’, poi li butta. Più esattamente li distrugge. Li spezza in due, toglie la batteria, rompe la sim e sparge i pezzi in bidoni diversi dell’immondizia. Con i computer dei suoi clienti fa di peggio. Li prende a martellate per estrarre il disco fisso. Quindi lo mette in un catino a mollo nel Lysol, un potente disinfettante, o nella trementina. Lo lascia a marinare qualche giorno e poi lo mette nel congelatore. Infine lo disperde nell’oceano («Sì, è inquinante, e allora? Piantate un albero e vi sentirete meglio»). Basterebbe molto meno per essere certi che nessuno riesca a recuperare i dati. Ma il professionalismo ha la sua liturgia. Se vi siete rivolti a lui vuol dire che le cose hanno preso una brutta piega, tendente al pessimo.

Inno del corpo sfatto. Nuove coordinate della Lussuria: da Lena Dunham alla MILF

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Pubblichiamo un pezzo di Fabio Cleto uscito sul N.14 di Link Idee per la televisione, Vizi Capitali. Puoi trovare Link, oltre che in libreria, anche in formato digitale per iPad (qui), per Android (qui) e per Kindle (qui). (Immagine: una scena di Girls.)

di Fabio Cleto

Teaser, I. Lust for Life

È il 3 ottobre 1951, nel Prologo di Underworld. È lo spareggio fra Giants e Dodgers, e piovono sugli spalti del Polo Grounds le pagine della rivista Life, strappate da qualcuno che ne fa istantanee del desiderio, coriandoli di un nuovo lusso ubiquo, proteiforme, imperativo: “Alimenti per neonati e caffè solubile, enciclopedie e tostapane, shampoo e whiskey di malto”. Nell’indifferenza onnivora dello spettacolo diventano tutt’uno beni e pubblicità, capolavori dell’arte e tecnologia, “Rubens e Tiziano, Playtex e Motorola” [1]. L’immagine aderisce alla vita e la replica, diventandone strumento definitivo di cognizione: Frank Sinatra apprende “di essere su Life di questa settimana” quando la pagina che lo ritrae gli sfiora la spalla. Fra stelle del cinema e celebrità dello sport, la presenza di J. Edgar Hoover – il Federale numero uno, la Grande Spia – coniuga fama e segretezza, “due estremi della stessa fascinazione”, evoca “il crepitio elettrostatico di una certa libidine nel mondo” [2].

Baseball e letteratura americana

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Questo pezzo è uscito su La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera.

Il baseball è il grande serbatoio della memoria americana. Incarna la devozione per il passato e insieme il sogno che la storia possa procedere a rilento, secondo processi immutabili. Il baseball, con la sua estetica sempre anacronistica, è per eccellenza lo sport dei cimeli, ed è per questo che la letteratura ne ha scoperto presto la natura romantica e malinconica. Ogni volta che uno scrittore vuole raccontare adolescenti sognatori, o riportare in vita un’epoca d’oro della società americana, nei romanzi appaiono epifanie bianche: palline sparate in cielo, palline bloccate nei guantoni, palline sospese in aria. Gli spalti si riempiono, i giocatori leggendari tornano in vita, le pagine si impregnano dell’aroma di senape degli hot dog e del ricordo di pomeriggi struggenti. Speranze collettive e desideri privati si fondono per la durata di un fuoricampo, di una partita intera, o di una stagione mitica che non tornerà più.