Diciotto anni senza Fabrizio De André

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Diciotto anni fa Fabrizio De André ha attraversato “l’ultimo vecchio ponte”. Ormai, siamo orfani maggiorenni della sua presenza schiva eppure prepotente, “ostinata e contraria”, irriverente eppure a suo modo spirituale.

Per ricordare il grande cantautore ho parlato con chi lo conosceva bene, Doriano Fasoli (un intellettuale in grado di scrivere un libro con Elémire Zolla e tenere testa a Carmelo Bene oltre che allo stesso Faber), del quale Alpes ha ristampato recentemente Fabrizio De André. Passaggi di Tempo, uno studio rigoroso a cui collaborò lo stesso artista genovese. Il libro è tuttora un punto di riferimento ineludibile per chi voglia approfondire l’opera di De André, impreziosito da una lunghissima conversazione con il cantautore e dai contributi di Mauro Pagani, Dori Ghezzi, Fernanda Pivano, Paolo Villaggio e Francesco De Gregori.

Storia collettiva e storia individuale. “Gli anni” di Annie Ernaux

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di Matteo Moca

Eric Hobsbawm, nel suo fondamentale saggio Il secolo breve, scriveva di come il ‘900 potesse essere ridotto, in una sua schematizzazione, in tre fasi: quella della violenza delle due guerre, l’età dell’oro fino alla metà degli anni ’70 e quella che lui stesso definisce la “frana”, che arriva circa fino al dissolvimento dell’Unione Sovietica. Nella sua particolarità questo secolo oltre che breve può essere definito, con un’inerzia che giunge fino ai nostri anni, anche veloce, il secolo in cui si è iniziato a sperimentare la velocità: basti pensare alla durata che gli oggetti hanno oramai assunto, ai tempi di percorrenza di grandi distanze e al continuo sviluppo tecnologico che rischia continuamente di gettare nell’obsolescenza. Quello che Annie Ernaux tenta in Gli anni (romanzo uscito in Francia nel 2008 e tradotto, dopo il meraviglioso Il posto dello scorso anno, sempre da L’Orma Editore e sempre in maniera molto accurata e precisa da Lorenzo Flabbi) è di indagare come il tempo vissuto si trasformi nel tempo della nostra vita e lo fa scrivendo un romanzo autobiografico che intreccia la sua storia personale con quella collettiva, disegnando un affresco che si impone come cronaca del nostro mondo. Il viaggio personale di Annie Ernaux comincia con il secondo dopoguerra, gli anni subito successivi alla Liberazione, con i momenti conviviali vissuti da bambini e di cui si capisce ben poco se non che i tedeschi erano stati rimandati a casa e che adesso c’è abbastanza cibo per alzarsi da tavola sazi e non conoscere più la fame, e si conclude nei nostri giorni, nel mondo della “società dei consumi” in cui viviamo oggi.

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È in libreria per minimum fax l’edizione tascabile dell’antologia La qualità dell’aria. Storie di questo tempo curata da Nicola Lagioia e Christian Raimo e apparsa per la prima volta nel 2004. Pubblichiamo il racconto di Nicola Lagioia, ringraziando l’editore.

Non sarò mai un vero fumatore. Mi mancano tenacia, disinvoltura, senso di colpa. Mi manca un certo automatismo, una particolare morbidezza, la temporanea sospensione del giudizio che va dal gesto di accendere la cicca a quello di abbandonarne i resti. La nicotina non mi entra nel sangue. I cinque minuti di una banale fumata diventano un lungo esercizio da mandare a memoria. La sigaretta, fra le mie dita, resterà sempre un viziosissimo artificio e mai, temo mai, una sana abitudine. In un qualunque pomeriggio di pioggia, solo, senza ombrello, fermo ad aspettare l’autobus, sento il tabacco scivolarmi di dosso fino all’ultima traccia. Così ogni volta non ho imparato niente. Non sono spinto a continuare.

Il ritorno del commissario Magrite di Gianni Mura

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Un omaggio di Fabio Stassi per festeggiare il ritorno del commissario Magrite, protagonista di Ischia (Feltrinelli), il nuovo romanzo di Gianni Mura. Oggi alle 18 Gianni Mura incontrerà i lettori alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma e il 27 novembre sarà ospite della libreria minimum fax insieme a Giuseppe Smorto per un appuntamento speciale di Punto e Svirgola, la rubrica di Repubblica.it. (Immagine: René Magritte, Decalcomania.)

Bentornato, commissario Magrite 

Magrite lo vedo arrivare sotto i portici di Piazza Vittorio, all’ora stabilita. Sono cinque anni che non ci incontriamo e ho l’impressione che nasconda qualche chilo di troppo sotto una vistosa maglietta a righe, i jeans, e un giaccone che ricorda vagamente un eskimo. Ma la prima cosa che riconosco di lui è la sua andatura basculante, da orso che si è volontariamente licenziato da un circo, e quello sguardo spaesato che si posa su tutto, e di tutto è curioso: di un gruppo di asiatici che fumano, delle felpe dei pakistani, dei banchi di abiti usati… Sembra di essere a Marsiglia, mi dice allegro appena gli sono a tiro. Volevo farla sentire a casa, rispondo. Grazie, ma spero che lei abbia scelto bene anche il ristorante, Non sono un esperto, ma se non ha nulla in contrario la porterei dal nepalese, è un posto alla buona, si mangia bene e si spende poco, Si può scegliere il vino? No, ma stamane gli ho fatto mettere in frigo un rosso di Montefalco, Approvato allora, andiamo a vedere.