L’America di James Agee

James Agee photo by Walker evans

(Nella foto: James Agee ritratto da Walker Evans)

di Giacomo Giossi

A Death in the family di James Agee comparve per la prima volta in Italia nel 1960 da Garzanti con il titolo Il mito del padre, titolo decisamente evocativo di una storia che ha al centro una famiglia americana di provincia (della sterminata provincia americana), la morte del padre e la formazione del figlio, protagonista unico del romanzo con la madre e la sorella. Una morte in famiglia (Il Saggiatore, 2015) ripristina così l’aderenza al titolo originale sempre nella traduzione di Lucia P. Rodocanachi (già proposta nei primi anni duemila da e/o) e contestualmente toglie ogni impressione epica ad una storia dura e in parte violenta.

Questa comunicazione non è affatto così semplice

La storia è nota ai più. Nel 1936, durante la il periodo della Grande Depressione americana, un fotografo e un giornalista-scrittore vengono inviati in Alabama per conto del Governo e di una testata giornalistica, al fine di conoscere e testimoniare la vita dei fittavoli coltivatori di cotone nelle zone del Sud degli Stati Uniti. Ma accade che il reportage si trasformi in una grande avventura morale, e che venga più volte rifiutato dagli stessi committenti, fino a vedere le stampe nel 1941 con il titolo Sia lode ora a uomini di fama, e fino a diventare un esperimento assolutamente unico nella storia del reportage giornalistico.