In dubious battle: l’ultima sfida di James Franco

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Lo incontro in una palestra di pugilato di Dumbo, a Brooklyn, un sabato mattina. James Franco è lì a girare un videoclip. Attori e modelle combattono contro nemici immaginari sul ring della palestra. Combattono a viso scoperto, o indossando maschere di animali o altri mostri. L’ultimo lungometraggio che ha diretto e interpretato è In Dubious Battle (prodotto e distribuito da Ambi Group, il film verrà presentato fuori concorso a Venezia il 3 settembre).

Nel film Franco è Mac McLeod, sindacalista di vecchia data che per tutta la vicenda fa da mentore al giovane Jim Nolan (interpretato da Nat Wolff), istruendolo su come organizzare uno sciopero. Nel cast ci sono Robert Duvall, Sam Shepard, Selena Gomez e il protagonista della serie tv Breaking Bad Bryan Cranston.

22/11/’63: le carte impreviste della storia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

di Valentina Della Seta

Stephen King lo scrive tra le pagine del romanzo 22/11/’63 (Sperling  & Kupfer, traduzione di Wu Ming 1, 2011): «Il passato non vuole essere cambiato, il passato ha i denti aguzzi». A farne le spese è il protagonista Jake Epping, professore di lettere in un liceo di Lisbon Falls nel Maine, che trova un varco spazio-temporale nel retro di una tavola calda. Al Templeton, proprietario del locale e gravemente ammalato, spiega a Jake che all’uscita del varco si troverà  nello stesso luogo nel 1959.

Le letture di James Franco, adesso

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Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d’ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I’ll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest’ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.Questo articolo è uscito su Icon, che ringraziamo (fonte immagine).

Questa conversazione con James Franco inizia da uno scambio di messaggi. Sono da Strand Bookstore, a New York, una mattina d’ottobre. Ho appena letto il bel memoir di Grace Jones, I’ll Never Write My Memoirs, e i due magnifici libri di Ta-Nehisi Coates, The Beautiful Struggle e Between the World and Me (quest’ultimo uscirà in Italia per le edizioni Codice). Tra i tavoli affollati della libreria cerco un libro che stia al passo, che sia altrettanto bello. Scrivo un messaggio a James Franco per chiedergli cosa leggere.

Halloween: un racconto

halloween

Pubblichiamo Halloween, un racconto di James Franco tratto dalla raccolta In stato di ebbrezza edita da minimum fax.

di James Franco

traduzione di Tiziana Lo Porto

Il giorno di Halloween di dieci anni fa, al mio secondo anno di liceo, ho ucciso una donna.

Avevo passato il pomeriggio a bere a casa di Ed Sales, e visto che ero in libertà vigilata non avrei dovuto farlo. Le condizioni della mia libertà vigilata erano che potevo prendere la macchina solo per andare e tornare da scuola. Ma erano passati già sei mesi da quando ero stato fermato perché minorenne in stato di ebbrezza, e i miei genitori erano diventati più elastici nel farmi usare la macchina. Quel martedì di Halloween, invece di tornare a casa, ho portato un po’ di amici da Ed e ci siamo ubriacati tutti.

Quello che rimane di C.K. Williams

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di Mario Luongo

Wit – dal dizionario Collins
a) intelligenza
b) spirito, arguzia
c) persona arguta, bello spirito

C.K. Williams è morto poco più di un mese fa, il 15 settembre, nella sua casa di Hopewell, in New Jersey. Aveva 78 anni, era malato di mieloma multiplo. Negli USA se n’è parlato molto, anzi il giusto, mentre in Italia in pochi sembrano essersene accorti.

Hai fatto la battuta. Selfcasting e intrattenimento autogestito

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Questo pezzo è uscito su Link Magazine. (Fonte immagine)

Mi trovo a Charles de Gaulle, in attesa di salire su un aereo diretto a New York. Ieri, su facebook, ho postato uno status in cui dicevo delle cose, vere, con un tono fintamente serio, ma in realtà scherzoso, in un doppio-triplo clin d’œil rivolto ai miei “amici”. Tra le righe: sto partendo, per un po’ vi toccherà sopportare aggiornamenti monotematici, abbiate pazienza. Like, reazioni, faccine. Le solite cose. Ora sto scorrendo il muro con il pollice. Mi arriva la notifica di un commento al mio status, è uno scrittore che qualche settimana fa ha accettato la mia richiesta di amicizia. Non abbiamo mai interagito. Questa è la prima volta. Il suo commento è: “Esticazzi”. Mi crolla il mondo addosso. Si è rotto il patto di non belligeranza che, per quanto mi riguarda, tiene in piedi questa faccenda degli status, dei social, dell’internet, di tutto. Non si fa. Sono offeso.

Tiziana Lo Porto intervista James Franco

Steinbeck al cinema con James Franco In Dubious Battle

Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Tiziana Lo Porto a James Franco apparsa sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

Questa intervista (parzialmente pubblicata sul Venerdì) avviene in due tempi. Il primo a Venezia, alla scorsa Biennale del Cinema, James Franco presenta L’urlo e il furore che ha diretto, io sono lì per intervistarlo. Il secondo tra Roma e Atlanta lo scorso marzo. Io a Roma, James Franco ad Atlanta a dirigere La battaglia di Steinbeck. Tra i due tempi traduco il suo ultimo romanzo, Il manifesto degli attori anonimi (esce oggi per Bompiani) e leggo una trentina di libri che mi consiglia lui negli scambi di email. Molto Nabokov, molta poesia. L’anno scorso a Broadway gli ho regalato Camera da letto di Attilio Bertolucci e una raccolta di poesie di Patrizia Cavalli. Amiamo i libri di poesia.

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Primo tempo, settembre 2014 

Grazie per Faulkner. Se non dovevo fare quest’intervista forse lo non avrei mai letto. Ho letto Mentre morivo e L’urlo e il furore, e dopo che li ho letti ho anche capito perché in In stato di ebbrezza hai usato così tante voci. 

Esatto, hai assolutamente ragione. Quando ho scritto In stato di ebbrezza una delle maggiori influenze è stata Mentre morivo, e la struttura iniziale del libro prevedeva che ogni personaggio facesse riferimento a una morte che accadeva al centro del libro. Uno degli studenti moriva. Pensavo di costruirlo esattamente com’è costruito Mentre morivo, in modo che ognuno avesse la sua prospettiva di quella morte, di cosa significasse per lui.

Ancora Zelda

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Il 10 marzo 1948 moriva Zelda Fitzgerald. Pubblichiamo un intervento di Tiziana Lo Porto, autrice insieme a Daniele Marotta di Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax). (Fonte immagine)

Il fatto è che a un certo punto Zelda Fitzgerald ritorna sempre. Protagonista o personaggio minore, da quasi un secolo la ritroviamo dentro racconti e romanzi (a partire da quelli del marito F. Scott), film per il cinema e la tv, videogiochi, collezioni di moda, negozi vintage, nomi di riviste, ristoranti, marmellate, tacchini, qualunque cosa. E nessuno si è stancato di lei. C’è stato un momento, mentre scrivevo la sceneggiatura di Superzelda, in cui avevo deciso di aggiungere un’appendice in fondo al libro per dare testimonianza della presenza di Zelda dopo la morte di Scott. Poi il capitolo continuava a crescere e mi sono resa conto che sarebbe stato più lungo del resto libro. Ho lasciato perdere.

Buon compleanno, Superzelda!

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Cosa festeggiamo e perché

Superzelda il libro è nato il 10 novembre del 2011. Quel giorno sono arrivate le prime copie in casa editrice e nelle nostre mani e abbiamo festeggiato con qualche bottiglia di vino e le dediche disegnate bellissime di Daniele alla libreria minimum fax di Trastevere. Sono venuti i nostri amici, non abbiamo fatto grandi discorsi (anzi, non abbiamo fatto proprio nessun discorso), abbiamo bevuto e dedicato tutte le copie che erano in libreria. Primo giorno di vita, piccolo sold out tra amici. In una versione sparpagliata e che sembrava mai definitiva Superzelda però esisteva già, esisteva da anni. Esisteva da quando con Daniele, facendo recensioni disegnate per D, ci siamo imbattuti nella storia di Zelda e abbiamo deciso di trasformare la sua vita di un fumetto mettendo per prima cosa un super davanti al nome.

A proposito di Lena

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Pubblichiamo la versione integrale di un articolo di Tiziana Lo Porto uscito sul Venerdì il 30 settembre. (Fonte immagine)

L’ha detto benissimo Truman Capote: “La differenza tra realtà e finzione è che la finzione deve essere coerente”. Detto più banalmente, scrivere finzione è come raccontare bugie: se non hai buona memoria e abbastanza immaginazione per tenerle in vita senza farti beccare, evita di farlo. In questa zona d’ombra tra realtà e finzione si colloca regina l’opera di Lena Dunham: il suo bellissimo lungometraggio Tiny Furniture (del 2010, acclamato in America, ingiustamente ignoto in Italia), la fortunata serie tv Girls (da lei scritta, diretta, interpretata, prodotta) che le ha permesso di conquistare la gloria internazionale e diversi Emmy, il felice memoir Non sono quel tipo di ragazza (Sperling & Kupfer, mia la traduzione, pagg. 288, euro 15,80) con cui oggi ha appena esordito come scrittrice uscendo in contemporanea in 22 paesi oltre che in America. In ogni sua opera ha attinto a piene mani dalla propria vita per farne opere d’arte e di successo.