Su “La città dei vivi”

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A seguito di un lungo pezzo di Walter Siti su La città dei vivi, il quotidiano Domani mi ha chiesto un contributo da cui far partire una discussione che è proseguita  on line. Ho accettato di buon grado. Ringrazio Domani consapevole che l’autore non ha l’ultima parola su ciò che ha scritto. di Nicola Lagioia Per quali strade […]

Consigli di lettura per settembre

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di Giorgio Biferali

Sono terminate da non molto le nostre “piccole vacanze”, e mentre si discute un po’ di tutto, dal razzismo atavico ai nuovi canoni di bellezza, da Nolan che fa film noliani al fantamercato calcistico, fino, addirittura, all’imminente riapertura delle scuole, tra test sierologici e banchi monoposto, ho l’impressione che questo mese di settembre, nonostante tutto, possa rappresentare il momento ideale per tornare a guardarsi un po’ intorno e rimettere a fuoco tutto quello che ci circonda.

Le fotografie di Henri Cartier-Bresson a Palazzo Grassi. Il gran gioco del guardare in mostra

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di Anna Toscano

Come gli sguardi guardano a una opera fotografica, come la avvicinano o la allontanano, come la leggono, come la sorvolano, come la serbano, come diviene nel tempo la colonna sonora per immagini di una vita, perché i grandi capolavori fotografici scandiscono l’esistenza delle persone fino a crearne una colonna visiva, fino a divenire parte integrante della vita di chi le ama.

Henri Cartier-Bresson ha fotografato il mondo per moltissimi anni, circa ottanta, quasi senza sosta, i suoi scatti in bianco e nero marcano i momenti dell’esistenza di molti appassionati o solo simpatizzanti di fotografia; incontabili le mostre a lui dedicate nel mondo, sia quando era in vita sia dopo, moltissime le immagini iconiche che lo hanno reso indimenticabile.

E pluribus unum: la lezione di Javier Cercas sull’Europa

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L’Europa. Molti mesi fa, tramite l’editore Guanda, abbiamo invitato Javier Cercas ad aprire la XXXI edizione del Salone del Libro di Torino con una lectio sull’Europa. Cercas ha accettato l’invito e ha letto il suo intervento lo scorso 10 maggio, davanti a diverse centinaia di persone, tra cui i presidenti di Senato e Camera. Poiché il discorso pubblico […]

L’arte di saper raccontare. Intervista a Paco Roca

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di Natalia La Terza

Paco Roca è uno dei più importanti fumettisti contemporanei. Nato a Valencia nel 1969, è arrivato in Italia con Alessandro Editore e poi con Tunué, che ha pubblicato tra gli altri, i suoi graphic novel più famosi: il pluripremiato Rughe, diventato un lungometraggio d’animazione, L’inverno del disegnatore, Memorie di un uomo in pigiama e, quest’anno, La casa, un’opera autobiografica che ha come protagonisti tre fratelli, riuniti alla morte del padre in un’abitazione che per ognuno di loro ha significati, ricordi e suggestioni diversi.

Incontro Paco a Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria che si svolge ogni anno a Roma, e aspetto, prima di parlargli, che finisca la dedica al ragazzo che l’ha intervistato prima di me, un’illustrazione che imita e personalizza la copertina del suo ultimo libro, il disegno di un ragazzo con un cappello di paglia e scarpe di tela che innaffia il suo giardino.

“La forma delle rovine”, complotti come opere d’arte collettive

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Questo pezzo è uscito sul Corriere della Sera, che ringraziamo.

di Emanuele Trevi

Sarà capitato a tutti ascoltare qualche immonda solfa dietrologica sull’11 settembre. Confesso che, pur trovando in genere divertente e addirittura poetica la follia umana, quella storia della CIA che riempie di esplosivo le Torri Gemelle, senza che nessuno se ne accorga, ha il potere di mandarmi in bestia.

Il mai troppo compianto Umberto Eco coniò una definizione perfetta di questo tipo di fissazioni: il «pensiero pirla». Possiamo riderne, ma ci vedo anche un risvolto tragico e ripugnante. Anche in queste forme di imbecillità tutto sommato innocue, sembra realizzarsi l’incubo di Primo Levi: che nessuno creda più ad Auschwitz. È dunque con grande empatia che ho gustato la scena in cui il protagonista della Forma delle rovine di Juan Gabriel Vásquez rompe il naso a un tipico esponente dello peudo-pensiero paranoico, tirandogli un bicchiere in faccia. Ma siamo solo all’inizio del lungo romanzo dello scrittore colombiano, nato nel 1973 e già noto in Italia per altri libri, tra i quali va ricordato almeno Il rumore delle cose che cadono.

Come si racconta una storia: l’incipit secondo Jhumpa Lahiri

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È in libreria per nottetempo L’arte di raccontare, dieci interviste di Caterina Bonvicini e Alberto Garlini a John Banville, Emmanuel Carrère, Javier Cercas, Jhumpa Lahiri, Petros Markaris, Yasmina Reza, Colm Tóibín, Edward St Aubyn, Elizabeth Strout e Luis Sepúlveda. Le conversazioni riguardano metodi di lavoro e tecniche di scrittura, dalla costruzione dei personaggi ai dialoghi, dall’ambientazione al punto di vista. Pubblichiamo di seguito l’intervista di Caterina BonviciniJhumpa Lahiri: il tema è l’incipit di una storia(fonte immagine)

di Caterina Bonvincini

Jhumpa Lahiri, una delle migliori scrittrici americane contemporanee, Premio Pulitzer nel 2000, di origine bengalese ma cresciuta negli Stati Uniti, da un paio di anni ha lasciato New York per trasferirsi a Roma e studiare la nostra lingua. L’ha imparata così bene che ha pubblicato un libro in italiano (In altre parole).

Il meglio di Pagina3: settimana dal 18 al 22 marzo

Eugenio Montale

Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Eugenio Montale.)

Lunedì 18 marzo:

 “Sulla difficoltà di leggere”, intervento di Giorgio Agamben contenuto nella raccolta di saggi Leggere è un rischio, di Alfonso Berardinelli, edizioni Nottetempo, 2012

 “Fanaticamente Europeista”. Javier Cercas presenta il suo nuovo libro Le leggi della frontiera, intervista a cura di Simona Maggiorelli, rivista Left

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Scherzo (Symphony no. 3, terzo movimento di Johannes Brahms) nell’esecuzione dello Steve Kuhn Trio, dall’album del 2008 Baubles, Bangles and Beads

Scrivere del mondo

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Abelardo Morell.)

Oggi si fa una gran discussione intorno alla non-fiction. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura? È possibile individuare una linea di demarcazione o piuttosto una terra di mezza al cui interno, a sua volta, prendono corpo percorsi differenti tra loro? Fino a che punto è consentito attraversare i confini? Dove si colloca l’io in tutto questo (l’io che osserva, l’io che agisce, l’io che narra)? Grande è la confusione sotto il cielo, specie in Italia, tanto che converrebbe mettere un po’ di ordine nel discorso.