Le elezioni americane più atipiche della storia

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(nella foto, l’attore Jimmy Fallon impersona Donald Trump durante uno sketch con Hillary Clinton)

Il primo febbraio, con le primarie in Iowa, cominciano ufficialmente le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Jon Meacham, premio Pulitzer e vice presidente di Random House, nell’ultima puntata dello show di Bill Maher sulla HBO, ha sostenuto che per la prima volta nella storia delle presidenziali americane la riduzione al common sense nella quale le varie spinte apocalittiche hanno storicamente confluito non si verificherà e questa volta il centro non sarà in grado di reggere.

Effettivamente i sondaggi parlano di un Donald Trump strafavorito tra i repubblicani e di un Bernie Sanders in ascesa in campo democratico nonostante la blindatura di Hillary Clinton sulla nomination.

Running over the same old ground. Il dolore dolce dell’America

americaone

di  Margherita Emo e Alessandro Giovannelli

Prima di partire non lo sapevamo, ma dagli Stati Uniti ci aspettavamo il futuro. In maniera ingenua, irrazionale, e probabilmente come molti nati negli anni ottanta. Forse anche nei novanta. Invece l’aeroporto di Seattle-Tacoma all’arrivo ci sembra un po’ vecchiotto e, quando mettiamo piede in centro, camminiamo stupiti per la downtown sdentata. Non è una siepe di vetro, ma un alternarsi di edifici bassi e grattacieli neri a specchio. Cerchiamo di pescare nella memoria le immagini del 1999, quando Seattle è stata l’avamposto del movimento no-global, ma emerge solo una figura in posizione di lancio. Non siamo nemmeno d’accordo sul colore della tuta. Da astronauta o da black block. Finché non avvistiamo lo Space Needle, simbolo della città: un disco volante a 184 metri da terra sostenuto da un treppiede metallico bianco. È stato costruito per l’Expo 1962, il cui tema era «l’uomo nell’era dello spazio».