Il libro di carta vola dritto nel futuro

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Questo articolo è uscito sul Foglio, che ringraziamo (fonte immagine).

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui farsi vedere con un libro in mano, o dentro la busta di carta della libreria, equivaleva ad ammettere di essere antichi. Superati, polverosi, resistenti alla modernità. Persone piene di fiducia nel futuro hanno buttato, regalato o venduto alle bancarelle la maggior parte dei libri posseduti, per l’euforia di fare spazio, di tenere tutto dentro un Kindle, di sentirsi liberi e nuovi, digitali e pronti per una vacanza in barca. In barca infatti bisogna sempre portare il Kindle, perché la salsedine rovina la carta e perché si viaggia leggerissimi.

George Orwell aveva torto – La risposta di Amazon

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Questa è la risposta di Amazon alla lettera pubblicata stamattina sul “New York Times”. Ai lettori di minima&moralia il compito (se lo volete) di discutere su una controversia che offre più di un motivo di riflessione sul destino del mondo dei libri nel futuro prossimo.

Ecco la lettera di Amazon

Cari lettori,

appena prima della seconda guerra mondiale, ci fu un’invenzione radicale che scosse le fondamenta del mondo editoriale. Si tratta del libro tascabile. Questo accadde in un periodo in cui i biglietti per il cinema costavano 10 o 20 centesimi, e i libri costavano $ 2,50. Il nuovo libro in brossura costava 25 centesimi – dieci volte più conveniente. I lettori adottarono subito il libro in brossura e milioni di copie furono vendute nel solo primo anno della sua commercializzazione.

Intervista a Glenn Greenwald

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Pubblichiamo un articolo di Simone Pieranni uscito sul manifesto ringraziando l’autore e la testata.

di Simone Pieranni

Glenn Greenwald, il giornalista ex Guardian e autore degli articoli che hanno rivelato al mondo le tecniche di controllo della Nsa statunitense (National Security Agency), grazie ai documenti consegnati a Hong Kong da Edward Snowden, ex analista della Cia, ha presentato a Milano il suo nuovo libro Edward Snowden e la sorveglianza di massa (Rizzoli, euro 15). Prima della presentazione alla Sala Buzzati della Fondazione del Corriere della Sera, lo abbiamo incontrato per una intervista sui temi salienti della sua «produzione». ringraziando l’autore e la testata.

Se questo è Amazon. Lavoratori ingranaggi della «megamacchina»

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Pubblichiamo un articolo di Cesare Buquicchio uscito sull’Unità.

di Cesare Buquicchio

In Amazon, com’è tradizione in America, si pensa ai lavoratori. Vengono organizzate delle tombole. In occasione della Festa della Musica, hanno pagato uno spuntino, hanno invitato dei gruppi e un piccolo circo. In Amazon sono veramente simpatici. Per Pasqua, hanno organizzato una caccia alle uova nel parcheggio. Ogni dipendente ha ricevuto una gallina di cioccolato…

Jean-Baptiste Malet ora indossa un giubbotto di pelle nera e una camicia color azzurro scuro. Qualche mese fa, invece, la sua divisa di ordinanza era un pile grigio con la scritta ricamata “Amazon” incorniciata dalla freccia che compone un sorriso. Si infervora il giovane giornalista francese di Le Monde Diplomatique raccontando i suoi tre mesi sotto mentite spoglie. Assunto durante il periodo natalizio come picker in un deposito logistico del colosso americano fondato da Jeff Bezos leader nella vendita on line di libri, articoli di elettronica e quant’altro. «Volevo fare un’inchiesta sulle condizioni di lavoro dentro Amazon. Ebbene, sono dure e stressanti come racconto nel mio libro. Ma sono perfettamente consapevole di come possano essere simili a quelle di tanti lavoratori in fabbriche tecnologicamente avanzate o in altri settori della logistica. Con mia stessa sorpresa, però, dalla mia esperienza è emerso altro. Ritengo di aver vissuto e lavorato per tre mesi in un avamposto dell’organizzazione sociale del XXI secolo».

Per il corpo di mille cyber-balene, ahr

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A dicembre è uscita la nuova edizione di Pazzi scatenati – Usi e abusi dell’editoria, stavolta per Tic, una minuscola casa editrice che pubblica un libro e mezzo l’anno e si finanzia vendendo parole magnetiche. O qualcosa del genere. Non mi trovo molto a mio agio a parlare del libro ma un paio di frasi sono nella condizione di doverle proprio mettere insieme. E sia: per me Pazzi scatenati è uno scritto sulla vanità, sull’illusione e sulle «odiose velleità» (per dirla con Marco Montanaro) che regolano tanta parte della filiera editoriale. Circostanze che hanno portato un’abbondante sezione della filiera medesima a prostrare una generazione di precari, dal canto loro correi di partecipare alla giostra – anche questi si sono illusi col sudore dei loro anni migliori di poter cambiare qualcosa. Non era vero, non era possibile, o almeno quasi mai. Ammesso che il libro un merito ce l’abbia è quello di parlare di queste cose con una certa levità.

minima&moralia mi offre l’onore di proporre qualche pagina dalla nuova edizione. Discorrendone un po’ si è pensato di prendere uno stralcio da un capitolo sui nuovi media. In particolare nel brano qui sotto si parla degli scan ripper, una delle misconosciute figure che popolano il panorama della cometa che (forse) stravolgerà il mercato del libro che conosciamo oggi.

Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori e gli autori, a cui paghiamo il 70 per cento dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre.

Jeff Bezos

Il capo di Amazon, Jeff Bezos, ci mette in guardia: «Il futuro vince sempre». E una delle partite che il futuro propone al mercato del libro è quella della pirateria e delle nuove formule di fruizione artistica. Lo abbiamo visto con la musica, abitudini come quella del peer-to-peer, la pratica di scaricare file piratati su Internet, fanno presto ad attecchire. Un passo avanti si fa quando si riconosce che in realtà chi si scarica i file altri non è se non un cliente a cui è negato un servizio. Quale? La possibilità di scaricarsi film, musica, libri – non tanto senza pagare – ma in modo libero e senza avere ogni volta l’onere di dover spendere per un prodotto che ancora non conosce. Perché ormai ci siamo abituati a questa possibilità.