JFK, la storia che esplode davanti agli occhi

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In occasione del cinquantesimo anniversario dell’assassinio di JFK, ieri abbiamo pubblicato due riflessioni di Francesco Longo e Cataldo Bevilacqua. Oggi chiudiamo il cerchio con un estratto da Omicidi americani, la raccolta di inchieste dei premi Pulitzer uscita per minimum fax nel 2006 e curata da Simone Barillari. Traduzione di Ada Arduini. (Fonte immagine)

di Simone Barillari

L’articolo premiato con il Pulitzer che Merriman Smith scrisse come testimone oculare dell’omicidio del presidente Kennedy e soprattutto i suoi dispacci all’agenzia di stampa upi – in straor­dinario, inspiegabile anticipo su tutti quelli della concorrenza – collocarono a lungo la sua prestazione giornalistica tra le più notevoli mai offerte da un reporter davanti a un evento capitale cui assisteva in prima persona. In realtà, agli occhi di alcuni colleghi, quella prestazione si rivelò per ciò che era realmente stata già la notte stessa di quel 22 novembre 1963, quando Albert Merriman Smith, non senza un certo compiaciuto cinismo, sollevò la ca­micia e mostrò ai colleghi il gran numero di lividi che gli copri­vano la schiena; spiegò poi ai presenti quello che non era scritto nell’articolo ed era invece successo a bordo della macchina del pool stampa al seguito del presidente, ossia come gli era stato possibile, nell’arco di pochi minuti, appropriarsi del più sensazionale evento della storia americana dai tempi dell’attacco a Pearl Harbor.

In qualità di inviato della United Press International presso la Casa Bianca, il ventottenne Merriman Smith aveva iniziato a lavorare durante l’amministrazione Roosevelt, quando nel 1941 scrisse che al cenone di Capodanno il presidente e sua moglie avevano ordinato stinco di cavallo e fagioli neri, e ai colleghi che gli domandavano sorpresi perché si fosse inventato una notizia del genere, lui aveva risposto che in America tutti, al cenone, mangiano stinco di cavallo e fagioli neri. Sotto il mandato di Truman, quando l’annuncio della fine della seconda guerra mondiale aveva scatenato la corsa frenetica dei reporter verso i telefoni, lui era caduto spezzandosi una clavicola, ma prima di farsi prestare delle cure mediche aveva raggiunto comunque l’apparecchio e dettato il dispaccio con la notizia. In seguito aveva accompagnato Eisenhower nel suo storico giro di incontri diplomatici in Europa, Asia e Africa, e nel 1963, quando compì cinquant’anni, Merriman Smith era il più noto corrispondente dalla Casa Bianca e Kennedy il suo quarto presidente.

Scrivere la storia – King, Ellroy e DeLillo a confronto sul caso Kennedy

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Torniamo sul rapporto tra l’omicidio di JFK e la letteratura americana con un pezzo di Cataldo Bevilacqua uscito su Atlantidezine

di Cataldo Bevilacqua

Dalla curva spunta una moto, poi l’altra. Il corteo presidenziale entra nell’obiettivo della telecamera e in fondo si intravede una grossa limousine decapottabile pronta a svoltare. Si perdono dei fotogrammi, all’improvviso il corteo è quasi di fronte ai nostri occhi. Adesso sì, c’è la limo in primo piano, c’è JFK che saluta e accanto Jacqueline, nel vestito rosa di Oleg Cassini, che fa altrettanto. Ma dura un attimo, il primo colpo ferisce prima il senatore e poi il presidente. Il proiettile non è quello mortale, entra nella spalla, JFK si massaggia e la moglie lo abbraccia, lo avvolge, come a volerlo proteggere. Poi la macchina arriva perfettamente in perpendicolare al nostro punto di vista e uno sbuffo di sangue si alza dalla testa del presidente, che immediatamente si accascia. Jacqueline prima guarda il marito, attonita, poi nota qualcosa, oppure no, forse è solo la paura a spingerla: si alza dal sedile e si arrampica sulla parte posteriore dell’automobile che imperterrita continua a muoversi. Sullo sfondo un prato, e le  gambe di una donna che corrono fuori dall’obiettivo. Jacqueline è in bilico sul bagagliaio dell’enorme automobile, sembra cercare qualcosa, il cervello del marito dirà qualcuno, saltato in seguito al colpo. Da dietro uno dei bodyguard la raggiunge e le intima di ritornare sul sedile, lei lo fa, e la macchina esce dal campo visivo.