Mistero americano: The Irishman

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Questo pomeriggio (ore 17.45, Sala La nuvola) Charles Brandt interverrà Più Libri Più Liberi. Di seguito pubblichiamo un’intervista all’autore di The Irishman uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Senza il corpo, senza nessuna prova. Dal 30 luglio 1975 l’America s’interroga sulla sparizione di Jimmy Hoffa, che il 14 ottobre 1957 dopo un’ascesa prepotente era stato eletto capo dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato più influente della nazione.

Qual è stata la fine di Hoffa, spregiudicato protagonista per vent’anni della vita economica, politica e criminale degli Stati Uniti? La domanda è tuttora irrisolta, nonostante i decenni d’indagini dell’FBI e le miriadi d’ipotesi. In questo vuoto, che è un’ossessione nell’immaginario della società nordamericana, si è inserito con forza il lavoro del newyorchese Charles Brandt, avvocato ed ex Procuratore generale dello Stato del Delaware. Il suo libro I heard you paint the houses, pubblicato per la prima volta nel 2004, è uscito in una nuova edizione e oltreoceano è in vetta alle classifiche di vendita. La storia e la scrittura di Brandt hanno conquistato Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui l’autore ha collaborato per la trasposizione cinematografica.

Archeologia del futuro. Detroit e noi

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L’amministrazione statale riprende a funzionare, dopo giorni di tensione sulla tenuta degli Stati Uniti il Congresso ha annunciato che il rischio di shutdown è, per ora scongiurato. Ma la chiusura forzata di alcuni pezzi d’America è già iniziata. Da qualche mese infatti è stato annunciato il fallimento di Detroit: la città fabbrica per antonomasia, che dalla catena di montaggio di Charlot a Papa Hobo di Paul Simon, da Motown a Eminem, da Aretha Franklin ai White Stripes, ha influenzato il nostro immaginario ben al di là di quanto pensiamo. Quello che (non) ricordiamo di Detroit è un viaggio che dura un secolo e ci accompagna attraverso l’ascesa e il declino del mito dell’industria come forza trainante della modernità, della felicità, del benessere condiviso, per tutti. Pubblichiamo questo articolo in occasione dell’apertura del Festival di Storia dedicato quest’anno all’American Revolution.

Il 18 luglio 2013 la città di Detroit ha dichiarato fallimento. A 110 anni dalla fondazione della Ford, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, una grande città ha gettato la spugna. È stato il governatore dello Stato del Michigan Rick Snyder a darne l’annuncio con un video. Una decisione difficile e spaventosa, ha detto: “La città in crisi da ormai mezzo secolo non ha più la possibilità di sostenere uno standard decente di servizi pubblici, la bancarotta”, ha concluso Snyder, “è inevitabile”. Wikipedia ha immediatamente recepito la notizia e già il giorno successivo, nella sezione dedicata alla storia della città si può leggere: “Fra il 2000 e il 2010 la popolazione della città è scesa del 25%, passando dal 18° posto nella classifica delle città più popolose, al 10°. In seguito a questo fenomeno di spopolamento la città ha dovuto ridisegnare il suo ruolo all’interno dell’area metropolitana. La inner city di Detroit ha visto negli ultimi anni  l’apertura di tre casinò, nuovi stadi, e di un progetto di rivitalizzazione dei docks. Malgrado questo molti quartieri rimangono in difficoltà. Il Governatore dello Stato ha dichiarato l’emergenza finanziaria nel marzo del 2013, nominando un commissario ad acta. Il 18 luglio del 2013, Detroit ha dichiarato fallimento. Il caso più eclatante nella storia degli Stati Uniti”.