Tell me your own politik: musica e politica

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Politics. La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit, uscito per Arcana.

di Fernando Rennis

“’Cause London is drowning and I, I live by the river”. Un disperato Joe Strummer nel 1979 lanciava un sarcastico e preoccupato appello alle città sperdute, alla generazione post-Beatlesmania e, soprattutto, a una popolazione che proprio quell’anno cominciava a cedere alle tensioni politico-sociali del thatcherismo. Quasi quarant’anni dopo le cose non sono cambiate: le tensioni internazionali, le crisi generazionali e un paese drammaticamente diviso sulla questione Brexit hanno mostrato nuovamente le fragilità del tessuto sociale britannico.

L’arrembaggio sgangherato dei fascio-leghisti

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Una cancellata si è materializzata all’Esquilino, in un sabato mattina romano. Larga da marciapiede a marciapiede, costruita in stile barricata/puzzle, alta più o meno due metri e mezzo, con dentatura appuntita in cima. Ad occhio, un patchwork poco geometrico. È blu, dello stesso blu dei blindati della polizia che la sostengono, ed è piazzata all’imbocco di via Napoleone III, una delle tante strade che partono da piazza Vittorio Emanuele II, la piazza più grande di Roma, costruita dai “piemontesi” nel quartiere oggi pieno di botteghe indiane, bengalesi, cinesi. I passanti si soffermano, guardano oltre la griglia di ferro. Giornalisti e turisti scattano fotografie, residenti e commercianti la osservano prima con stupore, quindi con quella che sembra una crescente familiarità. Si finisce con l’abituarsi a tutto. Troppo larga per una porta di calcio, la cancellata potrebbe andar bene per una partita di pallavolo, non fosse per la dentatura in cima. La superficie irregolare del reticolo renderebbe pressoché impraticabile lo squash. Difficile attaccarci bigliettini o messaggi. I poliziotti se ne stanno nei blindati, a vigilare sul loro checkpoint-charlie-per-un-giorno.

Il potere del Glamour

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Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di IL, il magazine del Sole 24 Ore.

La posizione giusta sul glamour è che è sbagliato. Sono costretto a dirlo: appartengo a due categorie sociali e di mercato che escono dalla fabbrica con “Impostazioni – Glamour: sbagliato”. 1) Sono un intellettuale borghese italiano; 2) sono stato adolescente negli anni Novanta.

La seconda categoria ha per principali significanti i capelli sporchi di Kurt Cobain, l’acuto tamarro di Chris Cornell e la musica priva di fascino ma ricca di rabbia e moralità dei Pearl Jam. Il grunge portò, secondo il mercato e il mondo di MTV/Videomusic da cui la mia generazione è stata educata, il ritorno del rock no-nonsense sulla scena musicale e nel costume. L’aristocratica intensa sporcizia chitarristica di Sonic Youth, Pixies, Dinosaur Jr., che aveva tenuto in vita la controcultura americana negli anni Ottanta di tastiere, giacche argentate e sassofoni, arrivava nel mainstream grazie ai Nirvana.