The heel of a loaf

JOHN BERGER

Pochi giorni fa ci ha lasciato John Berger, che abbiamo ricordato con questi due pezzi. Oggi pubblichiamo un racconto di Caterina Serra apparso su Riga 32 in un volume dedicato proprio all’intellettuale inglese, curato da Maria Nadotti.

Ho visto John Berger scendere da una moto. Con un paio di guanti di pelle, era d’estate.

Mi è venuto in mente uno dei suoi disegni. La schiena di un corpo stretto a un altro corpo, due teste sovrapposte che si toccano inclinate sullo stesso lato, a seguire la curva di una strada.
Due caschi, non due teste. Dovrei rivederlo per esserne sicura. Non ricordo quali tratti disegnassero una moto, o la strada, ma ricordo bene la fiducia di quell’inclinazione condivisa: due corpi immobili su due ruote veloci, fermi eppure intenti a correre via.

Prigionieri

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Pubblichiamo un testo di John Berger, originariamente apparso su Guernica, nella traduzione di Vincenzo Latronico, che ci ha gentilmente concesso (fonte immagine).

di John Berger

Adrienne Rich, una meravigliosa poetessa americana, ha detto di recente in una conferenza che “quest’anno, un rapporto dell’ufficio statistico del dipartimento della giustizia ha rilevato che un americano su 136 vive dietro le sbarre – molti in attesa di giudizio.”

Nella stessa conferenza ha citato Yannis Ritsos, un poeta greco:

L’ultima rondine si attarda nel campo,
sospesa a mezz’aria come un nastro nero al polsino
dell’autunno.
Non resta altro. Solo le case bruciate
ancora fumanti.

Guardando il cielo. Intervista a John Berger

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Ricordiamo John Berger, morto ieri sera all’età di novant’anni, con questa intervista uscita sul Manifesto, ringraziando la testata (fonte immagine).

Nel 1972 comparve sugli schermi televisivi del Regno Unito un uomo con una T-shirt in stile pop art che, con voce calda e rassicurante, sollecitava gli spettatori a interrogarsi sul rapporto tra arte e società. Lontano da ogni pedagogismo paternalistico, alieno dagli eruditi esibizionismi dei cultori della materia, capace di dubitare persino delle proprie posizioni, quell’uomo, John Berger, rivoluzionò il modo di pensare l’arte, lasciando sconcertati esperti e comuni cittadini. Impantanati nei tortuosi meccanismi ermeneutici derivati da Barthes e dallo strutturalismo francese allora di gran moda, i primi stentarono a riconoscere l’efficacia di un approccio così chiaro e diretto; i secondi si sorpresero nello scoprire come le opere d’arte non fossero oggetti muti e impenetrabili, che acquistano eloquenza solo dopo un lungo apprendistato alla critica d’arte, ma veri e propri interlocutori con cui dialogare, intrisi di contenuti politico-ideologici, così come di storie personali, memorie e speranze.

Il rebus infinito degli animali: sul libro di John Berger

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Li abbiamo incontrati, osservati, studiati. Ne abbiamo fatto il soggetto delle nostre prime rappresentazioni pittoriche, li abbiamo elevati a simboli, a metafore, li abbiamo considerati messaggeri, promesse, intermediari tra mondi diversi.

Li abbiamo addestrati al lavoro nei campi e li abbiamo usati per sintetizzare qualità e caratteri; li abbiamo idealizzati, demonizzati, li abbiamo imitati. Addomesticandoli – riducendoli a pet – li abbiamo fisicamente e culturalmente marginalizzati (da un lato cooptandoli nella famiglia, dall’altro spettacolarizzandoli – e a ricordarcelo sono ogni giorno le foto feline che il pianeta intero condivide sui social network facendo manutenzione ordinaria di questo addomesticamento).

Sulle tracce degli scrittori selvaggi: Andrés Neuman racconta Roberto Bolaño

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di Marco Gigliotti

Roberto Bolaño non ha mai vissuto a Madrid, ma è proprio qui che è atterrato nel 1977, a ventiquattro anni, proveniente dal Messico. C’è una foto che lo ritrae mentre scende la scaletta dell’aereo, con una valigia in mano, i capelli lunghi e lo sguardo smarrito di chi si ritrova per la prima volta in un altro continente. La capitale sarà per Bolaño solo un luogo di passaggio, sceso dall’aereo si dirigerà a Barcellona per raggiungere la madre.

Bolaño non ha scritto quasi nulla sulla capitale spagnola: un numero irrisorio di pagine ne I detective selvaggi e in 2666 e un articolo intitolato «Come arrivare a Madrid», inserito poi in Tra Parentesi. Nell’articolo, oltre a dire che Madrid non esiste o che forse è una città immaginaria, racconta che i suoi alberghi preferiti sono quelli tra la piazza di Santa Ana e Lavapíes, gli alberghi dove andava all’epoca in cui faceva l’autostop e riusciva a resistere diversi giorni senza mangiare  né dormire. Ho prenotato un ostello in questa zona perché nonostante sia in pieno centro, adiacente a Puerta del Sol, è molto economica. Avrei dovuto condividere il bagno con gli altri ospiti del piano, ma per una serie di imprevisti, dice la ragazza della reception, mi è toccata una stanza col bagno interno. Per raggiungerla devo andare in un altro edificio e fare a piedi sei rampe di scale. La stanza è minuscola, riesco a malapena a infilare il mio trolley nello spazio tra il letto e la parete. Dalla finestra vedo l’entrata di una discoteca che promette decibel e schiamazzi fino all’alba.

Geoff Dyer e l’orrore snervante dello svago infinito

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Se c’è una cosa che detesta Geoff Dyer – uno dei migliori scrittori inglesi della sua generazione – sono le etichette e il marketing editoriale. Non perché lo abbia mai dichiarato, almeno che io sappia, ma basta osservare la sua produzione: Dyer ha esordito con un libro di critica letteraria su John Berger, poi scritto un romanzo che era anche un saggio sul jazz, “Natura morta con custodia di sax”. A seguire, saggi autobiografici, romanzi simili a travelogue, libri di critica simili a memoir. Sembra aver fatto di tutto per confonderci le idee.

Annie’s box

di Linnio Accorroni Londra, 25 novembre – (Adnkronos) – Una copia della prima edizione di L’origine della specie, il libro con cui Charles Darwin (1809-1882) 150 anni fa rivoluzionò le scienze naturali, è stata battuta ad un’asta di Christie’s a Londra per la cifra record di 103.250 sterline, pari a 114.600 euro. Il nuovo primato […]