L’eredità della legge Basaglia, 40 anni dopo

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Pubblichiamo la versione estesa di un pezzo uscito su Le Monde diplomatique, che ringraziamo. L’articolo è basato sul libro di Pietro Cipriano Basaglia e le metamorfosi della psichiatria, uscito per Elèuthera. (fonte immagine)

di John Foot

Nel 1961 un giovane psichiatra di nome Franco Basaglia ricevette un’offerta di lavoro. Il direttore del manicomio di Gorizia era morto in un incidente stradale, e la carica era rimasta vacante. Gorizia, all’estremo confine orientale del paese, era una cittadina di appena 40.000 abitanti, piena di soldati, caserme e posti di blocco. La cortina di ferro era dietro l’angolo. La città era anche una roccaforte delle destre, con una maggioranza storica della Democrazia cristiana, una forte presenza di neofascisti e una sinistra minuscola. Forse non proprio il posto ideale per cominciare una rivoluzione.

Lettera aperta a un giornale della sera sul 25 aprile

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Caro Marco Cianca,

leggo il tuo articolo sul 25 aprile mentre, in treno, sto andando a Marzabotto.

Ho deciso infatti di trascorrere lì, quest’anno, il giorno della Liberazione. L’ho deciso per tanti motivi, non ultimo il fatto che a Monte Sole si presenteranno nuovi documenti sui processi ai criminali responsabili delle stragi del 1944, processi le cui sentenze, emesse in anni recenti, troppo recenti, non sono mai state eseguite.

Ho preso il treno, dunque, perché qualcosa di vivo e tremendamente attuale ancora mi lega, ci lega a quella storia, nessuna muffa, nessuna retorica, ma storie di persone tenute in vita da storici, familiari, avvocati e giornalisti che ho trovato uniti in una sala gremita di giovani e anziani, in uno dei giorni di pioggia più bui e tristi che io abbia mai visto a fine aprile.

Una delle “meraviglie del mondo”: l’assemblea generale

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Oggi, venerdì 20 febbraio, sarà presentato a Roma, presso il Museo della mente, il libro di John Foot LaRepubblica dei matti”. Franco Basaglia la psichiatria radicale in Italia (1961-1978) (Feltrinelli): anticipiamo qui un estratto della ricerca.
di John Foot 
Accompagnata da Basaglia, la democrazia entrò nel manicomio di Gorizia, un luogo che non aveva mai conosciuto la libertà di parola. Un’istituzione che era stata l’epitome della non-democrazia e dell’esclusione, dove i “pazzi” venivano rinchiusi e ridotti al silenzio, diventando non-persone prive di identità, di un passato e di un futuro, si trasformò in una scuola di democrazia, un luogo da visitare per vederla in atto. Era questo il “rovesciamento”, la “negazione”, di cui tanto parlava l’équipe di Basaglia. Gorizia era una meraviglia nel mondo del Sessantotto, una fonte di stupore, una visione di cambiamento che ti cambiava la vita: una specie di miracolo.

Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi

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Il racconto della recente storia d’Italia, e in particolare degli anni segnati dalla strategia della tensione, è parte sostanziale della ricerca di John Foot sulla memoria divisa e sul suo uso pubblico. Pubblichiamo, ringraziandolo, il capitolo su Piazza Fontana, Pinelli e Calabresi contenuto nel volume Fratture d’Italia. Da Caporetto al G8 di Genova. La memoria divisa del Paese.

di John Foot 

Due o tre fatti…Venerdì 12 dicembre, 1969. 16,37. Una bomba esplode nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, Milano. La banca è affollata di coltivatori diretti e altri clienti. Quattordici persone muoiono sul colpo, e altre due in ospedale poco dopo la strage. Ci sono ottantotto feriti. Lo stesso pomeriggio, tre bombe esplodono a Roma causando diversi feriti. Un’altra bomba è trovata inesplosa nella sede centrale della Banca Commerciale a Milano. La televisione statale diffonde le notizie alle 20,30. Si procede a retate di attivisti di sinistra in tutta Italia, con circa quattromila fermi e interrogatori. Anche Giuseppe «Pino» Pinelli, anarchico milanese, è convocato in Questura a Milano per essere interrogato.

15 dicembre, 1969. Si celebrano i funerali delle vittime della strage. Piazza Duomo e tutte le strade circostanti sono stracolme di gente. Quello stesso pomeriggio è arrestato al Palazzo di Giustizia di Milano l’anarchico Pietro Valpreda, portato poi a Roma per essere interrogato sulle bombe. Intorno a mezzanotte, Pinelli precipita dal quarto piano degli uffici della Questura di Milano. Il funzionario di polizia responsabile delle indagini sulla bomba di piazza Fontana è Luigi Calabresi. Pinelli muore mentre lo stanno portando in ospedale.