Le relazioni tra gli uomini. Esquirol e Byung Chul-Han

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«Il vuoto o il nulla del buddhismo zen non è dunque una semplice negazione dei fenomeni, o una forma di nichilismo o di scetticismo. Rappresenta piuttosto un’estrema affermazione dell’essere. Soltanto la delimitazione propria della sostanza, che crea tensioni oppositive, è negata. L’apertura, la gentilezza del vuoto significa anche che l’ente di volta in volta presente non solo è “nel” mondo, ma che nel suo fondo è il mondo, che nel suo strato profondo respira le altre cose o procura loro lo spazio di soggiorno. Così in una cosa abita il mondo intero». Questo scrive Byung Chul-Han in un passaggio particolarmente illuminante del suo nuovo libro tradotto in italiano da Vittorio Tamaro ed edito sempre da Nottetempo Filosofia del buddhismo zen: sembra che il fine del filosofo coreano in questa sua nuova riflessione, sia quello di mostrare, attraverso un confronto con la tradizione filosofica occidentale, le peculiarità e lo spessore del buddismo zen come chiave di lettura per la nostra contemporaneità.