L’arte che mantiene la vita. Proust a Grjazovec

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di Matteo Moca

Joseph Czapski, pittore, scrittore, saggista e critico d’arte, combatté la seconda guerra mondiale come ufficiale nell’esercito polacco, ma fu catturato dai russi e internato dapprima a Starobel’sk e poi a Grjazovec. Proust a Grjazovec, come suggerisce molto chiaramente il titolo, è un saggio che si muove all’interno della cornice del gulag a 400 chilometri da Mosca, ed è un libro denso e a tratti commovente.

Si tratta di una conferenza su Proust che l’artista polacco tenne nel refettorio del gulag, all’interno di alcune conferenze che i prigionieri, per la maggior parte ufficiali e quindi istruiti, e che erano l’élite intellettuale della società, medici, ingegneri, insegnanti, scrittori e pittori, organizzarono per tentare di mantenere viva la memoria e l’intelligenza critica, lottando contro la disumanizzazione perpetrata dalla vita di lavori forzati a cui erano condannati.