La cosa Russia

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Giocando con il titolo di un film di Fred Schepisi potremmo chiamarla «la cosa Russia», intendendo un’entità storicamente e politicamente fondamentale con cui la letteratura intrattiene un rapporto strettissimo.

Perché all’interno di quel territorio immenso che sembra confinare con il mondo intero – dall’Europa allo stretto di Bering, dalla Cina al Mar Glaciale Artico – le contraddizioni di cui si nutrono le storie sono innumerevoli. Apparsi negli ultimi mesi, tre libri si confrontano con la cosa Russia indagandone la strutturale complessità.

Cento poesie d’amore e fantasmi: intervista a Michele Mari

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Questa intervista è uscita sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Michele Mari chiama coazione alla mimesi la ragione per cui ha cominciato a scrivere poesia dai banchi del liceo: scrivere alla maniera di Guinizzelli, di Cavalcanti o Dante era una cosa che sapeva fare bene, un modo per sciogliersi la mano; come una specie di camaleonte, assumeva i modi, la lingua, il lessico dei poeti che studiava. “Le poesie mi venivano facilmente, perché partivano da un’assimilazione preventiva”, dice, la stessa per cui dagli anni dell’università scrive componimenti d’occasione su richiesta di amici, come un poeta del Settecento.

Traduce il XXIV canto dell’Iliade e, poi, niente più poesia: ci sono le raccolte di racconti, i romanzi, Michele Mari come lo conosciamo tutti; fino al 2007, quando pubblica le Cento poesie d’amore a Ladyhawke, la sua unica raccolta di versi – un libro anomalo, che a distanza di anni continua a essere letto e amato da un pubblico sempre più ampio.

Tu non conosci il sud: la rassegna

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Torna a Matera, il 28 e il 29 novembre 2015, il progetto culturale itinerante Tu non conosci il Sud, prodotto dall’associazione Veluvre – Visioni Culturali. Il tragitto di Tu non conosci il Sud è partito da Bari un anno fa con una serie di incontri e spettacoli (Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Roberto Cotroneo, Gianluca Arcopinto, Erica Mou) e con la mostra del fotografo Ferdinando Scianna “Il Sud e le donne”. Pubblichiamo di seguito il testo introduttivo alla manifestazione scritto da Oscar Iarussi, direttore artistico della rassegna.

Senza esilio non c’è patria. È la lontananza a definire l’appartenenza, come sa il lettore di Foscolo e di Mazzini, ma anche di Brodskij e di Sepúlveda. Il sogno dell’Unione europea sboccia nel confino a Ventotene degli antifascisti Rossi e Spinelli. E l’idea stessa di un possibile riscatto meridionale si focalizza nel domicilio coatto di Levi in Lucania.

Venezia, la città e il suo sogno poetico

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Questo pezzo è uscito su La Voce di Venezia.

di Andreina Corso

I sogni talvolta vivono bruschi risvegli, immedicabili, o forse incurabili, come la denominata Fondamenta amata da Josif Brodskij, che dalle Zattere si affaccia e si rispecchia sul Canale della Giudecca senza vanità, sapendo che è dall’invisibile che si riescono a decifrare i linguaggi, perché il colore dell’acqua, la luce, il respiro, sono le parole di una laguna ossidata dall’odore della nebbia e illuminata dalle luci dell’alba.

E c’è ancora lei, la nebbia, quando un uomo si ferma davanti alla lapide seminascosta dalle fronde degli alberi del giardino che ha ospitato Brodskij nelle sue numerose visite invernali “nelle gelide sere di dicembre”.

L’iscrizione rivela l’anno di nascita e di morte dello scrittore di San Pietroburgo – 1940 – 1996, che ha scelto di essere sepolto a Venezia, un poeta che ha saputo riconoscere e narrare l’anima nascosta della città che ha tanto amato. Un’esistenza colpita nella sua umanità e costretta all’esilio (l’America fu la sua patria adottiva), per aver dato voce all’esigenza di libertà, attraverso le parole e la dignità della poesia.