Il passato è un bel posto dove stare: Judith Schalansky e l’Inventario di alcune cose perdute

invent

Scrittrice, tipografa e designer tedesca, Judith Schalansky conosce bene la nostalgia che si può provare nei confronti di qualcosa che non si è mai conosciuto, la mancanza fantasmatica che si avverte talvolta a dispetto dell’esperienza. E se davvero ciò che chiamiamo “tempo” non è nient’altro che una convenzione che utilizziamo per ordinare il mondo e provare a trovare un posto al suo interno, il suo Inventario di alcune cose perdute (nottetempo, traduzione di Flavia Pantanella) è un esercizio di memoria retrospettiva.

Intervista a Judith Schalansky

AVT_Judith-Schalansky_1411

Questa intervista è uscita su Flair a ottobre 2013.

In greco antico “tele”significa “lontano”. Parole come “televisione” o “telematico” rimandano proprio a una distanza che si accorcia grazie alla tecnologia: quello che era lontano oggi è più sempre vicino, disintegrando così gli spazi e i tempi della lontananza; ogni luogo è ormai accessibile, a portata di telecomando, o di Google Earth. Ma “lontano” è solo un’idea astratta, e spesso ce ne dimentichiamo. “Sull’infinita Terra sferica, ogni punto può diventare il centro”, dice Judith Schalansky. “Lontano” è un’invenzione che serve a stabilire un confine tra noi e il resto del mondo: si può raccontare la storia del mondo intero attraverso delle isole sperdute, luoghi reali e surreali allo stesso tempo”.