Lo scroccone che è sempre intorno a noi. Jules Renard, narratore della modernità

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di Matteo Moca

Jules Renard è poco conosciuto in Italia, a differenza del suo paese natale dove il suo Journal è annoverato tra i grandi diari della letteratura (disponibile qui in lingua originale, come tutta la sua produzione), così come un’altra sua grande opera, le Histoires naturelles, che simboleggiano la sua grande capacità di osservazione, sempre declinata in chiave umoristica. Nella sua breve vita (nasce nel 1864 e morirà a soli 46 anni, a Parigi, nel 1910), Jules Renard è stato molte cose – si è professato dreyfusardo e repubblicano, anticlericale e socialista – ma prima di tutte è stato un uomo di lettere, uno scrittore che a questa arte ha dedicato tutta la sua vita. Il suo Journal è il perfetto concentrato di tutta la sua arte, un diario quasi trentennale che è l’espressione più compiuta del suo sguardo, della sua arte ironica ma sempre amara, quasi un presentimento della molteplicità delle declinazioni dell’umorismo di cui parlerà Pirandello nel suo celebre saggio.

I fratelli Barnes e il senso (aristotelico) del tempo

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Pubblichiamo un pezzo di Antonio Sgobba su «Il senso di una fine» di Julian Barnes (Einaudi).

Tra i trenta libri in testa alla classifica della Letteratura straniera ce n’è solo uno che non ha nel titolo sfumature, colazioni, segreti, vaticani, alchimie, Tiffany, profumi, neve o oceani. È Il senso di una fine, di Julian Barnes (Einaudi 2012). L’unico che corrisponda ad un’idea tradizionale di Letteratura Europea. Un primato singolare per un autore che in Italia non ha mai fatto sfracelli in libreria. Sorprendente se si considera il particolare genere letterario: Il senso di una fine è un romanzo filosofico. «È ancora possibile scrivere romanzi filosofici?». Si chiedeva qualche mese fa Jennie Erdal sul Financial Times. Sì, e Barnes lo dimostra: «Ad un primo livello è un giallo psicologico, ma è anche una meditazione filosofica sul passaggio del tempo e le relative distorsioni della memoria. Qualcosa di raro: un romanzo di idee – la soggettività dei ricordi, la natura illusoria della verità, le ragioni di un suicida – che non viene schiacciato dalle idee stesse», scriveva Erdal. Barnes non è nuovo al genere, altri suoi romanzi possono essere visti come indagini sulla natura della storia (Storia del mondo in 10 capitoli e ½, 1989) e della finzione (England, England, 1998).