Trance. La lettura come arte d’intonazione, sincronismo e unisono secondo Alan Pauls

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“No, non si legge con lo stesso corpo con cui si vive.[..] Questo trionfo sul corpo è forse la prova più irrefutabile dell’intensità della trance in cui cade chi legge, nonché, per quanto sia una parola di cui diffida e che tende a escludere dal suo lessico personale, della sua autenticità: solo ripiegamento e oblio, l’indifferenza quasi zen in cui la lettura avvolge chi legge”.

L’omaggio di Alan Pauls alla lettura con Trance (Sur, trad. Gina Maneri), risiede anzitutto nella necessità di riconoscere il grande debito che la scrittura, che definisce una “compulsione strategica”, ha nei confronti di essa. Una forma di autobiografia resa con un parziale distanziamento nella scelta della terza persona per parlare di sé attraverso il lettore-protagonista.

Storia di un’illuminazione

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“Non ricordo quando fu ma certo a Roma, alla galleria Barberini, stavo analizzando un Andrea del Sarto, quello che si dice analizzare, ed ecco che mi sono accorto. Non chiedermi che te lo spieghi. Me ne sono accorto, ho visto chiaramente (e non tutto il quadro, solo un piccolo particolare, una figurina lungo un sentiero). Mi sono venute le lacrime agli occhi, ecco tutto”.

A pag. 499 dell’edizione tascabile di Rayuela (Einaudi) c’è questo passo di Julio Cortázar che parla dell’illuminazione. L’argentino racconta, per bocca del personaggio Etienne, uno degli amici del Club del Serpente, un episodio della sua vita che culminò con una folgorazione istantanea, qualcosa che non è spiegabile né trasmissibile a parole, ma che all’improvviso ti fa vedere le cose chiaramente, arrivando addirittura a commuoverti, perché una vera illuminazione può sfociare solo nel silenzio o nel pianto.

Storie di corpi e sabbia: “Lingua nera” di Rita Bullwinkel

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale della Stampa, che ringraziamo.

Secondo Julio Cortázar, laddove il romanzo possiede una struttura poliedrica, il racconto richiamerebbe la forma di una sfera; più precisamente, secondo lo scrittore argentino, «il sentimento della sfera deve preesistere in qualche modo all’atto di scrivere il racconto, come se il narratore, soggiogato dalla forma che assume, si muovesse implicitamente in essa e la portasse alla sua estrema tensione, cosa che fa, appunto, la perfezione della forma sferica».

Leggendo le storie brevi che compongono Lingua nera, la raccolta d’esordio di Rita Bullwinkel – uscita in Italia per Black Coffee, nella traduzione di Leonardo Taiuti – non sembra di avere sempre a che fare con una sfera; qua e là la scrittura di Bullwinkel insegue altre traiettorie, componendo piccoli o piccolissimi mondi frastagliati.

Ritrovare l’oggetto perduto: una conversazione con Fabrizio Gifuni

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di Nicola Lagioia Questa conversazione è uscita su La Repubblica, che ringraziamo. Fabrizio Gifuni è uno degli attori più interessanti in cui è possibile imbattersi oggi andando a teatro. Chi l’ha visto lavorare su Gadda e Pasolini, su Camus e Primo Levi, su Cortázar e Bolaño sa che questo cinquantatreenne romano con ascendenze siciliane e […]

Il gioco del mondo. Io e Lorenzo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

L’ultima volta che ci siamo visti, al Palalottomatica, ne ho avuto la riprova definitiva. Non che non lo avessi intuito già da tempo, ma un conto è sospettarlo, e un altro è sentirselo dire da degli estranei e poi vedersi insieme in foto: io e lui siamo il giorno e la notte. Era fine aprile, Lorenzo stava per salire sul palco per una delle dieci date, ovviamente tutte sold out, in programma a Roma. Un mese prima lo avevo avvisato per mail di aver comprato il biglietto il tal giorno e lui, generoso come al solito, s’era offerto subito di cambiarmelo con uno di quelli speciali per i suoi ospiti, ma io avevo preferito non accettare, tanto poi l’avrei visto in privato. Eravamo d’accordo infatti che al mio arrivo al Palazzetto avrei chiamato una sua assistente che mi avrebbe condotto da lui in camerino.

Giunsi in anticipo ma c’era già una discreta folla davanti ai cancelli dell’arena. Entrai e presi posto nel terzo anello laterale, lo spicchio in alto più lontano dal palco, perché quello permetteva il mio portafoglio.

Quando compare La Bombonera

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Ti dicono di stare attento quando vai a La Boca, quartiere di Buenos Aires, appena sotto lo storico e letterario San Telmo; ti dicono di restare dentro il percorso turistico e – contemporaneamente – ti dicono che il percorso turistico è troppo turistico. Fai a modo tuo e vai. Il tuo obiettivo è guardare il quartiere, in particolare la zona di El Caminito, le case colorate, i murales, la vista sul fiume e sul ponte, la splendida Fondazione Proa (dove in questi mesi si può ammirare una personale di Ai WeiWei). Il cielo azzurro di gennaio a Buenos Aires ti avvolge totalmente, ti senti inevitabilmente un po’ azzurro anche tu.

Trent’anni fa, il nuovo Roberto Bolaño

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo. (fonte immagine).

Benché sia morto nel 2003, Roberto Bolaño è fino ad ora il più grande innovatore del XXI secolo nel campo della letteratura d’invenzione. Romanzi come I detective selvaggi e 2666 hanno riaperto tutti i giochi che il postmoderno aveva portato a saturazione.

La letteratura senza inconscio

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Ripeschiamo dal nostro archivio un approfondimento di Gianluca Didino: buona lettura.

Simboli e racconti

Nel suo significato originario, il termine greco σύμβολον, da cui deriva l’italiano “simbolo”, indicava, cito l’Enciclopedia Treccani, un «mezzo di riconoscimento, di controllo e simili, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es. un pezzo di legno) che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia». L’etimologia del termine contiene dunque il senso di un’unità spezzata che tende al ricongiungimento, un collegamento implicito tra due oggetti ora separati ma che un tempo avevano fatto parte di una stessa totalità. Da qui il significato del termine è passato a indicare un oggetto “che sta al posto” di qualcos’altro, traslando l’idea della connessione dal piano della realtà (le due parti del bastone) a quella delle idee (il senso di amicizia tra le due famiglie). Questo è il presupposto che ha permesso di attribuire al concetto di simbolo una concezione estetica, differenziandolo progressivamente dal semplice “segno”.

Julio Cortázar, sulle tracce di Charlie Parker

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Questo pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

«Ora so che non è così, che Johnny insegue invece di essere inseguito, che tutte le cose che gli stanno capitando nella vita sono gli imprevisti del cacciatore e non dell’animale braccato. Nessuno può sapere cos’è che insegue Johnny, ma è così, è là, in “Amorous”, nella marijuana, nei suoi discorsi assurdi su tante cose, nelle ricadute, nel libro di Dylan Thomas, in tutto quel povero diavolo che è Johnny e che lo rende grande e lo trasforma in un assurdo vivente, in un cacciatore senza braccia e senza gambe, in una lepre che corre dietro a una tigre che dorme».

Johnny, dunque, insegue. E se nessuno sa a cosa dà concretamente la caccia, perlomeno noi sappiamo chi è Johnny Carter, l’inafferrabile protagonista del racconto di Julio Cortázar L’inseguitore: Charlie “Bird” Parker, il genio più puro del jazz americano, tra gli inventori del bepob, inquieto poeta del sax. El perseguidor, il titolo originale del racconto, comparve per la prima volta nella raccolta di storie Le armi segrete, uscita nel 1959 – quattro anni dopo la morte di Parker.

Nelle terre selvagge di Horacio Quiroga

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L’articolo che segue è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

“Dopo quindici anni di vita urbana, l’uomo ritorna alla selva. A essa lo legano indissolubilmente il suo modo di essere, di pensare, di agire. Un giorno ha lasciato la selva con la stessa drastica urgenza con cui oggi ci torna”.

Horacio Quiroga scoprì il suo dovere di uomo nel 1903, a venticinque anni, accompagnando a Misiones il celebre poeta Leopoldo Lugones. Era stato, fino allora, uno scrittore di talento e un dandy inseguito dall’ombra della tragedia, ma lontano dalla selva non aveva ancora trovato se stesso. Aveva cercato di inserirsi negli ambienti letterari con alterne fortune.