Censis, ma che stai a dì?

GIUSEPPE DE RITA ( SEGRETARIO GENERALE CENSIS)

nella foto Giuseppe De Rita, presidente del Censis. di Christian Raimo e jumpinshark Qualcuno ha letto le Considerazioni Generali all’inizio del 48° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del Censis? Noi due sì per esempio. Sono quelle dieci paginette che cominciano con un periodo molto depresso e deprimente: “Dopo anni di trepida attesa, la […]

Xanthe (Walter)

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Pubblichiamo un intervento di Alessandro Gazoia (jumpinshark) sulle fan fiction e il web e vi segnaliamo qui le prossime presentazioni di Come finisce il libro.

Il nome d’arte e di rete è Xanthe. Anzi firma Xanthe Walter i romanzi professionali, venduti sul mercato, solo Xanthe i romanzi e i racconti di fan fiction diffusi gratuitamente via internet. Della sua «vita vera» conosco quello che scrive nel suo blog e sui social network: è una donna inglese, abita a Londra, ha due gatti (Jemima e Harley), vorrebbe lasciare il lavoro a tempo pieno per dedicarsi completamente alla scrittura. Potrà farlo solo se i romanzi originali guadagneranno molto: il primo, Ricochet, lo ha autopubblicato nel 2012, in digitale e su carta, ed è disponibile per l’acquisto in tutto il mondo grazie ai servizi di Amazon e altri negozi online. Ha venduto probabilmente qualche migliaio di copie e quasi tutti i suoi lettori – in buona parte lettrici – lo hanno comprato in ebook. Anche perché costa solo 4,67 euro, quasi dieci in meno del cartaceo. In un’intervista sul suo passaggio dalla scrittura amatoriale al professionismo col self-publishing (per alcuni questa espressione è del tutto insensata: scrittore vero è precisamente chi non si pubblica da sé, chi ha superato il filtro editoriale) Xanthe ammette che non è stato un buon investimento sostenere le varie spese per l’edizione su carta. Anche il secondo romanzo commerciale –  inizialmente previsto per il tardo 2013, ancora in fase di scrittura e cresciuto ben oltre le previsioni – sarà autopubblicato, immagino solo in ebook. Coi soldi risparmiati Xanthe potrebbe pagare un esperto per quell’opera di editing che su Ricochet è stata compiuta dagli amici della fan fiction. Non vuole approfittare e soprattutto, per questo lavoro editoriale così delicato e importante, vale la pena spendere.

Come finisce il libro

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Pubblichiamo un estratto da Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale di Alessandro Gazoia (jumpinshark) e vi segnaliamo che oggi Alessandro Gazoia è ospite di Fahrenheit (Radio Tre) alle 14.45 e alle 19.30 presenta il saggio alla libreria Giufà di Roma con Chiara Valerio e Giorgio Vasta. (Fonte immagine)

Ognuno di noi lettori ha la sua personale storia di iniziazione alla lettura: la mia sta dentro una robusta scatola di cartone e un pomeriggio d’estate. Non è illustre e non è memorabile, ma può esser utile per riconsiderare alcune idee intorno al libro, alla promozione della lettura e al digitale conciliato con il cartaceo nella diffusione e fruizione del nostro patrimonio culturale.

Ecco il mio raccontino: alle elementari ero un alunno diligente, desideroso di «fare il mio dovere» – per usare l’espressione cara ai genitori – anche con le prime letture consigliate: quando un libro non mi piace molto (Gian Burrasca) lo finisco ugualmente e quando è bellissimo (Huckleberry Finn) penso che sono stato fortunato e chissà come sarà il prossimo. Quello che m’infastidisce è il dover leggere per piacere: dicono che leggere è bellissimo, un divertimento, una scoperta, quasi una magia, e tolgono ogni scoperta e rovinano buona parte del divertimento assegnandomi, come per magia, i libri. Rispetto l’autorità ma mi sento ingannato: se sono cose che devo fare (e farmele piacere) si dica onestamente che sono «compiti».

Dati sulla lettura: apocalittici, elitari e male informati

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Cosa ci dicono i dati sulla lettura e sull’acquisto di libri? Pubblichiamo un intervento di Alessandro Gazoia (jumpinshark) che arriva in libreria con Come finisce il libro. Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale.

Il 23 marzo Giovanni Solimine così sintetizzava nel suo blog i dati sulla lettura e l’acquisto di libri per il periodo 2011-13 rilevati da Nielsen:

troviamo una conferma delle tendenze al ribasso sia per quanto riguarda la percentuale dei lettori (dal 49% al 43% in due anni), sia per quella degli acquirenti di libri (dal 44% al 37% in due anni). La sfasatura tra libri letti e libri acquistati si spiega col fatto che quasi il 40% dei libri letti, forse anche per effetto della crisi economica, viene da circuiti non commerciali (le biblioteche coprono il 18% delle provenienze). Complessivamente si sono “persi” 3 milioni di lettori nell’arco di un biennio. […] Tra i lettori prevalgono le donne e i giovani (si legge più della media tra i 14 e i 19 anni e tra i 25 e i 34), i residenti al nord-est e le persone con un titolo di studio elevato.

Dove finisce Masterpiece: stampato in centomila copie* (*tra carta e digitale)

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In attesa dell’uscita del suo Come finisce il libro, un’indagine sullo stato dell’arte dell’editoria ai tempi di Amazon, del crollo (davvero irreversibile?) dei fatturati e dell’e-book, proponiamo questo pezzo di Alessandro Gazoia  (jumpinshark) su un recente episodio che, dello stato dell’arte di parte dell’editoria italiana, può forse essere inteso come specchio deformante.  di Alessandro Gazoia  (jumpinshark) In un […]

Mondadori compra Anobii (party like it’s 2009)

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Un comunicato stampa Mondadori diffuso questa mattina annuncia: “Il Gruppo Mondadori ha acquisito da Anobii Ltd. il marchio e gli asset di Anobii, la piattaforma mondiale di social reading che vanta più di un milione di utenti nel mondo e la sua base più forte, con 300mila lettori, proprio in Italia.”

Circa un anno fa pubblicai qui La triste storia del social reading in Italia – Parte 1 (aNobi), al quale mi permetto di rimandare per un’analisi un poco dettagliata su quel sito e le sue traversie; Mario Alemi, già Head of Business Intelligence di aNobii, commentò per primo così: “Se Amazon ha ora comprato Goodreads –mi ripeto– Feltrinelli o Mondadori potevano comprare Anobii. […] Nessun editore italiano ha pensato che avere una milionata di lettori che esprimono il loro spassionato giudizio su libri vecchi e nuovi è una miniera d’oro.

Proviamo a stemperare una polemica sui premi? Una risposta pacata e articolata

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Riprendiamo quest’intervento dal blog di Jumpinshark.

In questi giorni trovano ampia circolazione in rete una lettera aperta di Raul Montanari “agli organizzatori del Premio Scerbanenco, nell’ambito del Festival Noir di Courmayeur” e le successive repliche e controrepliche dell’organizzazione del premio e dello scrittore (riprodotte in una nota Facebook di quest’ultimo). Montanari lamenta con grande forza la bassa considerazione del giudizio popolare nella selezione della cinquina dei finalisti allo Scerbanenco e pure la “procedura macchinosa, grottesca, mortificante” di voto che prevede persino l’indicazione degli estremi della carta d’identità.

A viso coperto e L’arena dei perdenti

Foto di Pablo Rojas Madariaga

Questo post indica prima alcuni aspetti liminari, paratestuali e illustrativi, e offre quindi un breve giudizio critico su due nuovi titoli di Einaudi Stile Libero: A viso coperto di Riccardo Gazzaniga e L’arena dei perdenti di Antonin Varenne.

Polar, noir, poliziesco, giallo e calcio

L’arena dei perdenti e Varenne vengono presentati nell’edizione italiana come, rispettivamente, un romanzo “degno dei capolavori di Jean-Claude Izzo” e il “miglior esponente del noir francese di inizio millennio”, sia per l’influenza che quella scuola ha esercitato ed esercita sui nostri giallo-noiristi (un esempio tra i tanti: Massimo Carlotto ambienta il suo ultimo romanzo, sempre pubblicato in Stile Libero, a Marsiglia e abbonda in omaggi a Izzo), sia per l’apprezzamento che il marchio noir francese, nonostante ogni sorpasso scandinavo, continua a ottenere in Italia (Einaudi ha ancora in catalogo opere degli anni Settanta e Ottanta di Manchette e Jonquet, spesso pubblicate originariamente nella Série noire di Gallimard).

La triste storia del social reading in Italia – Parte 1 (aNobii)

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Nel 2009-10 in Italia il sito di social reading aNobii esplode. Il termine è roboante ma non del tutto inadatto per descrivere la crescita fortissima e non facilmente prevedibile di questo “verticale” lanciato nel 2005 e sino allora di modesto successo: grazie al passaparola qualche decina di migliaia di utenti (secondo una stima prudente; affidabili fonti interne all’azienda stimavano in “ben, molto ben!, al di sopra di 70,000 al mese” i visitatori unici italiani nel 2011) si appassiona a un prodotto di nicchia e forma una vivace comunità culturale. In un paese come il nostro dove ogni giorno si levano motivatissimi lamenti sul declino della lettura era un segnale bellissimo (per me e per molti migliori di me, vedi però sotto i detrattori di queste “diavolerie digitali”).

Bersani alla Corrida della gggente

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Da ragazzo non riuscivo a guardare nemmeno dieci minuti della Corrida. Non sostenevo fisicamente la visione, dovevo a tutti i costi alzarmi e cambiare stanza o canale. Non sopportavo la gente che veniva umiliata, si faceva umiliare, si umiliava volontariamente. Mia mamma, equilibrata ed “empatica”, mi spiegava che per un anziano stonato andare lì a farsi fischiare era una bella cosa, perché sta finalmente in televisione e quando torna a casa tutti lo fermano e si fanno raccontare come sono gli studi di Canale 5, gli offrono un caffè, gli chiedono se Corrado è davvero alla mano. Perché, a conti fatti, “il simpatico vecchietto” è uscito dall’anonimato, per i suoi quindici minuti, e bisogna anche capire gli altri, giudicandoli non sulla base delle nostre impuntature e preferenze.