Diario afghano

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Diario afghano – Kabul, tra propaganda e cardamomo

Kabul – Bombe che “piovono come polline”. Odore di cardamomo a ogni angolo di strada. Secondo un recente articolo uscito sul settimanale Panorama, sarebbero questi i “segni particolari” di Kabul. Vengo regolarmente in Afghanistan dal 2008 (un novizio, rispetto ad altri), quando per la prima volta ho attraversato via terra il confine che separa Iran e Afghanistan, da allora ho passato molto tempo nel paese (l’anno scorso 4 mesi), ma ancora non mi ero accorto dell’odore di cardamomo. A volerla dire tutta, girando per i quartieri di questo conglomerato urbano di almeno 3 milioni di abitanti, tirato su senza pianificazione, sventrato in passato dai muhajeddin che combattevano una sanguinosa guerra intestina e oggi da palazzinari più inquietanti dei nostri, l’odore dominante è quello di fogna. Un caratteristico, insistente, pervasivo odore di fogna a cielo aperto.

Diario da Kabul 3/3

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Pubblichiamo la terza parte del diario/reportage di Giuliano Battiston, a Kabul durante gli attentati degli ultimi giorni, uscito in forma ridotta sulle pagine del «manifesto» e dell’«Unità». Qui la prima parte e qui la seconda.

Kabul martedì 17 aprile

Dopo quasi 24 ore di esplosioni, battaglie e scontri cruenti, Kabul torna alla normalità. E il quotidiano a prevalere sugli episodi clamorosi di domenica e lunedì. Per le strade, animate dal solito via vai e dallo strombazzare ininterrotto delle automobili, si esercita la nobile arte di arrangiarsi. Nei palazzi del potere e nelle sedi diplomatiche, ci si interroga invece su alcuni avvenimenti recenti, “nascosti” dal fragore delle armi, ma altrettanto significativi degli attacchi dei Taleban (o della rete Haqqani). E che potrebbero segnare una svolta nel burrascoso rapporto che lega Washington e Kabul. Sono mesi che si parla dell’Accordo di partenariato strategico che dovrà sigillare l’amicizia di lunga durata tra gli Stati Uniti e l’Afghanistan. Quell’accordo, assicurano tutti, dovrà essere firmato a ridosso del prossimo summit della Nato, previsto per maggio a Chicago. Finora, le due parti non hanno ancora trovato la quadratura del cerchio.

Diario da Kabul 2/3

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Pubblichiamo la seconda parte del diario/reportage di Giuliano Battiston, a Kabul durante gli attentati degli ultimi giorni, uscito in forma ridotta sulle pagine del «manifesto» e dell’«Unità». Qui la prima parte.

Kabul, lunedì 16 aprile 2012

Kabul, ancora al buio, viene svegliata dalle esplosioni, dalle raffiche di mitra e dal ronzare minaccioso degli elicotteri. Su una parte della città, quella più vicina ai quartieri di Shar-e-now e Wazir Akhar Khan, tornano a rimbombare, rumorosi e amplificati dal silenzio notturno, i colpi della battaglia. La stessa che qui, nella capitale di un paese in guerra, va avanti a intervalli irregolari da domenica all’ora di pranzo, quando gruppi di ribelli danno il via a un’operazione ambiziosa, che coinvolge le province di Nangarhar, Paktia e Logar. Ma è Kabul, simbolo del potere politico nazionale e internazionale, l’obiettivo principale. Sotto i colpi dei Talebani finiscono il Parlamento, il palazzo presidenziale di Karzai e l’intera area che ospita molte ambasciate straniere. Ed è qui, nel cuore della capitale, nel perimetro che circoscrive idealmente l’evidente presenza degli stranieri – protetti da alte mura di cemento, filo spinato e dalla costante presenza di soldati – che intorno alle tre del mattino inizia uno degli scontri più intensi.

Diario da Kabul 1/3

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Giuliano Battiston, a Kabul durante gli attentati degli ultimi giorni, ci ha inviato questo diario/reportage uscito in forma ridotta sulle pagine del «manifesto» e dell’«Unità». 

Kabul, domenica 15 aprile 2012

Kabuli palau – il piatto tipico da queste parti –, raffiche di kalashnikov, esplosioni e colpi di mortaio. Oggi hanno pranzato cosi gli abitanti della capitale afghana, sorpresi dalla clamorosa, nuova operazione dei Talebani, che con una serie di attacchi simultanei a Kabul e in altre province del paese hanno inaugurato la “campagna primaverile”, prevista e prevedibile come ogni cambio di stagione ma inaspettata nella sua portata. Sono particolarmente ambiziosi, e fortemente simbolici, gli obiettivi scelti dai “turbanti neri”: nella sola Kabul, sono stati colpiti la sede del Parlamento e il palazzo presidenziale di Hamid Karzai, l’ambasciata russa, quella inglese (la cui torre di guardia è stata centrata da due razzi), una residenza dei diplomatici inglesi, il centro delle operazioni delle forze Isaf-Nato (Camp Warehouse) e altri edifici governativi.