Oltre Barbara Spinelli

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di Christian Raimo L’anno scorso, dopo la decisione di Barbara Spinelli di non rinunciare al suo seggio al Parlamento Europeo come aveva promesso in campagna elettorale, avevo scritto un post molto duro, che iniziava così: “Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la […]

Spinelli, rinuncia

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Forse, e per fortuna verrebbe da dire, qualcuno non lo sa; ma nella Lista Tsipras c’è un po’ di discussione: il motivo è che Barbara Spinelli (ispiratrice della Lista e una di quei garanti che sono riusciti a creare e guidare questa esperienza neonata non solo verso l’agognato e complicato 4,03 % ma anche in una campagna elettorale vitale, franca, capace di discutere di temi e non di vedersi ridotta al derby Grillo-Renzi), dopo aver chiaramente affermato che avrebbe lasciato la sua poltrona di parlamentare europeo in caso di elezione a chi veniva dopo di lei nelle preferenze, e dopo aver per questo ricevuto non poche critiche, e dopo aver anche risposto e difeso i motivi di questa scelta, ora pare averci ripensato: forse andrà a Bruxelles. E quindi forse non ci andrà uno dei due trentenni che erano arrivati secondi nella circoscrizione centrale e in quella meridionale: Marco Furfaro e Eleonora Forenza. Che si erano già fatti le foto di rito.

Come conservare un’idea di utopia nelle depressive elezioni di domani.

angelamerkel

Domani si vota, io voterò Tsipras. Ieri si sono concluse le campagne elettorali; e andarsi oggi, con calma, a riascoltare i comizi finali, a leggere le dichiarazioni d’intento, e spulciare i programmi, è quello che farà forse una parte piccola di quell’immensa folla di tuttora indecisi. Viste in differita, le ultime fasi, le ultime piazze lasciano una sensazione, un’impressione sottocorticale di delusione. Al di là degli appelli alla speranza, all’emozione, alla rabbia buona, l’aria che si respira è quella di dismissione, di risentimento, di passioni tristi, di depressione di massa: un senso anticlimatico per cui sembra di assistere a un processo ineluttabile di crisi irreversibile. Il linguaggio politico è fatto di piccolo cabotaggio, frecciatine, riferimenti pop. Le battute finali di Renzi e Grillo (il derby che nessuno auspicava) sono tutte in minore, un dai! dai! dai! contro una cupio dissolvi.