Su David Foster Wallace

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Fino al primo novembre a Pistoia c’è la sesta edizione del festival Arca Puccini. Quest’anno il programma è incentrato su David Foster Wallace: pubblichiamo una riflessione di Giovanni Sarteschi, uno degli organizzatori del festival. (Fonte immagine)

di Giovanni Sarteschi

David Foster Wallace non avrebbe mai accettato di essere definito uno scrittore politico. Eppure nella sua opera – poco importa che parli di grammatica, logica, sport, letteratura, musica, matematica, tv, filosofia, cinema, pornografia – vibra indomita una domanda di senso che rifugge dai castelli dottrinari, come pure da ogni soggettivismo sia psicologico che metafisico, e si incarna nella storia; che è prima di tutto storia, per frammenti, dell’America e dell’Occidente a cavallo fra vecchio e nuovo secolo. E la letteratura sembra tornare, con lui, per dirla con Todorov, «pensiero e conoscenza del mondo psichico e sociale in cui viviamo».

C’è, in Wallace, una cifra poetica netta e quasi un programma letterario: bucare il recinto della solitudine nel quale l’uomo contemporaneo è andato a cacciarsi con le sue stesse mani; farlo con una varietà impressionante di modi, tecniche e forme, ma sempre alla ricerca di un rapporto umano dell’individuo con l’ambiente che lo circonda e prima di tutto con gli altri; un rapporto demistificato, capace nientemeno che di «redimere».

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.

Perle Wallaciane

Per concludere questo lungo weekend di omaggio all’arte e alla persona di David Foster Wallace, vi proponiamo una piccola silloge del suo pensiero; riflessioni dell’autore, raccolte e tradotte da Martina Testa (la «voce» italiana di Wallace), sul valore della letteratura, sul contesto sociale ed etico che stiamo vivendo, sull’importanza e la gratificazione dell’insegnamento umanistico, sul […]