Room, un vicolo cieco dell’immaginazione

Room

Presentato in anteprima alla Festa di Roma, premiato dal pubblico a Toronto e in molti altri festival d’oltreoceano, Room arriva in Italia sull’onda dell’Oscar, assegnato senza sorprese alla protagonista, Brie Larson. Del regista Larry Abrahamson qualcuno potrà ricordare l’interessante Garage, miglior film al Torino Film Festival del 2007.

Queste premesse farebbero ben sperare, il successo ottenuto persuadere della bontà del progetto, il risultato invece è di una mediocrità sibillina: è un film affetto da una spiccata miopia, umana e narrativa, accuratamente dissimulata tra le pieghe dell’eleganza formale.

Il “porcile” di Pier Paolo Pasolini: intervista a Valerio Binasco

porcile1

Da oggi Porcile di Pier Paolo Pasolini è in scena al teatro Metastasio di Prato, per la regia di Valerio Binasco. Pubblichiamo di seguito un’intervista a Binasco, comparsa nel programma dello spettacolo presentato in anteprima al festival dei 2 mondi di Spoleto (fonte immagine).

In un racconto intitolato «Calvino contro Pasolini», Christian Raimo immagina un destino alternativo dei due grandi scrittori del secondo Novecento italiano, in cui il primo è un autore “scomparso” che dopo il successo del primo libro si è rifugiato a Cuba scomparendo dai riflettori, mentre il secondo è diventato il boss un po’ mafioso della letteratura italiana. Proprio lui, PPP, autore contro per definizione. Si tratta ovviamente di un’operazione ironica e un po’ irriverente, che serve a prendere le distanze non tanto dal vero Pasolini, quanto dal momento a lui eretto dalla cultura italiana.

Un libro per riappropriarsi di sé

chloe-sevigny-book-2

Questo pezzo è uscito sul Venerdì. (Fonte immagine)

Lei stessa spiega che non è un libro d’arte né uno scrapbook. “È un libro per i fan”, dice. Poi si domanda: “Posso fare un libro per i fan di me stessa?” Titolo, autrice e protagonista del libro Chloë Sevigny (Rizzoli International, prefazione di Kim Gordon, postfazione di Natasha Lyonne, pagg. 230, $ 35), l’attrice di recente ha raccontato al New Yorker come l’idea di fare il libro le sia venuta durante un viaggio in Giappone.

Cosa potrete vedere alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia

Michel-Houellebecq-star-de-cinema_article_landscape_pm_v8

di Carlotta Briganti

Mentre sta finendo la conferenza stampa e tutti i film son stati annunciati, vi raccontiamo cosa potrete vedere alla settantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non parlerò di tutti i film che verranno proiettati al Lido dal 27 agosto al 6 settembre. Per l’elenco ufficiale basta farsi un giro sul sito della Biennale o leggere i quotidiani domani. Provo a fare invece al volo un elenco delle cose più interessanti e/o bizzarre che mi sembrano venute fuori dagli annunci qui all’Hotel St. Regis (luogo della conferenza stampa).

Oltre 3000 tra lunghi e corti arrivati alla commissione. Ed ecco alcuni tra i film scelti dal direttore Alberto Barbera, insieme ai selezionatori Bruno Fornara, Oscar Iarussi, Nicola Lagioia, Mauro Gervasini, Marina Sanna, Giulia d’Agnolo Vallan.

Prima che arrivi il freddo

Fight-Club-2-LBDC

“Queste case sono tutte uguali”, mi dice, mentre la vista panoramica si apre sulla città e domina le insegne dei fast-food e il traffico congestionato. “Guarda”, aggiunge poi, “c’è qualcosa che non va”.

“Dove?”, le chiedo, cercando il registratore audio.

“Laggiù, in fondo alla strada”.

Lei ha un vestito leggero, di seta, mi pare, ed è abbronzata e dimostra almeno trent’anni, nonostante ne abbia…

“Scusa, quanti anni hai?”

“Ventiquattro”, risponde. “Ventiquattro anni e due mesi”.

Ri-dimensionare Werner Herzog

werner-herzog

A volte, per capire davvero un regista e la sua opera, bisogna smetterla di fissare i film. Di ingolfare lo sguardo con le immagini, i simboli, i significanti. Di arrovellare la mente coi significati, con le strutture, con le narrazioni. A volte, per capire davvero un regista e la sua opera lo sguardo bisogna voltarlo: cambiare prospettiva, guardare all’uomo e a quello che fa.

La chiave per decifrare il cinema contraddittorio ed enigmatico di Lars von Trier a me, ad esempio, è arrivata con la lettura del nel libro-intervista Il cinema come dogma. Conversazioni con Stig Björkman (Mondadori, Milano 2001). Lì, parlando di altro (e quindi di sé), il danese disvelava come molta della sua pomposità fosse uno sberleffo ludico e sarcastico, e come però le sue provocazioni fossero, al tempo, stesso una commovente autonalisi e una messa in piazza di una fragilità quasi inaudita. In forma diversa, mi è accaduto lo stesso con Werner Herzog.

miniTube #4: Ingiustizie cinematografiche

minitube

Da molto tempo non mettevo piede in una chiesa. Domenica scorsa ho fatto qualcosa di più, qualcosa che non facevo da molto più tempo: sono andato a messa. Sono entrato nella chiesa dei padri gesuiti a Bergamo, una chiesa piccola fuori dal centro, non lontano dalla stazione. Sono arrivato in largo anticipo, involontariamente, e senza fretta, al termine, me ne sono andato. Poi ho raggiunto il centro, e davanti alle locandine fuori da un cinema lungo via Torquato Tasso ho deciso di assistere all’unica proiezione serale di Jagten (la caccia, tradotto per l’Italia con Il sospetto).

Trovo l’ultimo di Thomas Vinterberg un film grandioso, ai livelli di Festen, che lo ha reso celebre e premiato (Cannes ’98). Il film mi ha scosso, dico fisicamente; accade così quando il tema è quello dell’ingiustizia, se in discussione è la lotta dell’umano contro l’emergere dell’ingens sylva, la barbarie, per affermare il bisogno di civiltà.

Clamori d’estate – Il caso Comodin

L-estate-di-Giacomo_Cinema_6947

Pubblichiamo una recensione di Andrea Cirolla sul film «L’estate di Giacomo» di Alessandro Comodin.

L’estate di Giacomo è un film anomalo di cui si parla e si scrive molto in questi giorni. Il suo regista e sceneggiatore, Alessandro Comodin, friulano, classe 1982, ha esordito nel 2008 con Jagdfieber, documentario di diploma all’Insas di Bruxelles «sulla caccia, i suoi rituali, i gesti e i suoi silenzi» (dalla nota sul regista del sito del suo distributore, Tuckerfilm).

Del film si parla molto, cioè è molto recensito e molto premiato: su Variety, Cahiers du cinéma, Rumore, Corriere della Sera, Il Foglio, il Manifesto alcune delle recensioni; tra gli altri premi il Pardo d’oro Cineasti del Presente al Locarno Film Festival 2011, il Grand Prix du Jury and Prix Documentaire Grand Ecran al Belfort International Film Festival 2011, l’Ovidio d’Argento per il miglior film al SulmonaCinema Film Festival 2011 e la Menzione Speciale Giuria Concorso Internazionale al Festival dei Popoli 2011 di Firenze.

La tossicità della condiscendenza

Melancholia

Pubblichiamo una recensione di Luca Alvino su «Melancholia» di Lars von Trier

Esiste una rotta privata dell’esistenza, dalla quale sarebbe opportuno non allontanarsi mai. È la rotta che transita lungo il corso degli eventi senza metterne in discussione il senso e la necessità. Se tale rotta viene smarrita, l’equilibrio di una persona può essere seriamente compromesso, e le si prospettano dinanzi due possibilità: l’inizio di un percorso di maturazione o la resa alla deriva dello smarrimento. Il percorso di maturazione deve consentire all’individuo di costruire certezze autonome, diverse da quelle ricevute in eredità, e basate su scelte individuali; e deve rafforzare in lui la facoltà di riscoprire ogni giorno il significato dell’esistenza, giacché non ne esiste più uno preconfezionato al quale ricorrere meccanicamente. Se tuttavia non si possiedono le risorse per compiere questo itinerario faticoso – o si è perduta la capacità di sospendere la propria incredulità quel tanto che serve per conferire nuovamente alle cose un significato accettabile – c’è il rischio di cadere nella malinconia. La malinconia è una forma grave di depressione che consiste in un doloroso abbattimento fisico e psichico, e nella perdita di interesse nei confronti di sé stessi e delle vicende del mondo esterno. E Melancholia è anche il titolo dell’ultimo lavoro di Lars von Trier, un film sull’ingombro della mortalità, sull’ineluttabilità della consunzione e della fine. E sugli stratagemmi dell’uomo per dimenticarsene.