Fato e furia: intervista a Lauren Groff

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Lauren Groff da alcuni anni si è imposta all’attenzione del pubblico mondiale come una delle scrittrici americane contemporanee più degne di attenzione, ben prima del clamoroso di apprezzamento di Barack Obama che su People ha definito Il suo ultimo libro, Fato e Furia (edito in Italia da Bompiani) il migliore del 2015.

L’opera rappresenta indubbiamente uno sforzo creativo notevole, non solo per le centinaia di pagine profuse, ma per la costruzione complessa e non banale dell’impianto narrativo.

All’apparenza, il libro sembrerebbe narrare la storia di una coppia ricca e felice: Lotto e Mathilde, lui fascinoso e stimato scrittore di successo, lei moglie splendida, impeccabile, fedele e discreta compagna di tutta la vita.

Cosa c’entra dunque l’evocazione di due forze tragiche come il Fato e la Furia (plurale nell’originale)?

C’entra, eccome, perché tale è solo la superficie di un racconto ardito, falsamente speculare, giocato volontariamente su una dialettica sghemba e non riuscita, inseguendo le deviazioni impreviste del reale più che la perfezione fittizia e idealizzante dell’adattamento letterario.