Gian Arturo Ferrari rapito dagli alieni

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Riprendiamo un intervento di Paola Del Zoppo, direttrice editoriale di Del Vecchio Editore, apparso sul blog della casa editrice. (Fonte immagine.)

di Paola Del Zoppo

Sabato, a Francoforte, Gian Arturo Ferrari è stato restituito alla terra da una navicella aliena. Colpito dalla realtà in cui è capitato, ha denunciato sul Corriere della Sera ciò che i suoi occhi hanno visto alla Buchmesse. Quello che stupisce noi che sulla terra siamo rimasti anche negli ultimi venti anni, è la sua indignazione. La tiepida polemica che stenta a crescere anche sul web è espressione della situazione in cui siamo, che non riguarda solo il mercato del libro, ovviamente, situazione di cui Gian Arturo Ferrari non si è lamentato fino all’altroieri e che anzi ha contribuito a creare.

E mentre la Mondadori si occupava di decostruire programmaticamente l’idea di cultura (come dichiarato dallo stesso Ferrari in un’intervista al Giornale del 2005) in favore dell’idea di mercato, come se leggere – un’attività asociale, faticosa e anche noiosa” – fosse un passatempo  qualunque, non tutti hanno creduto questo “nuovo corso” essere corretto. Voci isolate si son levate e sono state soffocate, denigrate, sminuite, derise.

Esercizi d’immaginazione con Giulio Milani

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Pubblichiamo un’intervista di Pierfrancesco Matarazzo a Giulio Milani, editore di Transeuropa.

di Pierfrancesco Matarazzo

Quando si parla di librerie online, il pensiero corre a nomi come ISB o Amazon. Certo, sono fra i più noti e utilizzati, ma nell’intricata foresta dell’e-commerce librario italiano, è spuntato da un paio d’anni qualcosa di “strano”, che potrebbe essere, addirittura, qualcosa di nuovo e perché no, di utile, per i lettori stavolta.

Parliamo di ISBF (Internet Slow Book Farm), una libreria specializzata nell’editoria della ricerca e di proposta nata nell’orbita dei tanti progetti Transeuropa, che ha un occhio di riguardo per la piccola e media editoria di qualità. Qualità, parola abusata eppure spesso dimenticata all’atto pratico dagli editori, quando decidono, tutti insieme, di pubblicare circa 60.000 libri all’anno, intasando la memoria, sempre più sotto pressione, dei lettori italiani con uno tsunami di autori che cercano l’occasione e sorprendentemente ancora la visibilità in un mondo fatto sempre più di piccoli numeri.

Meglio non leggere

citati

Riproponiamo qui, con alcune glosse a cura di Christian Raimo, un editoriale di qualche giorno fa uscito sul Corriere della Sera.

di Pietro Citati [che potremmo definire la firma del giornalismo culturale più prestigiosa in Italia, oggi in forze al Corriere, dopo anni di collaborazioni a Repubblica, interrotti forse per questo motivo]

Credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni. [Sarebbe interessante capire quale sia la convinzione che porti Citati a scrivere quest’affermazione. Per alcuni critici come Girolamo De Michele o Antonio Pascale che si sono occupati del “citatismo”, la sua cifra precisa è quella di rimpiangere un’età perduta (assolutamente preclusa al lettore) in cui le cose andavano molto meglio e quindi se le cose vanno male oggi un po’ evidentemente e anche colpa del lettore)] La generazione letteraria che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970 è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli.