Il malambo dei gauchos: una storia argentina

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Questo pezzo è apparso sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

A gennaio di ogni anno, Laborde, minuscola cittadina nel sudest della provincia di Córdoba, Argentina, diventa la capitale assoluta di un agone fra gauchos, i cavallerizzi della pampa che si nutrono di coraggio, lealtà, fierezza, silenzio, solitudine e nomadismo. Lo spazio entro cui questi uomini combattono è costituito dal palco arrangiato in un grande edificio e la sfida a cui si sono preparati con costanza e sacrificio per un anno intero è racchiusa nella perfezione con cui battono i piedi al ritmo della musica sulle assi di quel palco. La danza che è lo strumento di questa sfida, il malambo, dura poco più di quattro minuti, ma si tratta di minuti eterni. Le combinazioni di movimenti e colpi che costituiscono le mudanzas, ossia le figure del ballo, richiedono una preparazione fisica e mentale mostruosa che costa sacrifici impensabili.

Da Márquez a lezione di giornalismo d’allegria

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Madrid. È appena passato il Natale del ’93 a Barranquilla, tra le poche città colombiane dalla fama indipendente da questioni di droga. Jaime Abello Banfi ha mangiato troppo, come tutti, più di tutti. Riceve una telefonata: «Invitami a cena la prossima volta che vengo» è l’intimazione che riceve il trentenne direttore della locale TeleCaribe. La prospettiva di mangiare ancora è l’ultima cosa cui vorrebbe pensare, ma dall’altra parte del filo c’è Gabriel García Márquez. E non capita spesso, anzi non era mai capitato, che lo scrittore più famoso dell’America Latina chiamasse un giornalista felice (ma non sconosciuto) per estorcergli una convocazione al ristorante. La storia della Fundación para el Nuevo Periodismo Iberoamericano, che da Cartagena de las Indias assegna i corrispettivi del Pulitzer di lingua spagnola, comincia così. Esattamente venti anni fa.