Verso dove eravamo partiti: il cuore oscuro dell’Europa

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Questo pomeriggio alle 18, presso la galleria Carlo Virgilio in via della Lupa, Roma, si inaugura “La Ville Noire – The dark heart of Europe“, mostra fotografica con gli scatti di Giovanni Troilo. Pubblichiamo il testo che Lorenzo Pavolini ha scritto per il catalogo della mostra.

di Lorenzo Pavolini

Il gomito di un gasdotto si staglia sul cielo rosso, sopra i tetti più neri dell’ardesia e la cortina di mattoni velata di fuliggine. Non sembra pesare sulle grondaie e sugli infissi delle finestre chiuse, né sulla vita dietro le tende. Nella sua scomoda virata il tubo incatramato appare collegato al nulla. Il bagliore di un tramonto siderurgico illumina la scena ideale per le sequenze di un Blade Runner europeo. Ma il racconto a cui introduce non si svolge in un prossimo futuro indesiderabile. Non ha nulla di profetico. Il mondo che abita dietro quelle finestre è qui adesso, a pochi chilometri dalle sedi politiche d’Europa, e consuma psicofarmaci in quantità, traffica con le armi e con i corpi in una cruda quotidianità da cui il sogno stesso di un’istituzione capace di far fronte alla sua crisi è stato espulso da tempo, e ormai senza rimedio.

Giobbe alla grande guerra. Il nuovo film di Ermanno Olmi

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Pubblichiamo un articolo di Alessandro Zaccuri su Torneranno i prati, il nuovo film di Ermanno Olmi (nelle sale dal 6 novembre), uscito su Avvenire. Ringraziamo l’autore e la testata  (nella foto, Claudia Santamaria in una scena del film. Fonte immagine)

di Alessandro Zaccuri

Anche nel Mestiere delle armi c’era una trincea. Era quella verso la quale nel 1526 cavalcava spavaldo Giovanni dalle Bande Nere prima di essere raggiunto alla gamba da un colpo di cannone. La ferita,  l’infezione, la morte e infine l’auspicanza, puntualmente registrata da Pietro Aretino, «affinché mai più venisse usata contro l’uomo la potente arma da fuoco». Nobile proposito, ma purtroppo nobilmente inutile. Per il suo nuovo film, che arriva a tredici anni di distanza dal Mestiere delle armi  (in mezzo ci sono stati Cantando dietro i paraventi, Centochiodi, Il villaggio di cartone), Ermanno Olmi sceglie un’altra guerra, un’altra trincea. Dalla quale, questa volta, lo spettatore non esce mai, prigioniero della notte e della paura come il Delirante, il Soldato Topino, il Dimenticato e gli altri militari senza nome protagonisti di Torneranno i prati, nelle sale da giovedì 6 novembre. Un film contro la guerra, certo, come Il mestiere delle armi, e anche un apologo sul perdono, come già Cantando dietro i paraventi.

Il cinema di Leonardo Di Costanzo

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L’intervallo di Leonardo Di Costanzo è uno dei più bei film italiani usciti negli ultimi anni. Purtoppo l’hanno visto in pochi. Quando si inizia a parlare dello stato di salute delle nostre arti, alcuni appuntamenti bisognerebbe tuttavia non averli mancati. Distribuzione non è creatività. E ignorantia non excusat. Per fortuna si può recuperare. La Cineteca di Bologna ha pubblicato da poco un cofanetto intitolato L’età di mezzo dedicato proprio al cinema di Di Costanzo. Dentro ci trovate il dvd con tre film (L’intervallo, Cadenza d’inganno, A scuola) oltre a un booklet ben fatto.

Prima di lasciarvi alla nota introduttiva di Goffredo Fofi, un’altra piccola considerazione. Tra gli sceneggiatori de L’intervallo c’è Maurizio Braucci. Lo stesso di Gomorra per la regia di Matteo Garrone, Bellas Mariposas per la regia di Salvatore Mereu, e  Piccola patria, non ancora uscito, per la regia di Alessandro Rossetto. Se tre indizi danno una prova, anche alcuni discorsi sulla presenza o meno di ottimi scrittori per il cinema del nostro paese dovrebbero iniziare a essere rivisti.

Un ringraziamento a Tempesta Film per averci concesso di pubblicare  l’introduzione di Fofi.

di Goffredo Fofi

È diventato un luogo comune anche la difesa del cinema documentario, in Italia, contro il cinema ufficiale, ‘romanesco’, condizionato ovviamente dalle due forze che dominano culturalmente la capitale e i suoi ‘salotti’ – il giornalismo, soprattutto televisivo ma non solo, e la politica, intesa, ebbene sì, come ‘casta’, anche se da qualche anno in perpetuo rinnovamento di volti, non di costumi. È facile fare documentari, basta poco, costa poco; meno facile è che qualcuno li veda, fuori dal giro stretto degli amici; costa poco e costituisce un buon alibi per la smania creativa di una o due generazioni, sempre dentro le mode e, di conseguenza, un tantino più rivendicative e politicizzate delle precedenti.

Non ai tea party né ai radical chic: Minervini, Pallaoro e gli altri

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Da martedì 3 dicembre comincia a Roma Tertio Millennio, il festival cinematografico organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Qui il programma.
La maggior parte delle proiezioni si terranno alla Sala Trevi. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti (info 06.96519.200). Consiglio a tutti di andarci, anche perché (da Pelo Malo, che ha vinto la Concha de Oro a San Sebastián e proprio ieri il premio per la miglior attrice e la miglior sceneggiatura al Torino Film Festival, a Wolfskinder, a tanti altri) ci saranno dei film molto interessanti. Ci saranno anche i film “esteri” di Andrea Pallaoro e Roberto Minervini (che sempre a Torino ha vinto il premio speciale della giuria) di cui parlai in questo pezzo per IL uscito qualche tempo fa.

di Nicola Lagioia

È triste constatarlo per un settore dove fino a qualche tempo fa sfioravamo l’egemonia continentale, ma se si vogliono vedere alcuni dei migliori film italiani dell’ultimo anno, bisogna andare all’estero. Roberto Minervini, Andrea Pallaoro, Uberto Pasolini, Alessio Cremonini. Segnatevi questi nomi. Il più giovane ha trentun anni, il più anziano non arriva ai cinquanta. I primi due hanno girato negli Stati Uniti, Pasolini in Inghilterra, Cremonini immergendosi nelle atmosfere dell’attuale conflitto siriano.

I film in questione si intitolano Stop the Pounding Heart (storia di una famiglia ultracristiana in un Texas molto a destra di Cormac McCarthy), Medeas (anche qui, atmosfere da profondo Sud con echi faulkneriani), Still Life (un nowhere man nell’Inghilterra più grigia cerca i parenti di chi muore in solitudine per restituire qualche effetto personale), Border (girato con italio-siriani, script a firma Susan Dabbous, la giornalista sequestrata e rilasciata dai ribelli anti-governativi la scorsa primavera).

Speciale Santarcangelo 13 – Intervista a Leonardo Di Costanzo

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Si sta svolgendo in questi giorni Santarcangelo 13, festival internazionale del teatro in piazza: iniziamo a raccontarvelo con alcuni articoli che usciranno nei prossimi giorni. Invitiamo i lettori di minima&moralia che ne abbiano la possibilità a raggiungere Santarcangelo di Romagna per vedere spettacoli di teatro italiani e stranieri in uno dei maggiori festival europei di teatro di ricerca. “L’intervallo” di Leonardo Di Costanzo – uno dei film italiani più importanti dell’anno e purtroppo poco visto per colpa di un meccanismo distributivo incapace di recepire le opere di valore e allo stesso modo sfacciatamente ottuso nel privarne lo spettatore  – ha vinto da poco il David di Donatello per la migliore opera prima e lo scorso 13 luglio, durante il Festival di Santarcangelo, ha ricevuto il premio “Lo straniero” dal direttore della rivista Goffredo Fofi. Pubblichiamo una recensione del film e un’intervista al regista.

La giornata de “L’intervallo” si apre con un’inquadratura fissa di Napoli all’alba, sullo sfondo il Centro Direzionale. Non ci sono il Vesuvio o le Vele di Scampia: già da quella prima visione, che sarà la stessa dell’ultima scena, ma a notte fatta, non c’è l’intenzione di “vendere” Napoli, come di frequente succede quando ci si accorge che la morbosità dello spettatore preferisce indulgere sui morti ammazzati o sulle storie del Sistema camorrista.

Leonardo Di Costanzo, dopo anni da documentarista, si cimenta nella regia della prima opera di finzione, che ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente e il Premio Lo straniero, assegnato durante il Festival di Santarcangelo da Goffredo Fofi.

Salvatore è un ragazzo che vende granite; una mattina, mentre sta uscendo con il carretto, viene bloccato da un uomo in scooter che lo chiude dentro a un luogo abbandonato – l’ex ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi” – e che gli affida il compito non far scappare Veronica, una ragazza che Bernardino, boss del quartiere, vuole incontrare la sera, dopo la segregazione. Salvatore è estraneo alle vicende del Sistema, ma rivuole il suo carretto, e suo malgrado rimane costretto nel ruolo del carceriere.

Bellas Mariposas

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A chiunque viva o si trovi a Roma consiglio di andare a vedere Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo romanzo di Sergio Atzeni. A fronte di una vicenda distributiva che sfiora i cieli del demenziale tenuto conto della sua qualità, il film  inizia per così dire oggi (9 maggio, all’Alcazar) il suo percorso più o meno regolare nell’accidentata capitale. Da oggi sarà possibile vederlo anche a La Spezia, a Savona dall’11 maggio. A Milano (omonima di una grande città capace di trattenere il meglio intra moenia), in occasione della festa del cinema, Bellas Mariposas sarà programmato all’Apollo per la sola giornata del 15 ma a partire dalle 13.00. Ininterrottamente, fino a sera.