La famiglia Montalbano: raccontare la mafia prima di Sciascia

by Andy Warhol

Roma – La gnura Betta prega giorno e notte; invoca la benevolenza dei Santi e arricchisce l’arciprete affinché interceda con l’Altissimo per la sorte dell’unico figlio, che deve tornare dal fronte. È il 1918. Nella frazione di San Filipo, nel cuore dell’aspra Calabria agropastorale, il ritorno dalla guerra di Nicola Napoli, figlio del mezzadro Luigi, illumina il mutamento sociale di una regione, dove si sta affermando un potere avido e spietato, promiscuamente alternativo a quello ufficiale. Gianni della Zoppa, figlio di una famiglia miserrima, ormai veste all’americana. Partito bracciante affamato; svezzato dalla mala d’oltreoceano, torna con la dote economica e il crisma del comando proprio del capobastone.

Scrivere del mondo

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Abelardo Morell.)

Oggi si fa una gran discussione intorno alla non-fiction. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura? È possibile individuare una linea di demarcazione o piuttosto una terra di mezza al cui interno, a sua volta, prendono corpo percorsi differenti tra loro? Fino a che punto è consentito attraversare i confini? Dove si colloca l’io in tutto questo (l’io che osserva, l’io che agisce, l’io che narra)? Grande è la confusione sotto il cielo, specie in Italia, tanto che converrebbe mettere un po’ di ordine nel discorso.