I due Capote: “Incontro d’estate” e “Altre voci, altre stanze”

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Pubblichiamo un estratto da “Holden & company – Peripezie di letteratura americana da JD Salinger a Kent Haruf” di Luca Pantarotto, uscito il 22 maggio per Aguaplano Libri, ringraziando autore e editore.

Nelle terre di nessuno: Luca Briasco intervista Chris Offutt

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È in libreria Nelle terre di nessuno (minimum fax), raccolta di racconti di Chris Offutt che dà voce al Kentucky e alla sua gente. Pubblichiamo un’intervista inedita di Luca Briasco, ringraziando l’autore e l’editore. (Foto: Sandra Dyas)

Nelle terre di nessuno in originale si intitola Kentucky Straight. Si tratta della tua prima raccolta, ma la parola “Kentucky” si potrebbe facilmente considerare una sorta di cartello d’ingresso per buona parte delle tue opere. Cosa significa per te essere nato e cresciuto in Kentucky?

La comunità nella quale sono nato, Haldeman, conta non più di duecento abitanti. Si trova nei Monti Appalachi. Le strade sono quasi tutte sterrate, e le case sono collegate da sentieri che attraversano I boschi. L’intera area è circondata da boschi molto fitti, e bellissimi. Da bambino potevo andare a piedi dappertutto, di notte come di giorno. Conoscevo tutti. Ero libero, e al sicuro. Ogni giornata si trasformava in un’avventura, nei boschi.

Don Carpenter e i fantasmi di Hollywood

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Funziona un po’ come un buco nero: tutto viene attratto al suo interno, nulla riesce a fuggire. A un certo punto della sua cavalcata verso un Ovest carico di promesse sempre più evanescenti, l’American Dream ha raggiunto quell’estrema propaggine della California del Sud in cui si trova Los Angeles, si è spinto ancora fino al quartiere periferico di Hollywood e lì si è esaurito, trasformandosi da aspirazione a mito. Un mito fatto di lustrini, riflettori, ville di lusso, macchine veloci, montagne di denaro, droga, sesso a volontà, tappeti rossi stesi a nascondere un sentiero dorato che non conduce a nessun salvifico Mago di Oz: semmai a un’isola di Calipso in cui, abbagliati dalla bellezza e dal lusso, condurre per sempre un’esistenza ripetitiva e vacua, infestata dai fantasmi traditi delle vocazioni passate.

American Dust: Luca Briasco racconta Richard Brautigan

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È in libreria American Dust di Richard Brautigan (minimum fax) con traduzione e postfazione a cura di Luca Briasco: pubblichiamo il testo ringraziando l’autore e l’editore. (Fonte immagine)

Una tragedia a lieto fine

Quando Richard Brautigan si sparò, a Bolinas nel 1984, sulla sua vita venne gettato uno sguardo vagamente emblematico che aveva ben poco da dire sul valore letterario dei suoi libri. Era già qualche tempo, ormai, che il suo necrologio lo incalzava: era l’hippie malridotto e alcolizzato, la figura culturale di interesse un po’ effimero, lo scrittore la cui reputazione si basava sulla sensibilità drogata dei suoi contemporanei. Era come se fosse stata l’epoca in sé a creare la popolarità di Brautigan, com’era successo per le camicie a disegni cachemire o gli stivali Frye: veniva trattato come una moda imbarazzante.

Un autore a molte dimensioni

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Questo articolo è uscito sul numero di ottobre dello Straniero.

di Nicola Lagioia

Come tracciare una mappa che dia almeno l’illusione di poter padroneggiare l’universo a molte dimensioni di uno come Roberto Bolaño, il quale, proprio sullo sconfinamento e sui salti spaziotemporali ha innalzato buona parte della propria poetica?

Appunti per una tragedia americana

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1. L’appuntamento mancato.

Carson: …la strinse a sé, accettò la sua freddezza iniziale, come per tanto tempo lei aveva accettato la sua, poi la riscaldò con una specie di scatenato amore. Rose e cenere di James Purdy.

Barthomania

di Martina Testa Il 24 gennaio del 1973 sulla prima pagina del Wall Street Journal compariva un articolo dedicato alla «Società per la Celebrazione della Barthomania», una confraternita di Washington dedita alla venerazione dello scrittore John Barth: i membri si riunivano regolarmente per simposi goliardici in un ristorante della città, indossando stravaganti copricapi e portando […]

Se i Coen avessero preso le distanze dai Coen

di Giuseppe Zucco Alla letteratura secca e tagliente di Cormac McCarthy, una tra le migliori penne americane, i fratelli Coen hanno sostituito un cinema altrettanto misurato e levigato. Al posto di frasi chirurgiche, di un altissimo senso del ritmo, di un uso della punteggiatura che corteggia le pause di respiro del lettore, di un linguaggio […]

Somiglianze di Famiglia

Rapporti disfunzionali tra scrittori e autori di fumetti. Scrivo questi appunti in qualità di lettore. Con l’autorità che mi conferisce questo ruolo, vorrei provare a tracciare certe parentele tra alcuni scrittori americani contemporanei e alcuni autori di fumetto, sempre americani, sempre contemporanei. Mi gioco subito i nomi: Rick Moody, Jonatham Lethem, David Foster Wallace, da […]

Il giovane Holden

Questa recensione del Giovane Holden, pubblicata da Manganelli in l’Illustrazione italiana, marzo 1962, è poi stata inserita in De America, saggi e divagazioni sulla cultura americana (Marcos y Marcos, 1999). di Giorgio Manganelli Questa nuova traduzione dell’ormai classico The Catcher in the Rye di J.D. Salinger si fregia in copertina di un disegno di Ben […]