Alcune modeste proposte per le case editrici, a cominciare dalla mia

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di Marco Cassini

Negli ultimi anni, quando mi è capitato di parlare agli studenti del Master in Editoria dell’Università La Sapienza o agli allievi del corso di editoria di minimum fax degli aspetti commerciali di una casa editrice, ho più volte espresso un concetto (interiorizzato negli ultimi tre anni passati a fare il direttore commerciale, e della cui intuizione ero piuttosto fiero) che qui sintetizzo in brevi affermazioni:

Scrittori e vita nazionale

di Carola Susani

Lo scrittore è una voce, un testimonial o una merce? Esiste ancora una autorevolezza degli scrittori? E perché? Di fronte a chi? L’intervista di Christian Raimo uscita qualche settimana fa sul Sole 24 Ore e il dibattito che ne è seguito giravano intorno a queste domande; pochi mesi fa è nata Alfabeta 2 con l’obiettivo essenziale di rivendicare il ruolo dell’intellettuale, che è un ruolo civile, e la responsabilità degli scrittori. Sono temi attorno ai quali da anni giriamo in molti, forse è arrivato il tempo di affrontarli.

Inventare il proprio pubblico

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Per uno scrittore – credetemi – la fortuna ci vede benissimo, e risponde sempre al nome di lettori. L’altra cosa, invece, l’innominabile disgrazia che getta il nome e le opere nell’oblio, è sempre cieca, un fantomatico vello d’indifferenza