Vacanze poiane

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Pubblichiamo un pezzo apparso originariamente su The Towner, che ringraziamo (fonte immagine).

Roma – questa ingarbugliata città, in terra e in cielo. Da principio ci furono gli avvoltoi di Romolo e Remo, nel mezzo gli angeli di Santa Romana Chiesa, ora sono gabbiani, cornacchie e pappagalli a contendersi il dominio dei cieli da Prati a San Giovanni. Dalla finestra vedo passare di sfuggita variopinti gruppi di parrocchetti dal collare (Psittacula krameri, la specie di pappagalli che qui si è più diffusa), sento sghignazzare i gabbiani nelle notti insonni – non hanno orari, si direbbe – e poi a fine autunno gli spettacolari stormi che si spostano in cerca di un clima più caldo, disegnando figure sempre nuove sull’Eur, o replicando con un certo gusto per la simmetria e maggiore eleganza, lo sciame di persone che s’affrettano sul piazzale della stazione Termini.

Complotto! Storia paranoica dei KLF

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mucchio, che ringraziamo. La siglia KLF, vi dice qualcosa? Gran Bretagna, seconda metà degli anni Ottanta. Bill Drummond (ex Big in Japan) e Jimmy Cauty (musicista anche lui, ex disegnatore di copertine di libri, tra le altre una del Signore degli anelli) mettono in piedi un duo elettronico – inizialmente […]

“La notte dei ragni d’oleandro”, distopia al Bataclan

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Ognuno di noi ricorderà dove si trovava la sera del 13 novembre 2015. Era un venerdì e qualcuno era a casa, per cena, o fuori, magari a un concerto, o al cinema. Non è una serata fredda. Poco dopo le dieci le televisioni lampeggiano dalle finestre, gli occhi si posano compulsivi sugli schermi degli smartphone.

Scorrono le immagini della partita amichevole tra Francia e Germania, che si stava disputando allo Stade de France, a Saint-Denis; un boato, e poi un secondo, fortissimo. Al momento del secondo botto la palla ce l’ha il terzino francese Evra, nei suoi occhi si legge un lampo di stupore, di sorpresa, un istante. Sugli spalti ci sono il presidente Hollande e il ministro degli esteri tedesco, Steinmeier. I tifosi non usciranno prima di mezzanotte.

Pink Floyd: la grande esibizione

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Ieri mattina sono andato in via Nizza, una strada ben asfaltata tra viale Regina Margherita e piazza Fiume, a Roma. Al civico 138 c’è il Macro, il Museo di Arte Contemporanea, e si dà il caso che era in programma la conferenza stampa di The Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains, la mostra sulla più interstellare tra le band inglesi. A Londra, dove ha esordito, è stata un successone. A officiare l’evento sono annunciati Roger Waters e Nick Mason, che non hanno bisogno di presentazioni.

Their mortal remains: un racconto sui Pink Floyd

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Pubblichiamo un articolo uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

“Sebbene il nome sia rimasto sempre lo stesso, i progetti intrapresi sono stati guidati di volta in volta da personalità diverse. I Pink Floyd di “The Divison Bell” (1994) non sono gli stessi di “The Piper at the Gates of Dawn” (1967) e nemmeno quelli di “The Final Cut” (1983). Alla luce dell’assenza di armonia e delle mutevoli alleanze all’interno della band, così come dei frequenti cambiamenti del suo schieramento, è meglio considerare questi album e i tour che li hanno promossi come singoli progetti artistici, guidati e ispirati da un determinato membro che si serviva del gruppo come di una risorsa per portare a compimento il lavoro”.

Ero un estraneo: Leonard Cohen e il modo di dire addio

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Una versione più lunga di una recensione pubblicata sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Ho letto Il modo di dire addio, il libro che raccoglie diverse interviste rilasciate negli anni da Leonard Cohen, ascoltando allo stesso tempo le sue canzoni, disordinatamente, a volte riascoltandole anche due o tre volte in seguito, facendole ripartire un istante dopo l’ultima nota. Ci manca Leonard Cohen e nelle pagine di questo libro, a dispetto del bellissimo titolo, il modo di dirgli addio proprio non si riesce a trovare. Vien voglia di cercare L.C. da qualche parte dove è passato, nelle città dove ha vissuto, Montreal – in due strade a suo dire “meravigliose”, Belmont e Vendome – Londra, New York, Los Angeles, ma anche l’isola greca di Idra, e a Cuba, a L’Avana. Lo ritroviamo nelle canzoni, certo, e nei libri che ha scritto. Curato dal giornalista americano Jeff Burger, questo volume (pubblicato in Italia dal Saggiatore) è, come dire, una panoramica d’artista.

Automatic for the people e la Superluna

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Stasera c’è una Superluna ed è il momento migliore per rimettere sul piatto, o in riproduzione dove preferite, Automatic for the People. Dopodiché sì, Automatic for the People compie venticinque anni, proprio oggi.

Ecco quando compare la luna in Automatic for the People.

Dentro Man on the Moon, ovviamente, la canzone che Michael Stipe scrisse per il comico lunare Andy Kaufman.

“Lift”, l’ultimo video dei Radiohead

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Si racconta che nel 1996 i Radiohead avessero tra le mani questa canzone, Lift, e che doveva essere il primo singolo di “Ok Computer”. Così almeno dice Nigel Godrich, che sta ai Radiohead come George Martin stava ai Beatles. Si racconta, ancora, a seconda delle versione, che i cinque di Oxford scartarono la canzone perché “troppo commerciale” (erano altri tempi, diciamo) o perché “c’era una pressione troppo forte sulla band per lavorare su quel brano”, e insomma scegliete quella che preferite ma alla fine non la inserirono nell’album, lasciandola per così dire lì nel portfolio, mentre “Ok Computer” uscì nel 1997 con una tracklist che – ad ogni modo –  molti di noialtri hanno inciso da qualche parte sulla pelle. Sì, sono tra quelli che rispondono con un’alzata di spalle se leggono che i Radiohead sono finiti o che Yorke non sa cantare.

La vita oscena di Aldo Nove: intervista

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Dal nostro archivio, un’intervista di Liborio Conca a Aldo Nove apparsa su minima&moralia il 10 febbraio 2011.

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Da qualche settimana è uscito un libro importante. Combina poesia, confessione intima, momenti di tragedia narrati con equilibrio leggero e aggraziato, pezzi d’abisso in cui s’affaccia talvolta un’ironia complessa e mai easy, d’accatto. La vita oscena è il suo titolo: con l’autore, Aldo Nove, abbiamo affrontato qualcuno dei tanti spunti che offre la lettura di un libro per niente comune nel panorama letterario italiano.

Il Brady a Parigi, il cinema dei dannati

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C’è un’umanità scalcagnata e fiera che si raduna al Brady, nel X arrondissement, a Parigi, dove basta cambiare viale per ritrovarsi in un’altra fetta di mondo; di lì gli afghani e di qua i camerunensi, i buttadentro africani per i tanti parrucchieri in zona: più sotto gli indiani e poi botteghe di ogni sorta. Il Brady è un cinema; è un cineclub di quartiere, a modo suo d’essai.

Una sala che proietta “i bassifondi della cinematografia mondiale”, di proprietà di Jean-Pierre Mocky, eroe dalla filmografia anarcoide, già esponente della Novelle vague, un James Incandenza senza l’ossessione per le lenti ottiche ma ugualmente capace di sfornare tre pellicole all’anno, un artista pazzo per il cinema. Tant’è che dopo aver acquistato il Brady, ha pensato bene di aggiungerci una sala per far proiettare solo i suoi film.