La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. Sono passati anni, ma nell’Italia del XXI secolo l’analfabetismo funzionale che Tullio De Mauro ha combattuto per una vita affligge larghi strati della popolazione, e l’ultimo rapporto Istat racconta un paese di pochi lettori forti contrapposti a una marea di non-lettori in aumento. Nei paesi più evoluti si legge di più. Ma al tempo stesso proprio i paesi in cui si legge molto – e quelli in cui si investe in cultura e istruzione – sono destinati a progredire più degli altri. Tra meno di due mesi si va a votare. Poiché nessuno degli schieramenti politici ha ancora indicato le proprie idee (sempre che ce ne siano) per favorire quella che potremmo chiamare “la battaglia per la lettura” (sempre che chi aspira a governare la ritenga importante), proviamo a dare qualche suggerimento. Anche da questi aspetti sarà possibile capire chi guarda al 4 marzo pensando solo alle prossime elezioni, e chi anche alle prossime generazioni.

Le inutili pseudoanalisi sul libro di Gian Arturo Ferrari

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di Andrea Libero Carbone Libro di Gian Arturo Ferrari (Bollati Boringhieri) è un testo strutturato in forma di saggio, una sorta di riflessione storica sul libro in quanto tale. O meglio una cronistoria dell’evoluzione del libro dall’invenzione della scrittura ai giorni nostri, che l’autore scandisce in tre tappe: manoscritto, stampato, digitale. O ancora più precisamente […]

Diffidare dell’ecologismo per salvare l’ecologia

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Pubblichiamo la recensione di Carlo Mazza Galanti, uscita su «Lo straniero», su «Non è un cambio di stagione, iperviaggio nell’apocalisse climatica», libro di Martín Caparrós (Verdenero).

Diffidare dell’ecologismo per salvare l’ecologia. È questa, in buona sostanza, la posizione di un autore argentino che ha scritto un libro notevole, nella forma e nelle intenzioni. Si chiama Martín Caparrós, ha poco più di cinquant’anni, è romanziere e saggista, storico di formazione, collaboratore di Internazionale. Il libro si intitola Non è un cambio di stagione, iperviaggio nell’apocalisse climatica, è pubblicato da Verdenero, il marchio di narrativa di Edizioni Ambiente. Sulla quarta di copertina viene paragonato spericolatamente a Capote e Kapucinski: elogi eccessivi, come spesso succede, ma che non sembrano del tutto pretestuosi una volta giunti alla fine di questo libro dallo statuto indecidibile: racconto di viaggio, diario, collezione di reportage, saggio storico-sociologico. Soprattutto salta all’occhio lo stile (della scrittura, del montaggio) di Caparrós: se ne pubblicano tanti, oggi, di reportage narrativi, ma quasi nessuno sembra interessato a (e capace di) confondere così profondamente le ragioni della scrittura e quelle del pensiero. Testo complesso e “completo”, dunque, questo “Iperviaggio” tra Sudamerica, Africa, Australia, Filippine, Stati Uniti muove alla ricerca del retroscena culturale (e degli interessi economico-politici) che ha portato, nel giro di qualche decennio, il mondo intero a preoccuparsi quotidianamente per il cosiddetto global warming.